(foto Ansa)
Segni dei tempi
La sinistra degli ignavi. Il Pd si astiene sull'antisemitismo, e pure sull'Iran non sa dove andare
Ecco l'innovativa terza via impressa da Schlein al suo partito: scegliere di non scegliere, dalle piazze ai disegni di legge
Nella giornata di ieri il Pd aveva sulla scrivania due piccole incombenze: pronunciarsi sulla legge contro l’antisemitismo e scegliere se partecipare alla manifestazione di solidarietà con il popolo iraniano cui aderivano a Roma Renzi e Calenda. Ha risolto astenendosi sulla prima e perdendosi in un labirinto di dubbi sulla seconda. Come partecipare? In forma privata? Politica? Di delegazione? Ciascun per sé e Dio per tutti? C’è da chiedersi cosa accadrebbe, a questi del Pd, se gli chiedessero l’ora: probabilmente risponderebbero che dipende dal fuso orario e dalla latitudine. Winston Churchill, con quella sua capacità di trasformare le tragedie in epigrammi memorabili, lo disse chiaramente a proposito di Neville Chamberlain dopo gli accordi di Monaco del 1938: “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.
Così ieri al Nazareno hanno scelto di non scegliere, su tutta la linea, dall’Iran all’antisemitismo, il che rappresenta una terza via assai più originale e sicuramente meno faticosa. In una riunione al Senato, presieduta da Francesco Boccia, il partito ha così trovato la formula magica per la legge sull’antisemitismo. L’astensione, appunto. Non votare contro, s’intende. Sarebbe stato sgradevole. Ma nemmeno votare a favore, il che avrebbe potuto generare qualche perplessità in certi settori della base pro Pal. Ma la vera prova del nove è arrivata nel pomeriggio con la manifestazione per il popolo iraniano in piazza Santi Apostoli. Elly Schlein si è trovata di fronte a un dilemma da manuale. Andare o non andare? E come andare? Come si fa ad andare senza sembrare trumpiani? E come si fa a non andare senza apparire amici degli ayatollah? “E’ accaduto più di una volta a personaggi di ben più alto fare che a Don Abbondio, di trovarsi in frangenti così fastidiosi, in tanta incertezza di partiti, che parve loro ottimo ripiego mettersi a letto con la febbre”, osservò argutamente Alessandro Manzoni nel secondo capitolo dei “Promessi Sposi”. Così Ella, cioè Elly, insomma Schlein, che non può che amare queste pagine manzoniane, ieri ha scoperto di avere un impegno inderogabile che si sovrapponeva alla manifestazione iraniana: celebrare i novant’anni di Achille Occhetto al Tempio di Adriano. Noi apprezziamo la modernità: oggi la febbre si chiama convegno.