L'intervista
Arianna per Kyiv: "Dopo quattro anni di guerra, il vero sconfitto è Putin"
La sorella della premier e capo di FdI: "Dal 2022 a oggi, l'Europa è più forte. La difesa dell'Ucraina è il primo punto del nostro governo. E' la missione della destra conservatrice"
Roma. Quattro anni di guerra russo-ucraina, quattro anni di guerra europea. “Siamo convinti che supportare l’Ucraina significhi difendere la sovranità e l’indipendenza dell’Europa intera”, dice al Foglio la Sorella per eccellenza, Arianna Meloni. Chiediamo dunque al capo di Fratelli d’Italia se, quattro anni dopo, la difesa di Kyiv sia ancora strenua come in principio. Se il suo partito – erede di An e Msi – sia il nemico più credibile, oggi, della dittatura dell’Est. “Il punto, vede, è che si tratta di proteggere valori e principi centrali non solo per noi ma per tutto l’Occidente. Il cui rafforzamento, e la cui tutela delle radici, rappresentano il cuore della politica conservatrice”. La destra si predica in molti modi. “Ma la difesa di un popolo aggredito contro ogni regola del diritto internazionale si inserisce coerentemente in questa missione”. Il conservatorismo come polo opposto all’autocrazia putinista.
Autocrazia che qualcuno definisce fascista. “Il conservatorismo è la massima espressione della concretezza”, dice Arianna Meloni. “E’ la capacità di saper leggere i tempi senza ricorrere a lenti ideologiche”. E’ il superamento del Novecento? “E’ la difesa della libertà, della democrazia, del rispetto delle regole globali. Elemento essenziale della visione conservatrice, della nostra visione, è la coerenza. E lo abbiamo dimostrato anche sulla questione ucraina. Dall’inizio della guerra, anche dai banchi dell’opposizione, FdI ha sempre sostenuto Kyiv. Ed è una scelta, come ben sapete, che abbiamo rivendicato con orgoglio. Non a caso è al primo punto del programma elettorale del 2022”. In queste ore il senatore di Azione Carlo Calenda è in Ucraina. Vi rimprovera di non essere lì con lui. “Ci mandassero almeno un ministro”, ha detto. Il sottotesto, insomma, è che l’attenzione al conflitto si sia appannata. “No”. C’è dell’assuefazione o sono cambiate le circostanze? “No. Nulla di tutto questo. Anzi. Vorrei ricordare che all’inizio del conflitto, quand’era ancora senatore d’opposizione, fu Giovanbattista Fazzolari a recarsi in Ucraina per dare un aiuto concreto alla popolazione. Nessun altro ha fatto lo stesso”. Sì, ma oggi? “Dal nostro insediamento, Giorgia Meloni è stata più volte in Ucraina. E proprio in occasione del quarto anniversario della guerra parteciperà a una nuova riunione dei volenterosi”.
E’ il bastone e carota di Calenda, quindi (che se pure in politica estera vi apprezza, comunque, è all’opposizione)? “Dico solo che il sostegno del nostro governo non è mai mancato ma che si è, anzi, intensificato. Neppure un mese fa abbiamo consegnato il primo lotto di caldaie industriali e di generatori elettrici per fornire un sostegno tangibile al popolo ucraino. Stiamo lavorando in modo serio. Con iniziative reali. E certo non potremmo dire lo stesso dell’opposizione che, se fosse al governo, stenterebbe persino a trovare una posizione comune, viste le continue divergenze… S’immagini quanti dubbi sul posizionamento internazionale dell’Italia”. Certo. Eppure a noi osservatori lo schema, tra maggioranza e opposizione, pare a tratti speculare. Le spinte puniste, a destra, non mancano. “Queste spinte, come le chiama lei, non esistono”. Noi le vediamo. “Non esistono spinte filorusse”. E Salvini? Vannacci? “No. Lo dicono gli atti approvati in consiglio dei Ministri e in Parlamento. La posizione internazionale dell’Italia è chiara. Lo testimoniano i partner globali che ci riconoscono un ruolo centrale. Dal canto nostro, abbiamo fatto una scelta di campo. E la portiamo avanti anche per lealtà verso quei cittadini che ci hanno scelto nel 2022. Dopodiché…”. Sì? “Dopodiché lo capiamo che per alcuni possa sembrare un’assoluta innovazione, dato che per un decennio siamo stati governati da esecutivi senza alcuna legittimazione popolare né tanto meno un programma comune”.
Quattro anni di stillicidio. Resta da chiedersi se, nonostante i milioni di morti, l’Europa e l’Occidente siano più forti. “Assolutamente sì. E le dirò di più”. Prego. “I veri sconfitti, oggi, sono la Russia e Vladimir Putin. Il Cremlino pensava di poter conquistare l’Ucraina in pochi giorni”. Sperava nel blitz. “E invece siamo qui a parlarne, quattro anni dopo, grazie alla resistenza del popolo ucraino e al sostegno dell’Occidente unito. Se l’ambizione putiniana era di dimostrare al mondo che la Russia potesse essere un attore del calibro degli Stati Uniti, ha finito per testimoniare l’opposto”. La Russia sta perdendo la guerra? “La Russia è uno stato indebolito, in evidente difficoltà, con una situazione economica disastrosa che avanza a ritmi lentissimi e con perdite umane enormi. Fino a 1,2 milioni, secondo un’analisi recente”. La “piccola Russia”, alla fine, è più Europa di ieri? “Se l’obiettivo di Mosca era dividere il continente europeo, oggi abbiamo invece un continente più coeso e determinato nel difendere il popolo ucraino per una pace giusta e con le adeguate garanzie di sicurezza per Kyiv”.