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Operazione piña colada

Centinaia di italiani in bermuda pretendono il rimpatrio dalle Maldive. La guerra è a 3.000 km

Salvatore Merlo

Gli italiani in vacanza vogliono il volo di stato perché non trovano più aerei di linea, e quelli che ci sono sono carissimi. Rischiano grosso: farsi un’altra settimana al mare

La nostra console onoraria alle Maldive, figura istituzionale abituata a un certo ritmo contemplativo essendo una volontaria, si è trovata l’altro giorno improvvisamente circondata da compatrioti in infradito: lo scalo di Dubai è saltato per via dei droni iraniani, e loro reclamavano il rimpatrio in Italia, dalle Maldive, con la stessa energia che i loro nonni mettevano nel dopoguerra per procurarsi le uova. Lo spirito di Dunkirk, versione italiana, ambientazione tropicale, esito da stabilire. Operazione “Piña colada”, diciamo. O forse, “Noce di cocco”. La guerra, va detto, non è alle Maldive. E’ in Medio oriente, a una distanza che sui planisferi scolastici richiederebbe di girare pagina. Il reef è intatto, i pesci pagliaccio ignari, il buffet del resort aperto come sempre dalle sette alle dieci. Ma gli italiani in vacanza vogliono il volo di stato perché non trovano più aerei di linea, e quelli che ci sono sono carissimi. Rischiano grosso: farsi un’altra settimana al mare. Dunque dobbiamo proprio immaginarci la scena, come in un film dei Vanzina. Ecco il commendatore di Varese o il commercialista di Sondrio in bermuda, abbronzati come mobili in teak, che spiegano alla console onoraria – tra l’altro, pare, arrabbiatissimi – che loro vogliono l’aereo come gli ultimi americani rimasti a Saigon evacuati dopo la sconfitta nella guerra del Vietnam.

Ovviamente, fosse un film dei Vanzina, i due sarebbero anche gli stessi che qualche giorno prima s’indignavano su Facebook per l’elicottero di Nordio. Ma la storia che raccontiamo non è di fantasia. Alla Farnesina infatti hanno disegnato una mappa, e chiaramente una sezione dedicata dell’unità di crisi. La mappa, assai colorata, è sulla scrivania del ministro degli Esteri. Tremiladuecentosettantadue italiani in vacanza alle Maldive, circa duemilanovecentosei in Thailandia, centoottantasei alle Seychelles e duecentonovantanove a Bali. Sennonché la Farnesina, per quanto volenterosa, non è Booking.com. Non ha una flotta. Non ha un tasto “rimborso”. Ha una unità di crisi, una mappa colorata e un numero verde. Il 31° Stormo di Ciampino dispone di qualche Gulfstream e qualche Airbus, sufficienti a trasportare i vertici dello stato nei cinque continenti e a tirare fuori gli italiani liberati da terroristi o criminali in zone pericolose, non a svuotare i resort del sud-est asiatico. Il commendatore alle Maldive dovrà arrangiarsi in quell’inferno di acque turchesi e tramonti intollerabili. Del resto, visto che siamo in una commedia dei Vanzina, è tutta la vita che si arrangia egregiamente. Almeno con il fisco.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.