Il racconto
L'Arci Fazzolari: "L'Ucraina nella Ue. Il referendum? In Russia non c'è separazione della carriere. Vannacci, scelga". Il problema Orban
I pensieri del sottosegretario: "Vogliamo un inviato Ue, la Russia non ha vinto, dovere morale sostenerla. Con Orban si troverà una soluzione. Chi non sostiene Ucraina non fa parte della coalizione". L'opposizione lo attacca su Putin
Roma. L’Ucraina non si arrende, Fazzolari la difende. Parla al Senato, di fronte a direttori, spettatori, l’Hegel della Meloni, Fazzolari l’arci-ucraino ed è anche il suo compleanno. Un brindisi. Come voterebbe Putin al referendum? “In Russia non c’è la separazione delle carriere”. Fate voi… La guerra Russia-Ucraina? “La cosa più sensata per il popolo russo non è ciò che sarebbe utile a Putin e alla cerchia di oligarchi che lo sostengono”. Vannacci? “Chi vuole stare in coalizione deve condividere il programma e l’Ucraina è al primo punto”. Il referendum? “Decideranno gli italiani, ci affidiamo a loro, così come con il premierato. Ma non cambia nulla”. Prima di buttarla sulla giustizia, la verità di Fazzolari su Fazzolari: “Ho risposto a una battuta con una battuta. Precisiamo, non ho mai detto che Putin voterebbe no”. L’Ucraina nella Ue? “Sì. Vanno discusse le modalità e le tutele per gli altri stati ma sì”. Meloni, adesso, però, cantale a Orbán!
I quattro anni di resistenza ucraina raccontati da Fazzolari, al Senato, per la presentazione del dossier “4 anni di lotta per la libertà”. La fortuna? Avere un governo che paragona, giustamente, la resistenza ucraina al Risorgimento italiano. La cattiva? E’ lo stesso governo che ha come cugino Orbán e alleato Salvini. Voce a Fazzolari: sottosegretario, cosa può fare l’Italia per l’Ucraina? “Abbiamo lavorato all’ipotesi di pace fin dal primo giorno di guerra. E’ chiaro che finché l’ipotesi di pace sul campo è solamente un’Ucraina che deve piegarsi alle richieste russe è qualcosa di non percorribile”. Putin rinuncerà mai all’Ucraina? Si arrenderà? “Per lui è complicato ammettere in sostanza una sconfitta sul campo e pertanto la Russia deve trovare una narrazione che possa giustificare una guerra durata quattro anni”. Il referendum, la destra lo perde? E cosa accade se lo perde? “Ci sottoponiamo al giudizio degli italiani. Il risultato non avrà conseguenze. Io parlerei di Ucraina”. Orbán? Risponde ancora Fazzolari: “E’ un problema perché in Europa non è gestito come si dovrebbe ma Giorgia trova sempre una soluzione. In Europa abbiamo approcci diversi. Macron vuole incontrare Putin da solo, Meloni no. Non abbiamo alternativa all’Europa, lo dico anche a Vannacci”. Cosa ne è dell’inviato Ue che proponeva Meloni? Sempre l’arci-ucraino: “Riteniamo che servirebbe ma al momento è tutto fermo”. La partecipate di stato, le prossime nomine? Dice Fazzolari: “Due considerazioni: la prima è che di solito chi fa le nomine poi non le rifà. Abbiamo una totale anomalia rispetto a come sono andate le cose finora, dove un governo dura più dei tre anni di mandato e avremo questa bizzarria di dover decidere chi confermare e chi no, quando di solito i governi questo problema non se lo pongono. Siamo contenti. La seconda è che oggettivamente tutte le partecipate dello stato sono andate molto bene e quindi la prima tornata di nomine è andata bene”. Prima di gettarsi sul referendum e sul “vergognoso Fazzolari” (di Francesco Boccia) o “grave questa delegittimazione di Fazzolari” (parola di Elly Schlein), ascoltate Lorenzo Guerini, ex ministro della Difesa, del Pd, seduto al fianco di Fazzolari e Francesco Filini, che coordina l’ufficio studi di FdI: “Ci sono nostalgici – ed è Guerini – del congresso di Vienna ma io voglio ricordare che il destino dei popoli è nelle mani dei popoli. Io alla fine di questo confronto con Fazzolari tornerò a pensarla alla mia maniera, ma cerchiamo quello che ci unisce. E l’Ucraina ci unisce”. Si può scrivere? Fazzolari, Guerini, Filini sembrano tre marziani, la grande illusione del compromesso, e più parlano e più verrebbe voglia di chiedere: ma che ci fate con Conte e Salvini? Li guarda Arianna Meloni, seduta, in prima fila, li ascolta il ministro Luca Ciriani mentre echeggiano, in questa sala Zuccari, parole come (di Guerini) “lottiamo insieme contro la narrazione malevola dei russi”, o frasi come (di Fazzolari) “è un dovere morale dare informazione vera sulla guerra in Ucraina. L’unica guerra che la Russia sta vincendo è quella sulle fake news”. Di mattina, Meloni si collega con i Volenterosi chiede agli alleati europei di individuare l’inviato (era stato Fazzolari a confermare che Draghi, un italiano, sarebbe una bella soluzione). Segue un comunicato congiunto del G7, netto, forte, a quattro anni dall’inizio della guerra, che ribadisce “l’incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua integrità territoriale e del suo diritto all’esistenza, nonché della sua libertà, sovranità e indipendenza”. Ma l’Italia? Sia Guerini sia Fazzolari hanno due elefanti nella stanza. Guerini si porta dietro Avs e il M5s, Fazzolari ha Orbán e Salvini (e presto dovrà fare i conti con Vannacci che parla di “destra trina”; “non si può morire per Kyiv”; “il governo italiano non è abbastanza di destra”). Inutile girarci: è Orbán il grande spauracchio di Meloni, è l’Orbán che mette il veto contro l’Ucraina, a quel prestito di 90 miliardi, l’Orbán che presto andrà alle elezioni. Meloni si guarda bene dal fargli campagna elettorale mentre Fazzolari garantisce “con Orbán, in Ue, si troverà un punto di caduta”. Raccontano che Tajani continui a spiegare, anche a Meloni, “è giusto che l’Europa prema su Orbán, non può bloccare tutto. Non può”. Sono passati quattro anni e la Russia non ha vinto. La novità è che anche FdI pensa adesso: meglio avere l’Ucraina dentro l’Ue che lasciarla fuori ad attendere, dietro la porta. Non è una battuta, ma la solita conferma. Orbán, Trump… i nemici di Meloni sono solo i suoi (presunti) amici. Non deve andare a Sanremo ma solo cantarle.
Carmelo Caruso