L'effetto

Vincolo di premier: senza l'indicazione nel programma non c'è coalizione. Per il campo largo urgono primarie

Gianluca De Rosa

Con la proposta di nuova legge elettorale della maggioranza per il centrosinistra diventa essenziale capire al più presto come decidere chi sarà il candidato premier prima del voto. Con le nuove regole senza questa indicazione salta la coalizione

Per il Campo largo le primarie non sono più un’ipotesi. Diventano, molto probabilmente, una necessità. Più che politica, elettorale. La nuova legge proposta dal centrodestra, tra le varie cose, stabilisce una cosa in modo molto chiaro: le coalizioni devono indicare all’interno del programma elettorale col quale si presentano alle elezioni e che deve essere depositato al Viminale, anche il nome del candidato premier. Cosa accade se il nome non viene indicato? Manca uno dei requisiti per presentarsi come “coalizione”, e dunque i partiti, non risultando “coalizzati”, non possono sommare i loro voti per accedere al premio che spetta, secondo lo Stabilicum, a chi arriva al 40 per cento dei consensi.

Insomma, se il campo largo vuole vincere, oltre che partecipare, deve trovare rapidamente un metodo per scegliere, prima del voto, chi sarà il candidato premier. Le primarie non sembrano più un’opzione, ma un obbligo. A meno che uno tra Elly Schlein e Giuseppe Conte non voglia rinunciare in partenza. Ovviamente è possibile che a queste primarie partecipino anche candidati degli altri partiti del Campo largo, rendendone l’esito assai meno scontato. Sul resto della legge elettorale è chiaro che ci sarà da discutere, intanto però il centrodestra ha già creato una bella grana agli avversari di Pd, 5s, Avs e Casa riformista. Schlein è avvisata.

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