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una rassegna
La parabola di Salvini sul caso Rogoredro: da "Io sto col poliziotto" a "Chi sbaglia paga doppio"
Dalla difesa senza se e senza ma dell’agente indagato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri alla cautela dopo il fermo: tutte le volte che il vicepremier ha usato il caso per spiegare lo scudo penale, lanciare raccolte firma, attaccare giudici e opposizione. Una raccolta di post e dichiarazioni
"Io non mi pentirò mai di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell'ordine". Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, a margine del sopralluogo compiuto oggi al Villaggio olimpico di Milano rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto un commento sul fermo dell'agente Carmelo Cinturrino, accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo.
Nel provvedimento di fermo della procura di Milano si legge che Mansouri "non ha mai impugnato la pistola" mentre Cinturrino "l'ha maneggiata in modo tale da lasciare tracce biologiche in più punti". Il vicepremier non poteva saperlo il 27 gennaio, come nessun altro. Eppure, senza esercitare nessuna prudenza su un fatto di cronaca appena accaduto, dal suo profilo X rilancia la notizia con una lettura chiara: "Durante un controllo antidroga nella periferia di Milano un nordafricano, irregolare e con vari precedenti, si avvicina puntando una pistola contro gli agenti. Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato! Io sto col poliziotto".
Due giorni dopo, il 29 gennaio, a margine di un convegno a Montecitorio Salvini torna sulla vicenda e la usa per criticare l'opposizione e i giudici. "Mi spiace che quel pubblico ministero abbia aperto un fascicolo odioso per omicidio volontario, come se quell'agente avesse sparato per uccidere", dice. Indagare per omicidio volontario un agente "che ha difeso la sua vita e i suoi colleghi di fronte a un pregiudicato mi sembra ingeneroso. Si faccia polemica politica su tutto, ma non sulla pelle di un poliziotto che sta soffrendo. È scorretto. Siamo al fianco di tutti gli agenti", è il refrain.
Il concetto diventa un hashtag: #iostocolpoliziotto. Lo stesso che campeggia anche in un post del 30 gennaio (rimasto fissato in alto sul suo profilo fino a oggi) in cui il vicepremier annuncia "una nuova campagna di raccolta firme per sostenere chi ogni giorno difende la nostra sicurezza". Poi, ribadiscce la sua "solidarietà" all’agente, che, dichiara il ministro, "ha fatto il proprio dovere difendendosi. Giù le mani dalle Forze dell’Ordine!".
Intanto, negli stessi giorni vengono montati alcuni gazebo nelle piazze delle città, da Roma fino a Firenze. proprio per supportare la raccolta firme. Il caso di Rogoredro viene usato come slogan. Il 31 gennaio Salvini non ha dubbi: "Ci sono testimoni e la dinamica mi sembra assolutamente chiara, mi sembra eccessiva la richiesta di questo pubblico ministero, uno può eccepire sull'eccesso di legittima difesa, ma l'omicidio volontario è qualcosa che non sta nè in cielo nè in terra", dichiara dal banchetto di raccolta firme a Firenze.
Per almeno due volte Salvini ha usato il caso del poliziotto per sostenere l'introduzione dello scudo penale per gli agenti. Il 2 febbraio ha parlato di Cinturrino come di un "agente che dopo una lunga carriera a Milano è stato costretto a rispondere a quello spacciatore nel bosco di Rogoredo. Se estrai una pistola è perchè è l'ultima via, non lo fai perché sei un pistolero. Cominciare un calvario giudiziario che non dovrebbe neanche aprirsi è qualcosa che può causare un enorme danno". Il 5 febbraio, dagli studi di La7, ha spiegato che lo scudo penale – in discussione in quei giorni – si applica proprio ai casi come quello del poliziotto di Rogoredo. Un accostamento pericoloso, che ora le opposizioni usano per chiedere al governo di ritirare la misura dal decreto sicurezza.
Qualche settimana dopo, e dopo giorni di silenzio del vicepremier sul caso, le indagini iniziano a mettere in fila elementi che non corrispondono alla versione del poliziotto. Così, il 20 febbraio Salvini decide di cambiare registro ed esercitare la prudenza che quasi un mese prima aveva messo da parte. "Non entro nel merito di cose che non conosco. Io sto sempre dalla parte delle forze dell'ordine ma se qualcuno sbaglia, va accertato", dice infatti ai giornalisti di Telelombardia.
Ed eccoci a oggi. Arrivata la notizia dell'arresto del poliziotto, i cronisti chiedono a Salvini cosa ne pensa. "Non mi pentirò mai di stare sempre e comunque dalla parte delle forze dell'ordine", dice allora il ministro. Salvo aggiungere: "Se uno su centomila commette un reato per me paga e paga anche il doppio perchè manca di rispetto ai suoi colleghi che oggi stanno rischiando la vita in strada per contrastare spacciatori ladri e delinquenti". E concludere: "Se fosse confermato il suo comportamento criminale sarebbe un oltraggio ai suoi colleghi in divisa", perché "se qualcuno usa la divisa per fare affari o per regolamenti di conto personali, non è degno di quella divisa".