Il racconto
Meloni oltre l'Iran: i tarli economici e le scorie del caso Crosetto. Mantovano blinda Caravelli all'Aise
La premier fa i conti con gli effetti della guerra, riunioni con ad di Eni, Snam, si rialza lo spread, esclusi provvedimenti imminenti. Oggi è attesa ai funerali del piccolo Domenico. Il viaggio di Crosetto diventa una disputa fra apparati
Roma. Insieme all’inflazione sale il livello di miserie. Hanno puntato Crosetto e chi difende Crosetto sta puntando l’Aise, il suo vertice, Giovanni Caravelli, in scadenza. Non è finita. Al governo si temono le scorie del caso Dubai. Meloni convoca una riunione i sugli effetti della guerra in Iran e il ministro della Difesa si collega, in missione, dal Montenegro. Sono presenti Tajani, Fazzolari, Mantovano e Pichetto. Si parla del rischio di approvvigionamenti, di gas, del caro energia. Non sono previsti provvedimenti. Sta risalendo lo spread, di poco, ma sta risalendo. Meloni è frastornata per gli italiani da rimpatriare, ma Meloni avrebbe formulato questa domanda all’amico antico, a Crosetto, il cofondatore di FdI: “Era necessario andare a Dubai?”. Oggi Meloni è attesa ai funerali del piccolo Domenico. Rischiamo di entrare in economia di guerra e nella solita, l’italiana, fra apparati. La nostra cifra è lo spionaggio con le cozze.
Mancano venti giorni al referendum e ci arriveremo con la paranoia. Dall’agenda di Palazzo Chigi viene depennato l’incontro di Meloni con il ministro degli Esteri emiratino e chi pensa male inizia a suggerire: “A Chigi hanno forse paura di qualche domanda su Crosetto?”. Da Chigi spiegano che, semplicemente, l’incontro è stato fissato prima della guerra in Iran. Il clima è tale che dietro ogni arabo con un panno in testa sembra ormai di scorgere un vicino d’aereo del ministro della Difesa. Raccontano che Crosetto, con i suoi collaboratori, continui a difendere la decisione di partire, da solo, per Dubai, “sono un padre”, “un marito”, la scelta di non pesare economicamente (anche per quanto riguarda la scorta) sulle casse dello stato, viaggiare insomma in autonomia, di non trascinarsi codazzi. E’ una versione, ma non convince e non convince il suo partito. Per il ministro sono solo ferie, un momento personale, ma Crosetto è l’interprete della linea atlantista, è il più fermo sostenitore dell’invio di armi in Ucraina. Le polemiche sul viaggio a Dubai, sulle contraddizioni, sono il regalo, inatteso, per filorussi, per chi vuole delegittimare l’impegno del governo, e di Meloni. Inoltre, a Chigi, si sarebbe registrata una inedita impennata di orgoglio di quotidiani, ed editori, in passato molto accondiscendenti con il governo e improvvisamente riottosi.
Crosetto non è solo il ministro Crosetto. Continua ad attaccarlo Giuseppe Conte, ma sono guardate con sospetto le parole di Vannacci, che oggi arriva a Roma per presentare le sue proposte sulla sicurezza. E’ stato Vannacci il più duro, “salvate il soldato Crosetto”, e Salvini, non è un mistero, non ha mai apprezzato la posizione del ministro della Difesa, le sue richieste sui militari di Strade Sicure. Si stanno avvelenando i pozzi e la comunicazione. In Lega garantiscono che non c’è dolo, ma lo staff di Meloni, il ministro Ciriani, saltano dalla sedia quando leggono in agenzia la frase di Salvini, l’anticipazione che Meloni verrà in Aula a riferire sull’Iran.
L’opposizione continua a chiedere a Meloni di presentarsi ma la premier è già prevista per le comunicazioni del 18 marzo, in vista del Consiglio Europeo. E’ lo stesso Salvini a dover rettificare, dichiarare che il governo “sta già informando il Parlamento della crisi internazionale”. E’ una svista. Dicono. Il Cdm è in calendario per questo venerdì, anche in quella occasione si parlerà di Iran, ma al momento si esclude che Meloni possa riferire prima del 18. Se lo scenario lo renderà, e l’augurio è che non accada, potrebbero presentarsi al suo posto, ancora, Tajani e Crosetto. Meloni (che interviene all’evento sugli ottant’anni del voto alle donne e dice: “La parità è un diritto e non una concessione e non si fa con le quote”) teme la chiusura dello Stretto di Hormuz, l’aumento del prezzo della benzina. Ne parla con gli ad di Eni e Snam, Descalzi e Scornajenchi. In una manciata di ore la guerra ha bruciato i benefici del decreto bollette ma in questo momento ad angosciare la Farnesina è l’evacuazione degli italiani dai paesi arabi. E’ un numero che sconvolge. Tra gli effetti economici si registra, per paradosso il successo dei Btp che sono il rifugio italiano. Questa, la guerra. L’altra è da sottosuolo, da apparati. Si chiama Aise. E’ il servizio di intelligence guidato da Caravelli, a parere di Mantovano, Tajani e Piantedosi, il miglior conoscitore di medio oriente e di Africa. L’Aise è stata tirata in ballo per la mancata comunicazione dell’attacco americano, per la sicurezza di Crosetto. Caravelli è in scadenza e Meloni e Mantovano vogliono la riconferma. Gode della fiducia dell’autorità delegata ma anche del Viminale, di Piantedosi, che ha più volte apprezzato l’operato di Caravelli su dossier come minacce ibride e traffico di essere umani. Oggi, in Parlamento, c’è la relazione annuale 2026 sull’intelligence (e le conclusioni saranno di Mantovano) mentre alle 15 Caravelli si presenterà al Copasir. E’ cominciata con delle ferie ma più passano i giorni e più lo schizzo non si leva.