Arturo Parisi con il presidente del Senato Ignazio La Russa (foto Ansa)

a sinistra

Arturo Parisi per il Sì al referendum sulla giustizia

"Voterò Sì, per fare avanzare una giustizia garantista", scrive l'ex ministro della Difesa del secondo governo Prodi

Arturo Parisi annuncia che andrà a votare e che voterà Sì al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo. Una scelta che l’ex ministro della Difesa e storico esponente del centrosinistra definisce consapevole ma non priva di riserve, maturata – spiega – "tenendo conto dei limiti" della riforma e rifiutando quelli che definisce i "manicheismi moralisti" che stanno segnando la campagna referendaria.

Il punto di partenza del suo ragionamento è la decisione di partecipare comunque al voto. "Andrò a votare per difendere la democrazia. Voterò Sì, per fare avanzare una giustizia garantista", scrive Parisi nel suo intervento, chiarendo che la scelta nasce prima di tutto dal valore attribuito al diritto di voto e al confronto democratico.

Allo stesso tempo Parisi non nasconde le sue perplessità sul percorso che ha portato alla consultazione. Secondo l’ex ministro, il referendum nasce da un processo parlamentare che non ha visto il coinvolgimento dell’opposizione di centrosinistra, elemento che a suo giudizio contrasta con lo spirito della revisione costituzionale, che dovrebbe invece basarsi su un consenso il più possibile ampio. Proprio per questo, osserva, la consultazione rischia di trasformarsi in uno scontro politico semplificato. Sottoporre ai cittadini una riforma costituzionale complessa senza un adeguato dibattito pubblico – scrive – significa spesso esporli a una campagna dominata da slogan e appartenenze politiche più che da una discussione nel merito delle norme.

Nonostante queste criticità, Parisi ritiene che la scelta più coerente sia sostenere la riforma. Da qui l’adesione a quella che definisce la "sinistra del Sì", cioè l’area del centrosinistra che, pur critica su diversi aspetti del provvedimento, considera la separazione delle carriere e la riorganizzazione del sistema giudiziario un passo avanti verso una giustizia più equilibrata.

Il referendum riguarda infatti una riforma costituzionale che modifica diversi aspetti dell’ordinamento giudiziario, tra cui la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la riorganizzazione del Consiglio superiore della magistratura. La legge è stata approvata dal Parlamento senza raggiungere la maggioranza dei due terzi, motivo per cui è stata sottoposta al voto popolare.

Nel suo intervento Parisi invita comunque a evitare letture ideologiche e contrapposizioni assolute. La sua posizione, spiega, nasce dal tentativo di tenere insieme spirito critico e responsabilità istituzionale: sostenere il cambiamento possibile senza ignorarne i limiti e senza trasformare il referendum in una battaglia identitaria.

Un invito che si inserisce in un dibattito politico molto acceso, nel quale partiti, magistrati e società civile si sono divisi tra sostenitori e oppositori della riforma. In questo contesto, la presa di posizione di Parisi punta a rappresentare una terza via nel campo progressista: quella di chi, pur provenendo dalla tradizione del centrosinistra, sceglie di votare Sì alla riforma della giustizia.

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