Il racconto

Meloni la "picconatrice". Video contro i pm, chiede a Nordio più durezza ma si contraddice. Referendum militarizzato

Carmelo Caruso

Il capo dello stato invita ad abbasare i toni, ma la premier gira un nuovo video, invita Nordio a essere più incisivo ma lo rimprovera per la frase "csm paramafioso". La sinistra strattona Mattarella e parla di "discesa in campo"

Sono speculari: Mattarella fa il plenum e Meloni riempie il vacuum. Attenti, la visita del capo dello Stato al plenum del Csm, la prima in undici anni, la richiesta “di abbassare i toni”, non è una semplice visita e l’ordine di Meloni al partito, la batteria, il non si “commenta Mattarella”, è la classica dissimulazione onesta. E’ iniziata ufficialmente la campagna referendaria a colpi di video e Meloni, per il secondo giorno di fila attacca i magistrati. Contesta una nuova sentenza che impone allo stato italiano di risarcire la ong di Carola Rackete con 76 mila euro e dice che il compito delle toghe è “premiare chi si vanta di non rispettare la legge, una decisione che lascia senza parola”.

Si sta verificando lo scenario che Giovanni Donzelli, il responsabile organizzativo di FdI, squaderna alla Camera: “Sarà una battaglia definitiva dei magistrati. Se perdono cambia tutto, se vincono, dimostreranno che nessun governo può riformare la giustizia”. Quanto c’è di vero nei presunti “rimproveri” di Meloni a Nordio, per quella frase sul Csm “paramafioso”? Martedì, 10 febbraio, a Palazzo Chigi, nel corso di una riunione, presenti Meloni, Nordio, Salvini, Tajani,  Deodato, e Mantovano, la premier chiede al suo ministro di impugnare la mazza al posto del fioretto. Dire che Meloni voglia un Nordio più moderato è falso come sostenere che a Meloni piaccia il Nordio che ora promette: “Mi adeguerò alle parole di Mattarella, sarò più aderente”. C’è una Meloni che consiglia di più e un’altra che registra “così è troppo”. Nordio, che ha una sua storia, interpreta l’invito di Meloni, alla durezza, a suo modo. Venerdì usa l’espressione Csm “paramafioso” ma la premier non gradisce perché la pensa come gli uomini alla La Rochefoucauld: “I versi sono miei, ma se li reciti male sono i tuoi”.  Si sta militarizzando il referendum. Oggi, a Roma, Corrado Augias farà campagna per il “no”, insieme a Franceschini,  Orlando,  Speranza. Non cadete nel miraggio. La speranza di abbassare i toni è solo un’operetta morale, nient’altro che “l’ameno inganno”. 

 

E’ Mattarella (è l’arbitro) ma la destra non lo vuole lasciare alla sinistra e la sinistra spera di usarlo per fermare la destra, nella “battaglia delle battaglie”. Alla Camera, Stefano Graziano, che viene dalla Sinistra di Base, della Dc, oggi capogruppo in Vigilanza per il Pd, parla “della discesa in campo di Mattarella” perché “il suo gesto è simbolico, ricorda a Meloni che serve rispetto istituzionale”. Enrico Costa, il garantista di Forza Italia, spiega invece che “le parole di Mattarella sono complementari alle nostre”. Chi immaginava di raccontare il Question time di Nordio, sui contributi ricevuti dal Comitato del No, si trova a esaltare le parole di Mattarella al Csm e Luca Ciriani al posto di Nordio, impegnato a Perugia. Il ministro della Giustizia risponde, si difende. Ha una strana impressione. Chi vuole bene a Nordio si è convinto che “una parte di FdI, nel segreto dell’urna, vota come il Pd, e che sta mancando l’impegno di un sottosegretario come Delmastro, caro amico di Gratteri”. Al momento la campagna referendaria è cavalcata da Forza Italia, dal suo viceministro Sisto, e da Nordio che lo raccontano come sconvolto dalle “balle” che sta ascoltando, perché “nella mia carriera da giudice, nella mia vita, non ho mai visto nulla di simile”.

 

A Perugia, le telecamere lo assediano e lo processano per quella espressione, “Csm paramafioso”, una citazione di Nino Di Matteo. Nordio si accoda a Mattarella, (“condivido al centouno per cento, perché è quello che ho sempre detto, mantenere il dialogo in termini contenuti”) e dice che se ha reagito è solo perché “ci sono stati momenti in cui mi hanno detto che ero un pidduista, revanchista e che ero addirittura contiguo con la camorra”.  A Milano, due giorni fa, durante un dibattito, c’è chi lo ha visto avvicinarsi a Corrado Passera, ex ministro del governo Monti, per provare a spiegare le ragioni della separazione delle carriere. Passera fa parte di quella fascia di italiani moderati che Meloni teme di perdere al referendum perché “intimorita”, la stessa che condivide l’appello di Mattarella. Si può essere duri restando sobri, come desidera Meloni da Nordio?  Elly Schlein, che non ha mai incontrato Mattarella, si è già lanciata in un affettuosissimo messaggio e ha definito il discorso del capo dello stato,  “di altissimo profilo”. E’ cominciata. Sabato, a Bologna, si confronteranno Nordio e Piantedosi insieme ai due capigruppo Bignami, Malan. Meloni non vuole arrivare “troppo lunga” perché, pensa, il referendum “si vince negli ultimi quindici giorni”, mentre la sinistra da oggi ha Mattarella, il presidente rifugio. Sono speculari. Mattarella è l’illusione del pieno a sinistra e Meloni colma la paura del vuoto a destra. L’unico che basta a se stesso è Nordio.

 

Il suo “mi adeguo” a Mattarella è la sprezzatura di chi porge la mano per primo a chi si rifiuta di stringerla, già da prima. Gratteri e Parodi non hanno mai accettato un duello con lui. Nella frase di Nordio, “essendo il ministro della Giustizia primo firmatario della legge, potrei anche essere un frontman ma certamente non solitario,  si cela in realtà la smorfia di chi si batte con tutti e le prende per tutti. E’  il nuovo  Cossiga, il picconatore che rischia di finire picconato. Se perde il referendum sarà tutta colpa sua e se lo vince nessuno dirà che è merito suo. 


 


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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio