Il colloquio

“La legge elettorale? E' costituzionale”. Parla Rossi, il deputato di FdI che ha scritto lo Stabilicum

Gianluca De Rosa

Il capo del dipartimento elettorale di FdI che ha ideato la proposta di nuovo sistema di voto la difende: "E' un proporzionale puro con un premio congruo e proporzionato, come chiesto dalla Corte Costituzionale"

“La nuova legge elettorale è incostituzionale? Ma assolutamente no”, dice il deputato di FdI Angelo Rossi. Non si tratta di un parlamentare a caso. “Diciamo che sono tra quelli che l’hanno pensata”, spiega lui. E in effetti si tratta, lato FdI, di uno dei padri della riforma elettorale. E’ stato lui a pensare il testo base del nuovo sistema di voto. E sempre lui, insieme a Giovanni Donzelli, a trattare il testo da depositare in Parlamento con i luogotenenti di Forza Italia e Lega (Alessandro Battilocchio e Andrea Paganella). Del partito di Meloni d’altronde è il responsabile del dipartimento Elezioni. L’uomo che si occupa di algoritmi elettorali, ma anche di organizzare la macchina dei rappresentanti di lista quando si va a votare. Cinquant’anni compiuti la scorsa settimana, oltre che di algoritmi elettorali è esperto anche di espropri pubblici, ex vicesindaco di Gallicano del Lazio, paese di 6 mila anime, non lontano dalla Subiaco del ministro Francesco Lollobrigida. Di lui tutti dicono che sia uno che ama lavorare (oltre al ruolo nel partito, da deputato, siede in tre organismi fondamentali: Copasir, giunta per il regolamento e commissione Bilancio).

 

Anche per questa dedizione al lavoro sottotraccia non ama social e riflettori. E anche in questo caso ha preferito che il suo nome non filtrasse troppo su giornali e agenzie di stampa. Silenzioso, certo, ma comunque pronto a difendere la costituzionalità della sua legge, già ribattezzata Stabilicum. “Quello che abbiamo scritto è il testo su cui commissione e Parlamento potranno lavorare, con l’auspicata partecipazione delle opposizioni. Una cosa però la voglio dire: la base è un proporzionale puro che è il modello di massima rappresentatività possibile. Inoltre, seguendo le indicazioni della Corte costituzionale, è stata inserita la soglia al 40 per cento per permettere di accedere al premio”. Chi critica il ddl però dice che il premio previsto per garantire la governabilità sia sproporzionato. Nella relazione che accompagna il provvedimento si parla di un premio massimo del 15 per cento, ma, a ben vedere, la legge consente a chi vince di avere una maggioranza più ampia: fino al 57,5 per cento alla Camera (230 seggi). Un livello più alto di quel 55 per cento che molti costituzionalisti ritengono un limite superiore congruo per un eventuale premio. “Capisco la difficoltà a comprendere le tecnicità di una legge elettorale, ma non è così”, risponde Rossi “Qui ci si dimentica la quota proporzionale!”.

 

E a questo punto il deputato elettorale di FdI tira fuori la calcolatrice: “La quota proporzionale è calcolata non sul totale dei seggi di ciascuna camera, ma sottraendo ai seggi i premi di governabilità, a cui sono ulteriormente sottratti pure i seggi riservati all’estero e alle autonomie, Trentino compreso. Faccio l’esempio della Camera – prosegue Rossi – su quattrocento seggi, 70 sono di premio, 16 vanno all’estero e alle autonomie, ne restano 314 su cui calcolare la quota proporzionale”. Insomma, secondo i calcoli del dottor Rossi, anche se il premio secco scatta col 40 per cento, per arrivare al tetto massimo previsto di 230 deputati, il 57,5 per cento (sempre nel caso della Camera, ma lo stesso più o meno varrebbe anche al Senato), serve arrivare al 51 per cento circa. “Con un premio che anche in quel caso sarebbe ragionevole e proporzionato come da indicazione della Corte costituzionale”, dice . Col 40 per cento invece il premio consentirebbe alla coalizione che ha vinto di avere solo per un pelo la maggioranza assoluta (il 50,5). Una differenza sostanziale con alcune vecchie proposte del centrosinistra che invece con il 40 garantivano subito un premio fino al 55 per cento dei seggi.

Rossi replica anche a chi sostiene l’incostituzionalità del premio al Senato che, pur se distribuito su base regionale, sarà attribuito sull’esito nazionale. “Anche costituzionalisti che non sono certo vicini a FdI, come Cesare Pinelli, sostengono che un meccanismo così rispetti la Costituzione”. E a chi invece dice che il ballottaggio, diviso per Camere, rischia di portare a maggioranze disomogenee, come risponde? “La nostra Costituzione prevede anche la possibilità teorica che sia sciolta una sola Camera. Non è mai accaduto, ma potrebbe succedere”, dice Rossi. “Comunque su questo, come sul resto, se ne discuterà in Parlamento”.

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