(foto Ansa)
l'intervista
L'ex ministra Pinotti: “La sinistra non sia ambigua sul regime iraniano”
La già titolare della Difesa: "Da Trump disinteresse verso verso il sistema di alleanze atlantiche che ha retto l'occidente finora. Meloni? La narrazione del ponte tra Stati Uniti e Ue non regge più. Ai progressisti dico: occhio a scendere in piazza e manifestare a favore di un dittatore sanguinario come Khamenei. Qualcuno lo faceva con Maduro"
Premette che “per mia abitudine non commento vicende che riguardano il dicastero della Difesa, di cui ho avuto responsabilità”. Così in questo colloquio con l’ex ministra Roberta Pinotti, al di là delle polemiche interne che hanno riguardato (o stanno riguardando) Guido Crosetto, partiamo da un più complessivo giudizio sul ruolo che può giocare il governo dopo l’intervento di Stati Uniti e Israele in Iran, che ha portato all’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei. “In una crisi come questa e in uno scenario in cui Trump si è mosso come si è mosso, l’idea che ogni governo vada in ordine sparso sarebbe un’idea fallimentare. Io credo che dovrebbe esserci un’unica posizione europea”, dice Pinotti, che dallo scorso anno dirige la fondazione del Polo nazionale della dimensione subacquea.
Le opposizioni, però, già accusano il governo non aver avuto alcuna interlocuzione preventiva rispetto ai piani d’attacco in medio oriente, nonostante la ‘sudditanza a Trump’. “Comprendo che nella dialettica politica si sottolinei il fatto che una certa narrazione non regga più: e cioè quella di un governo che avrebbe dovuto fare da ponte tra Stati Uniti ed Europa, anche in ragione di un’interlocuzione privilegiata con Trump, del sentirsi parte di un universo conservatore comune. Ciò detto, come anticipato, credo che la risposta dovrebbe essere europea: per ora una riunione c’è stata, ma non ha prodotto una posizione chiara. Il Regno Unito ha avuto basi attaccate quindi si può capire che ci siano accelerazioni, c’è un interesse dei francesi nel Golfo ed è il motivo per cui hanno spostato una portaerei. Io però credo che la prima cosa che dovrebbe fare ogni governo europeo, e quindi anche il governo italiano, è non immaginare che ciascuno abbia una propria risposta anche perché gli effetti saranno su tutto il continente”. Nel merito dell’operazione del fine settimana Pinotti dice che “la preoccupazione deriva dal fatto che assistiamo ad un’azione che avviene su spinta di una volontà onnipotente del presidente Trump, per interessi che non mi pare riguardino il diritto umanitario. E’ comprensibile che il momento preciso dell’attacco può non essere comunicato ma in questo caso la mancanza di interlocuzioni denota un totale disinteresse del presidente americano verso il sistema di alleanze che ha retto l’occidente finora. Ciò detto, non mi stupisce che la morte di Khamenei abbia portato gli iraniani a scendere in piazza per cantare e ballare, vista la tragedia immane causata dal regime che in questi anni si è abbattuta sulla ‘meglio gioventù’ – aggiunge Pinotti –. E’ ovvio che l’oppressione del regime non fosse più sopportata ma allo stesso tempo non c’è un’opposizione pronta, organizzata per un cambio di regime, come vorrebbe lo stesso Trump”. Il punto di caduta, insomma, ancora non s’intravede. E, sempre secondo l’ex ministra e parlamentare Pd, “ha pesato anche una spinta molto forte proveniente da Israele, dove credo abbia avuto un ruolo anche il retropensiero che si andrà presto a elezioni, oltre alla paura che Teheran stesse andando avanti nella sperimentazioni di ordigni nucleari: peccato che lo stesso obiettivo se lo fosse posto il deal sottoscritto da Obama, e che però Trump ha mandato a carte quarantotto”, rileva a tal proposito Pinotti.
A ogni modo, alle nostre latitudini l’operazione contro il regime iraniano ha già fatto a tempo a trasformarmi in un’ulteriore occasione di divisione a sinistra. Per oggi la Cgil di Maurizio Landini ha organizzato a Milano un presidio per il popolo iraniano ma anche contro i raid americani. Contestualmente l’associazione Sette ottobre scenderà in piazza, a Roma, in solidarietà al popolo iraniano. Il Pd, per ora, ha scelto di tenersi lontana da entrambe, ma alcuni esponenti dem dovrebbero partecipare al flash mob di Amnesty davanti a Montecitorio. “Quello che posso dire alla mia parte politica, al mondo progressista è: bisogna fare attenzione”, dice in conclusione Pinotti, che rimane iscritta al Pd ma si tiene lontana dalle dinamiche del partito. “Attenzione a non piegare le vicende del mondo per posizionamenti di politica interna o sottovalutando le complessità. Ricordo certe manifestazioni pro Maduro che mi sono sembrate molto gravi perché Maduro era un dittatore, la sua elezione non è mai stata riconosciuta e sappiamo che cosa ha fatto al popolo venezuelano. Sarei ancora più incredibilmente e negativamente stupita se dovessero esserci delle manifestazioni a sostegno del regime iraniano e di un dittatore sanguinario come Khamenei”.
Le dichiarazioni
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