Ansa

Convegno per "Credere a un'Europa protagonista"

"Il no alla guerra non basta", dice Gentiloni ai pro Sanchez dem

I riformisti dem chiamano a raccolta politici e analisti. Che fare di fronte allo scenario internazionale?

Marianna Rizzini

“Unirsi per la pace è facile”, dice l’ex premier alludendo ai tanti fan di Sánchez, hombre vertical del “no” a Donald Trump e baluardo (o paravento) dietro cui a volte si cela, pensa Lorenzo Guerini, “la non assunzione di responsabilità”

“Il no alla guerra non basta”, con tutto il rispetto per “l’amico Pedro Sánchez”. Lo dice l’ex premier ed ex commissario Ue Paolo Gentiloni all’incontro fin dal titolo motivante in giorni bui di guerra: “Credere in un’Europa protagonista”, giornata di discussione organizzata dai riformisti del Pd – dall’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini alla vicepresidente del Parlamento Ue Pina Picierno all’eurodeputato ed ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori alla deputata Lia Quartapelle ai senatori Graziano Del Rio e Filippo Sensi – e con la partecipazione speciale dell’ex ministro Piero Fassino e di vari politici alleati (il renziano Ivan Scalfarotto e Benedetto Della Vedova per Più Europa), oltre ad analisti, osservatori, professori, ambasciatori, generali (Vincenzo Camporini).

 

E’ stato anche inoltrato l’invito al confronto alla maggioranza schleiniana, accolto dal responsabile Esteri Peppe Provenzano. Si cita in sala Mario Draghi, ma è a Gentiloni che si guarda. “Unirsi per la pace è facile”, dice l’ex premier alludendo ai tanti fan di Sánchez, hombre vertical del “no” a Donald Trump e baluardo (o paravento) dietro cui a volte si cela, pensa Guerini, “la non assunzione di responsabilità”. Vallo a dire a Elly Schlein, che da giorni ribadisce sostegno a Sánchez di fronte ai modi bulli di Trump, e su questo tutti sono d’accordo, ma il tema poi sono comunque le basi militari (che fare?). “Per la difesa della libertà e dei confini europei e dei nostri valori contro l’espansionismo russo, ci siamo?”, chiede retoricamente Gentiloni a Gianni Riotta che lo intervista, e lo dice perché Pd schleiniano intenda: “Il vero test per le opposizioni è l’Ucraina; tocca al Pd spiegare perché è necessario sostenere Kiev. Occupiamocene”. Sono frasi che suonano come parole da federatore del centrosinistra (e ce ne sono altri, sullo sfondo, per esempio il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ), ma non è il giorno per parlarne.

 

Tuttavia Gentiloni, da ex premier e - volente o nolente - da punto di riferimento per la sinistra riformista, chiama in causa oltre al Pd anche la premier: una Giorgia Meloni che “ha saltato tutti gli appuntamenti internazionali in cui bisognava pronunciarsi nelle ultime settimane”, “sempre in coda alla Ue” e con Trump, un Trump che “non sa dove va, ma comunque ci va, come i ‘Quattro cani’ di Francesco De Gregori”. Guerini invita la maggioranza dem e gli alleati a “non rimuovere questioni fondamentali” del dibattito interno alla coalizione in nome dell’“intanto vinciamo e poi si vede”. Ci sono, dice Guerini perché Giuseppe Conte intenda, intanto criticando l’avversario Matteo Salvini che “omaggia” il premier ungherese Viktor Orban, “linee rosse che non possono essere valicate e questioni di merito che non possono essere affrontate in maniera neutra”. Ed è sempre Kiev che torna in cima alla lista delle priorità e sempre il Pd l’interlocutore: “Oggi l’Europa è la linea del fronte della difesa delle democrazie liberali”. E’  il punto di non ritorno di  Guerini: “Non esiste altro compito decisivo  per il Pd”. Gori rincara: “La sinistra deve dire cose chiare, sensate, responsabili” su questi temi (quanto all’Iran, dice l’eurodeputato ed ex sindaco di Bergamo, “ci si è chiesti se i modi per contrastare il regime, in questi 47 anni, fossero adeguati?).

 

“L’Europa era impreparata a questo”, dice Gori, alludendo allo shock post invasione russa dell’Ucraina dopo che, per decenni, compresi quelli di Guerra Fredda, il Vecchio Continente si era abituato alla presenza e non al disimpegno americano. Bisogna attrezzarsi, dice Gori: “In un mondo in cui i poteri autocratici prendono spazio”, l’alternativa europea “necessita di strumenti e mezzi militari di deterrenza. Dire sì alla difesa europea e no al Rearm Europe è una posizione non condivisibile”. Pina Picierno parla direttamente “a un pezzo di Pd”: “Non si tratta di scegliere tra un drone e un asilo. Si tratta di comprendere che senza sicurezza e senza deterrenza le conquiste sociali dell’Europa diventano più fragili”. Il quadro non è allegro, ma Lia Quartapelle guarda alla forza del popolo ucraino e “al coraggio di   Zelenski” come “antidoto” di fronte al “predatore” russo, e invita a vedere la contingenza come “bella sfida di autonomia” per l’Europa e per il centrosinistra in viaggio verso il 2027. E per  Guerini  da qui passa  il futuro del centrosinistra: “Se non ne parla ora il Pd, senza attendere il calendario parlamentare, chi può farlo?”.

  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.