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L'editoriale dell'elefantino

Viva la faccia tosta di Renzi che sull'Iran mette in riga la ridicola sinistra modello Sánchez

Giuliano Ferrara

La presa di posizione del leader di Italia viva è destinata ancora una volta a isolare l’esperimento politico minoritario del riformismo italiano. Uno schiaffo in faccia all’establishment di sinistra

La magnifica Maria Teresa Meli sa tirare fuori la chutzpah di Matteo Renzi, la sua sfacciataggine, evidente e significativa anche quando si applica a sani princìpi politici. Ieri nel Corriere, per quanto la tiri in lunga sul voto al referendum, che lo potrebbe affiancare per golosità politicista ai bersagli della sua lunga campagna contro il giustizialismo, in un No iperopportunista a compiacere il mezzo ritrovato Pd di Schlein, è stato secco e corto sulla ben più rilevante questione della guerra contro il regime di Teheran. Non mi piace l’America di Trump, ha detto, ma dobbiamo stare dalla sua parte contro una teocrazia islamista che non sa immaginare alcun percorso di equilibrio di tipo riformista, preferendo la minaccia terroristica e la repressione feroce del suo popolo. Non mi piace il governo Meloni, ma farei quello che stanno facendo loro e darei il diritto di usare le basi militari agli alleati.

E il caro Pedro (Sánchez) è alla ricerca di un facile consenso populista. Renzi, sempre accusato dagli acrobati della moralina di essere un elder statesman che fa conferenze nel giro del principe ereditario Bin Salman dell’Arabia Saudita, si è preso una piccola rivincita intellettuale segnalando che lo scontro non è solo sul nucleare, sull’esistenza e il diritto alla sicurezza di Israele. Anche le monarchie del petrolio, con la loro modernizzazione riformista e la loro scommessa sul business che trasforma la società, sono nemiche della rivoluzione islamista del 1979 e dei suoi apparati chiusi nella promozione del terrorismo nichilista e antisemita. Un bello schiaffo in faccia all’establishment di sinistra, Schlein compresa, che sembra subire per necessità l’offensiva renziana di convergenza elettorale contro il centrodestra ma ora dovrà fare i conti con qualcuno dell’ambiente che rifiuta il titolo di eroe pacifista al caro Pedro, la nuova icona del pensiero debole su pace e guerra.

Massimo D’Alema ci aveva istruito a suo tempo sulla necessità di considerare il peso politico del partito di Dio o Hezbollah, passeggiando a braccetto con i suoi esponenti. Era chutzpah anche quella, ma nel senso peggiorativo originario della “faccia tosta”, visto l’esito che ha avuto il radicamento politico e militare di questo braccio offensivo dell’Iran, ai confini di Israele. La sfacciataggine di Renzi ha un altro sapore, allude all’idea che ci possano essere ardore e coraggio nella capacità di essere in un certo senso insolente e solitario quando ci si esprime controcorrente e non si accetta che il pregiudizio ideologico sia smerciato come una specie di dazione ambientale. Ci toccò di segnalare, a due giorni dal 7 ottobre 2003, che passata la rapida pietà per le vittime del pogrom la solidarietà con Israele e con gli ebrei sarebbe stata sostituita da una abbondante ripresa dell’antisionismo antisemita militante, quando Israele avesse dato inizio alla risposta militare. La presa di posizione di Matteo Renzi, idolo negativo per le masse che considerano riformismo e occidente parole malate, e per i guru parlanti dell’asse russo-iraniano, è destinata ancora una volta a isolare l’esperimento politico minoritario del riformismo italiano e a bollarlo di complicità in genocidio, risolta la piccola questione residua della fucilazione a derrate di chi protestava contro la teocrazia islamista (Iran will be free, from the mountain to the sea). Renzi lo sa ma se ne infischia con la sua chutzpah. Chapeau.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.