(foto Ansa)

il colloquio

Dreosto (Lega): “Sánchez ha ragione? No, ma il diritto internazionale è in crisi: serve ristabilire la deterrenza italiana”

Francesco Gottardi

“La stabilità in medio oriente è fondamentale per la nostra economia”, dice il senatore del Carroccio. “Attenzione però a non farsi prendere dall’ideologia: abbiamo scortato la Flotilla, prepariamoci a scortare anche le nostre petroliere”

Ecco il solito asse rossobruno. La sinistra che alza la voce contro le armi, Vannacci che definisce l’Iran un paese aggredito. E la Lega? “In una fase storica tanto delicata, la Lega è dalla parte del pragmatismo. Non dell’ideologia”, dice al Foglio Marco Dreosto, senatore e segretario regionale del Carroccio in Friuli-Venezia Giulia. “È arrivato il momento di reagire con più realismo: riscoprire le nostre identità, difendere i nostri valori e sentirci nuovamente orgogliosi di essere italiani e occidentali”. In questi giorni, in fatto di orgoglio, nemmeno la Spagna scherza mica: c’è qualcosa di buono, nel no di Pedro Sánchez all’utilizzo di basi militari americane sul suolo iberico? “Sánchez fa del populismo di sinistra, e quelle basi finora hanno avuto lo stesso ruolo ricoperto negli altri Paesi alleati. La differenza è l’atteggiamento politico: l’Italia si comporta da Paese serio e responsabile. Troppi in Europa vogliono raffreddare il rapporto con Washington solo perché Trump gli sta antipatico”.

Eppure anche il ministro Crosetto sostiene che l’attacco israelo-statunitense all’Iran è fuori dal diritto internazionale. “Sì, oggi siamo davanti a una crisi evidente del diritto internazionale. Ma bisogna anche avere il coraggio di dirsi le cose come stanno: dov’era il diritto internazionale quando il regime degli ayatollah reprimeva nel sangue le opposizioni, fustigava le donne o impiccava gli omosessuali? Non possiamo continuare a fingere che il mondo sia quello delle conferenze e delle dichiarazioni di principio. È finita l’epoca del soft power come unica risposta. Se vogliamo contare davvero a livello globale, dobbiamo cambiare mentalità”. Cioè? “Diplomazia, deterrenza e sviluppo economico”. Le tentazioni pacifiste in casa Lega cominciano a prendere forma. “Ristabilire la stabilità geopolitica di alcune aree per noi è cruciale. Ma più che di deterrenza europea, guarderei alla deterrenza italiana”, specifica Dreosto. “Investire in difesa vuol dire anche difendere i nostri interessi nazionali che non per forza coincidono con quelli di altri Paesi comunitari. Hormuz, Mar Rosso e Canale di Suez ci insegnano che, da un punto di vista energetico e delle catene di approvvigionamento, siamo dipendenti da alcuni colli di bottiglia. Come fanno a lavorare le nostre imprese se non hanno materie prime? Come fanno se non hanno il gas o se il prezzo schizza alle stelle? Dobbiamo tutelare il tessuto produttivo: se per riuscirci è necessario mandare anche le nostre navi a proteggere petroliere, gasiere e imbarcazioni commerciali, dobbiamo essere pronti. Abbiamo scortato la Flotilla, forse sarebbe il caso di fare altrettanto”. Senza prestare il fianco agli Stati Uniti? “Ma loro restano il pilastro della sicurezza occidentale. Lo ha ricordato chiaramente anche il Segretario Generale della Nato Mark Rutte: pensare che l’Europa possa difendersi da sola senza gli Usa significa non fare i conti con la realtà. L’Italia su questo sta tenendo una linea chiara e credibile ed è una posizione che viene riconosciuta e apprezzata da molti partner internazionali”. Insomma, è ancora presto per parlare di tentazione spagnola. “Come fa spesso anche la sinistra italiana, Sánchez trasforma una gravissima crisi geopolitica in polemica interna”, ribadisce il senatore. “Esattamente quel che non si dovrebbe fare in momenti come questo.  Immaginate cosa vorrebbe dire avere queste forze al governo: finiremmo a fare equilibrismi tra Venezuela, ayatollah e propaganda ideologica”. Ma gli elettori della Lega sarebbero d’accordo a esporre l’Italia a certi oneri militari? “Non sono ottimista sulla situazione internazionale nel breve periodo. Proprio per questo alcune scelte devono essere fatte con realismo e lungimiranza, non sull’emotività del momento. La diplomazia è fondamentale per evitare escalation incontrollate. La deterrenza per impedire che gli attori destabilizzanti continuino a usare la forza. Lo sviluppo economico per creare interessi condivisi tra i Paesi. È in questo quadro che i progetti strategici possono fare la differenza. Penso al corridoio Imec, che potrebbe collegare Indo-Pacifico ed Europa passando per il medio oriente e arrivando fino al porto di Trieste. Infrastrutture, commercio e interconnessione economica possono diventare strumenti di stabilizzazione. La speranza è che quel tragitto non sia soltanto una rotta commerciale, ma diventi davvero un corridoio di pace”. Alla fine, la parola è stata detta.

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