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Il Senato approva il dl Ucraina: ora è legge

Redazione

Con 106 voti favorevoli, 57 contrari e due astenuti passa la fiducia posta ieri dal governo sul decreto legge per la proroga alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari a Kyiv

Con 106 voti favorevoli, 57 contrari e 2 astenuti passa anche al Senato la fiducia posta dal governo al dl Ucraina. Il testo, composto da tre articoli, prevede la proroga fino al 31 dicembre 2026 dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina e il rinnovo dei permessi di soggiorno di cittadini ucraini e la sicurezza dei giornalisti freelance. La fiducia è stata chiesta sul testo che ieri era stato già approvato alla Camera e che adesso vede la sua conversione definitiva in legge.

 

Nel corso delle dichiarazioni che hanno anticipato il voto, il senatore e capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo ha detto che "un mancato sostegno all'Ucraina", soprattutto in questa fase, "diminuirebbe il potere contrattuale del popolo ucraino". E non ha mancato di lanciare qualche frecciatina all'ex collega di partito Roberto Vannacci: "Sedersi a un tavolo senza avere il sostegno da parte dei paesi europei sostanzialmente vuol dire farlo in una posizione indebolita, che non avrebbe veramente senso e sarebbe un suicidio. Questo dovrebbero saperlo tutti, generali compresi" Mentre per Giovanna Petrenga, senatrice in quota FdI, "questo provvedimento non è soltanto una scelta tecnica ma ha un precipuo carattere politico e valoriale che rispecchia pienamente la credibilità internazionale dell’Italia, il rispetto degli impegni assunti e la coerenza con i principii costituzionali che ripudiano la guerra e consentono la difesa e la cooperazione per la pace e la sicurezza internazionale”. 

 

Ma la decisione di porre la questione di fiducia sul voto non è piaciuta ad Azione. Nell'intervento del senatore Marco Lombardo viene spiegato come la decisione del governo ha portato "il gruppo di Azione, storicamente dalla parte di Kyiv, a votare no. Avremmo voluto - continua - votare a favore del decreto ma qui la mancanza di coraggio è della maggioranza. Con il voto di fiducia ci state mettendo nelle condizioni di non poter votare e lo fate perché avete paura di non essere coerenti al vostro interno". Una protesta del metodo che è arrivata anche dagli scranni del Pd: "Contestiamo l'uso che state facendo della fiducia, senza la fiducia avremmo votato a favore", ha detto il senatore dem Alessandro Alfieri.

 

Mentre da Avs e M5s il giudizio negativo sull'invio di nuove armi al popolo ucraino è netto: "Quattro anni di guerra dimostrano che la strategia dell'escalation militare e della marginalizzazione della diplomazia non ha prodotto né sicurezza, né pace", ha detto il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro. Mentre il senatore pentastellato Bruno Marton ha denunciato "l'incoerenza della maggioranza" sul caso Vannacci, dicendo che ora "non potete scaricare oggi ciò che ieri vi andava bene", evidenziando inoltre una "contraddizione di principio": "Ci dite che si sta sempre con l'aggredito e mai con l'invasore. E allora perché su altri scenari internazionali sostenete governi, come Israele, che occupano territori e violano il diritto internazionale? Non si può brandire la coerenza come un'arma retorica e poi applicarla a geometria variabile".

 

 

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