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La destra nel boschetto

Mulè (FI): “Rogoredo? Serviva cautela. Sbagliato strumentalizzare la cronaca”

Ruggiero Montenegro

Da Salvini, soprattutto, a Meloni, nella maggioranza c'è chi ha cavalcato la vicenda di Milano. Il vicepresidente della Camera:  "Occorre disinguere il grano dal loglio. Un conto sono le organizzazioni che vanno in piazza con fini eversivi. Ma questo è un caso di cronaca su cui va fatta piena luce, proprio per non prestare il fianco a chi attaccara la polizia"

“Questo è uno di quei casi in cui la cautela imponeva di non lasciarsi andare a strumentalizzazioni, a giudizi che poi possono sembrare, o essere bollati, come affrettati”, dice al Foglio Giorgio Mulè. E aggiunge: “Il problema è che talvolta qualcuno pensa di poter inseguire pezzi di cronaca, che sono ancora nebulosi, pretendendo già di avere un quadro chiaro”. Il vicepresidente della Camera, in quota Forza Italia, si rivolge alla sinistra e alla destra. Parla dei fatti del Boschetto di Rogoredo a Milano, della morte di Abderrahim Mansouri per cui da ieri è in stato di fermo l’agente della Polizia Carmelo Cinturrino, indagato per omicidio volontario. Ci sarebbe stato anche un tentativo di depistaggio: secondo le prime ricostruzioni la vittima impugnava una pistola giocattolo ed è per questo che Cinturrino avrebbe sparato, per legittima difesa. Le indagini di questi giorni hanno però svelato  che quell’arma è stata portata e posta accanto al corpo della vittima successivamente. 

“Purtroppo non è la prima volta”, dice Mulè. “Nel senso che ci sono già stati altri episodi in cui pistole giocattolo venissero ‘aggiunte’, prima o dopo. E proprio per questo occorreva la cautela di cui parlavo prima. Qui siamo di fronte alla tragedia di una persona che è stata uccisa, a prescindere dai suoi trascorsi giudiziari. E c’è adesso da capire se, e come, il poliziotto coinvolto abbia violato le regole. In ogni caso si tratta di un fatto che andava sin dall’inizio ricondotto alla sua sfera naturale”. Ovvero quello della giustizia e delle indagini, con le dovute garanzie. 

Nel centrodestra tuttavia qualcuno ha provato subito a cavalcare la vicenda, piegandola alle ragioni della politica e della propaganda. Matteo Salvini è stato tra i primi a intervenire fornendo la sua personale ricostruzione. “Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato! Io sto col poliziotto”, il commento a caldo del leader della Lega – rilanciando la necessità dello scudo penale e delle norme contenute nel decreto sicurezza – attraverso un post fissato in cima al suo profilo X, che è rimasto lì almeno fino a ieri all’ora di pranzo. Del resto il leader della Lega non è nuovo a certe prese di posizione. Per dirne una, aveva difeso anche i metodi investigativi della polizia dopo l’omicidio dell’agente Mario Cerciello Rega, quando uno dei due americani condannati per l’omicidio fu fotografato bendato durante l’interrogatorio. Ieri, davanti alle nuove evidenze degli investigatori sul caso di Rogoredo, Salvini ha provato a raddrizzare – più meno – il tiro. A chi gli chiedeva se fosse pentito delle sue prime dichiarazioni, ha risposto: “Io non mi pentirò mai di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell’ordine”. Per poi aggiungere: “Ma se qualcuno usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa”. Il capo del Carroccio comunque non è stato il solo nella maggioranza di centrodestra a strumentalizzare la vicenda. Da FdI il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami aveva utilizzato la vicenda per invitare a votare “Sì” al referendum per cambiare la giustizia. E pure la premier Giorgia Meloni ne aveva parlato in una intervista, prendendo per buona la prima versione dei fatti e  attaccando quindi “il doppiopesismo della magistratura”. 

Per tutta la giornata di ieri le opposizioni sono andate all’attacco, chiedendo le scuse della presidente del Consiglio e che venga ritirato il cosiddetto  scudo penale contenuto nel decreto sicurezza. Matteo Piantedosi ha ringraziato “la Questura di Milano per il lavoro svolto con la Procura della Repubblica che ha consentito di fare chiarezza”. Ma le accuse di Pd, M5s e Avs sono rivolte anche a lui. Le minoranze hanno infatti richiesto che il ministro dell’Interno riferisca in Parlamento.  

Così il centrodestra si ritrova alle prese con un cortocircuito sulla giustizia. Una sorta di effetto boomerang che Mulè, pur mantenendosi su un piano generale, commenta in questo modo: “Il problema è distinguere il grano dal loglio. Ci sono organizzazioni criminali che, sotto le mentite spoglie della contestazione, portano avanti pratiche eversive. Sono quelli di Torino, di Bologna e di Milano, quelli che arriveranno nei prossimi giorni a Roma. Sono organizzati per sovvertire e minare le fondamenta della civile convivenza. Questi sono da mettere all’indice, non ho dubbi. Così come non ne ho sull’obbligo di difendere i poliziotti, i carabinieri, i finanzieri che vanno in piazza”. Diverso è invece quanto accaduto a Rogoredo. “Un caso di cronaca – conclude il forzista – sul quale va fatta piena luce, proprio per non prestare il fianco a chi poi usa questi fatti per dire che i poliziotti sono brutti, sporchi e cattivi.  Guai a chi lo dice, perché non è così”. 

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