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l'intervista

Arturo Parisi: “Sánchez modello del Pd? Serve cultura di governo”

Luca Roberto

L'ex ministro della Difesa e tra i fondatori del Pd: "Basi americane in Italia? Non è la Costituzione a vietarne l'uso ma le sue finalità. Il premier spagnolo? Nn basta dire 'no alla guerra'"

Professor Arturo Parisi, la segretaria del Pd Elly Schlein sostiene che l’uso delle basi militari americane in Italia vìoli la Costituzione. È una posizione compatibile con una cultura di governo? E allora l’ex ministro della Difesa, tra i fondatori dei Democratici, poi della Margherita e infine del Pd, al Foglio risponde che "se cultura di governo è chiedersi ogni volta cosa farei se fossi io al governo e quindi cosa farò di fronte a una situazione simile quando ci tornerò, direi che la cultura di governo latita purtroppo ancora dovunque. Altrimenti non avremmo assistito ai plateali cambiamenti di linea nel passaggio dalla opposizione al governo. Quanto alle basi, regolate in modo stringente da trattati bilaterali, non è la Costituzione a vietarne l’uso ma il fine dell’uso. Anche di fronte all’invasione Usa del 2003 contro Saddam Hussein e il suo regime totalitario instaurato da un colpo di stato ci dividemmo proprio a causa dell’assenza di un mandato Onu. E arrivati al governo nel 2006 rientrammo dall’Iraq come avevamo promesso agli elettori. Da ministro della Difesa ricordo la premessa e la conclusione”.

Giovedì in Parlamento dalle opposizioni sono piovute critiche al governo. E tanto Schlein quanto il leader del M5s Giuseppe Conte hanno guardato all’esempio del premier spagnolo Pedro Sánchez, che nei confronti di Washington ha assunto una posa di sfida. Dicendo no all’utilizzo delle basi Nato in territorio spagnolo per favorire le operazioni statunitensi in medio orinte. Il Pd, insomma, sembra aver preso lui come modello cui guardare. Ma basta il pacifismo e un generico ‘no alla guerra’ come posizione in politica estera? “Siamo alle solite. Alla lettura dell’articolo 11 della Costituzione limitata alle prime cinque parole. Solo l’omissione delle altre cinquantaquattro parole di quella che è una frase unica può giustificare il ‘no alla guerra’ del rumoroso e strumentale pacifismo da piazza, così come del sincero e silenzioso desiderio del cuore”, dice allora Parisi.

A differenza di Sánchez, il governo italiano, col succitato voto parlamentare ha ottenuto un mandato per inviare fregate e aiuti militari a Cipro, stato europeo che potrebbe essere colpito dal regime iraniano. È una posizione corretta? Fa bene Meloni, su questo, a riallacciare il dialogo con Macron? “Di certo la accecata reazione a largo raggio dei kameneisti chiama l’Europa alla vigilanza e a una azione autonoma di difesa puntuale e proporzionata ad aggressioni prive come sono di giustificazione”, argomenta l’ex ministro. “Ed è bene che nel quadro della solidarietà europea prevista dal Trattato di Lisbona siano in particolare i paesi fondatori della sponda mediterranea come Italia e Francia a prendere assieme agli altri l’iniziativa condividendo una linea comune”.

A uno storico esponente della sinistra italiana, padre delle “primarie”, chiediamo allora, in conclusione, se non sia preoccupato che la situazione in medio oriente possa innescare i soliti istinti “anti americani” in una parte della sinistra che sta già in parte rimpiangendo la figura di Khamenei, come si è visto in alcune piazze delle città italiane, in seguito all’operazione di Stati Uniti e Israele. “Diciamo che li ha già rinfocolati in abbondanza. Ma purtroppo ad attizzare il fuoco sono innanzitutto le azioni e le parole di quello che al momento, legittimamente rappresenta e guida gli Stati Uniti”, analizza ancora Parisi, riferendosi al presidente Donald Trump. “‘Conquistare i cuori e le menti’ diceva allora l’America di Bush. A differenza del Venezuela spero che questa volta Trump riesca almeno a mettere le premesse per un cambio di regime. Ma la conquista dei cuori e delle menti non è nei suoi programmi e neppure nelle sue corde. Prepariamoci al peggio”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.