(foto Ansa)

Tra dazi e Volenterosi

D'accordo con Merz, Meloni porta in Ue la linea del “trattiamo con Washington”. Nuovi aiuti a Kyiv

Luca Roberto

Tajani a Bruxelles predica calma nel reagire alla sentenza della Corte suprema sui dazi (in linea con Berlino). Domani il vertice in videocollegamento sull'Ucraina. Sul fronte interno la premier esprime "sgomento" per le indagini sui fatti di Rogoredo: "Un tradimento nei confronti dell'onorabilità delle nostre forze dell'ordine"

Da una parte c’è la missione del vicepremier Antonio Tajani, che a Bruxelles gioca di sponda con la Germania predicando calma sui dazi (e tranquillizza le imprese italiane). Dall’altra la voglia di “continuare a sostenere l’Ucraina”. Anche per questo domani, alla riunione in via telematica coi Volenterosi pro Kyiv, la premier Meloni, scansando i botta e risposta con Macron, ricorderà l’impegno profuso in queste ore: il governo ha inviato dieci generatori mobili e sta per consegnare le 300 caldaie che aveva promesso. L'esecutivo non è felice del veto di Orbán sulle sanzioni a Mosca. Mentre sul fronte interno, dopo il fermo dell’agente Cinturrino e lo sviluppo dell’indagine della procura di Milano sui fatti di Rogoredo, Meloni parla di “sgomento” e di “fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della nazione e della dignità e onorabilità delle nostre forze dell’ordine”. Le opposizioni chiedono di ritirare lo “scudo” per gli agenti. 

Il ministro degli Esteri e vicepremier Tajani oggi ha avuto una lunga giornata brussellese. Ha prima preso parte al Consiglio affari esteri con il commissario europeo al commercio Maros Sefcovic, poi alla riunione dei ministri del Commercio del G7. Tutti incontri incentrati sulla questione dazi, dopo la bocciatura della Corte suprema americana della scorsa settimana. Con gli Stati Uniti è partita una fase di “dialogo costruttivo”, ha detto Tajani. E sin dalle prime dichiarazioni si capiva quanto la posizione del governo italiano fosse vicina a quella della Germania e del cancelliere Friedrich Merz, uno dei primi, dopo il pronunciamento della Corte, a ribadire quanto fosse fondamentale “parlare con Washington”. E’ la ragione per cui chi accusa Meloni di stare in silenzio su questo dossier ha ragione solo in parte. Perché nel posizionamento stesso dell’Ue, che ha chiuso all’ipotesi di andare oltre un congelamento momentaneo dell’accordo (non ci sarà alcuno stralcio, ma solo un “prendere tempo” non ratificando l’accordo), c’è molto della rivendicazione dell’asse Meloni-Merz. A ogni modo, come riferiscono fonti della Farnesina, la posizione del governo è che poco sarebbe cambiato. “La risposta americana va nella direzione del dialogo e del confronto”, ha aggiunto Tajani. “Al momento i dazi sono al 10 per cento, non è arrivato ancora il 5 per cento aggiuntivo, vedremo cosa accadrà e siamo convinti che questi dazi nuovi non si aggiungano a quelli che già c’erano”. Specificando che eventuali rimborsi varranno, semmai, nei confronti degli importatori che lavorano negli Stati Uniti, non certo per chi in questi mesi ha continuato a esportare. Anche per questo l’invito rivolto alle imprese italiane in una riunione della task force sui dazi, tenuta sempre da Bruxelles, è stato quello di “continuare a investire negli Stati Uniti. C’è cauto ottimismo”.

 

Eppure l’allineamento tra Roma e Berlino investe anche il dossier Ucraina, con la forte irritazione di Meloni e Merz nei confronti del premier ungherese Viktor Orbán che sempre oggi ha bloccato sia il ventesimo pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia sia il prestito da 90 miliardi di euro votato da 24 paesi lo scorso dicembre (Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia si erano astenute). La versione di Palazzo Chigi è che le scelte del premier ungherese, siano “dettate dalla campagna elettorale”, visto che a Budapest si voterà il 12 aprile e proprio oggi è partita la campagna di Fidesz, il partito del premier. Ma è una grana non da poco a livello europeo: domani la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa saranno a Kyiv e rischiano di presentarsi a mani vuote. Anche per questo, forse, i leader dei principali paesi europei hanno scelto di non andare preferendo vedersi a distanza. Meloni e Macron, dopo le tensioni sull’omicidio di Quentin Deranque (il presidente francese chiese alla premier di non intervenire su questioni interne francesi), si parleranno quindi solo in video. A proposito di allineamento con Berlino in chiave antimacroniana, ieri a Palazzo Chigi non è sfuggita la presa di posizione del ministro degli Esteri Wadephul che, commentando le proposte di Macron, ha detto: “Troppe offerte di colloqui alla Russia rischiano di creare l’impressione che, con maggiore ostinazione, si possano ottenere più concessioni. Un segnale sbagliato”. Linea condivisa a Roma.

 

Tutte questioni estere che distolgono la premier, per qualche ora, dai fronti interni. Ieri il governo ha ottenuto la fiducia per il Milleproroghe alla Camera. Come detto, le opposizioni hanno cavalcato l’arresto dell’agente di polizia Cinturrino per i fatti di Rogoredo. “Provo profonda rabbia all’idea che l’operato di chi tradisce la divisa possa sporcare il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle istituzioni”, dirà in serata Meloni. Negando l’esistenza di uno “scudo penale” per gli agenti. La premier smentirà pure la sua presenza al festival della musica italiana, al via oggi: “E’ FantaSanremo”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.