La proposta del centrodestra

Legge elettorale da rivedere, strapotere ai segretari. Parla Quagliarello

Marianna Rizzini

"Schema razionale, suscettibile di miglioramenti, la maggioranza si mostri dialogante"

Un pastrocchio, un Frankenstein o, al contrario, un buon canovaccio verso una maggiore governabilità? Non è passato neanche un giorno dal momento in cui la montagna governativa ha partorito una legge elettorale palindroma: che uno la legga da destra o da sinistra, l’impressione, magari non svelata ufficialmente, è che ci si trovi di fronte a un testo che potrebbe “convenire” sia alla premier Giorgia Meloni sia alla segretaria dem Elly Schlein. Intanto,  però, la futuribile legge detta Stabilicum, proporzionale con premio di maggioranza e sbarramento al 3 per cento, niente preferenze, niente indicazione del premier sulla scheda e ballottaggio in caso nessuna delle due coalizioni raggiunga il 40 per cento, resta un oggetto polemico nelle mani di detrattori ed estimatori. Ma, su un piano di realtà, che legge è? Lo chiediamo a Gaetano Quagliariello, già parlamentare per Forza Italia e Pdl, ex ministro per le Riforme costituzionali nel governo Letta, docente alla Luiss e presidente della Fondazione Magna. “Non amo l’attuale legge elettorale”, premette Quagliariello, “e, a livello di schema di base, trovo oggettivamente più lineare il nuovo impianto – un impianto che rimanda in parte alla legge del ’53 e in parte all’Italicum di Renzi, ma che non dovrebbe destare scandalo rispetto al premio di maggioranza, ormai legittimato sia dalla storia sia dalla prassi politica”. C’è chi la considera, in culla,  una legge pasticciata. “Ripeto: non è lo schema, a mio avviso, il problema”, dice l’ex ministro, “anche perché il vero pastrocchio, casomai, è quello della legge elettorale attuale, nella quale i collegi uninominali sono una sorta di finzione, perché il voto espresso nella parte proporzionale si trasmette automaticamente al candidato uninominale e viceversa”. Se non è lo schema del nuovo progetto il problema, per Quagliariello lo sono altri aspetti: “Primo: il modo in cui è scritta la legge, direi molto migliorabile, e poi alcuni particolari”. La mancanza delle preferenze? “Quella è una scelta di fondo, ma penso che mettere il potere decisionale completamente nelle mani dei leader dei partiti sia un fatto grave”. I particolari migliorabili, dice Quagliariello, riguardano invece premio di maggioranza e ballottaggio: “Il premio non può essere superiore al 15 per cento, su questo fa fede anche una sentenza della Corte Costituzionale, ma per me è comunque eccessivo. Quanto al ballottaggio, mi convince la presenza di una sorta di doppia soglia: la prima prevede che si vada al secondo turno  se nessuna delle due coalizioni arriva al primo al 40 per cento; la seconda che il ballottaggio non scatti in automatico: è necessario che entrambe le liste o coalizioni abbiano ottenuto al primo turno almeno il 35 per cento dei voti. Vuol dire che il sistema deve essere bipolare almeno al 61 per cento. Ecco, è un punto di partenza interessante per  confrontarsi”. Come? “Molto dipenderà dall’atteggiamento di maggioranza e opposizione. Se si può fare una critica alla maggioranza, è che avrebbe dovuto presentare la legge ancora prima, ma non certo  dopo il referendum, visto tra l’altro che esiste una raccomandazione del Parlamento Europeo per la quale gli elementi fondamentali della legge elettorale nazionale non possono essere modificati meno di un anno prima delle elezioni, in modo da non andare avanti a colpi di mano. Ecco, si consideri questo schema un punto di partenza, su cui si è aperti a modifiche”. Al momento sembra fantascienza, anche per via del clima teso pre-referendum. “Beh, la maggioranza avrebbe forse avuto convenienza a presentare la nuova legge elettorale dopo il referendum. Ma, se l’avesse fatto dopo aver vinto, si sarebbe detto che a quel punto voleva prendere tutto. E se l’avesse fatto dopo aver perso, si sarebbe detto che era un colpo di mano per cambiare le cose rispetto alla volontà popolare che si era espressa proprio con il referendum. Ecco,  bisognerebbe allora forse essere un po’ più indulgenti verso il centrodestra al governo per questa scelta; dall’altro, però, la maggioranza stessa dovrebbe ora mostrarsi davvero disposta a dialogare. Come dire: abbiamo presentato uno schema razionale, ma siamo disponibili anche ad accettare correzioni formali o sostanziali che non lo stravolgano”. Anche perché, dice Quagliariello, “se è vero quello che dicono i sondaggisti, nel momento in cui questa legge va in discussione, i due schieramenti partono più o meno alla pari. Non ce n’è uno svantaggiato”.  


 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.