Ansa
il colloquio
L'"escamotage" di Meloni sul Board per Gaza. Nelli Feroci (Iai): "Da 'osservatori' potremo capire di che si tratta”
L'ambasciatore e consigliere scientifico dell'Istitutio affari istituzionali: "Dalla premier equilibrismo diplomatico tra Ue e America. Finora ha funzionato ma la guerra in Ucraina potrebbe cambiare il quadro". La ricostruzione a Gaza? "Possibili ricadute economiche per l'Italia. Ma dipende di quale ricostruzione parliamo"
L’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci – già presidente e oggi consigliere scientifico dell’Istituto affari istituzionali – lo definisce un “escamotage. Un altro modo per tenersi in equilibrio tra le due sponde dell’Atlantico”. Parla della scelta di Giorgia Meloni e del del governo italiano di aderire al Board of Peace per Gaza come osservatori. Che intende? “Nell’ottica della premier, evidentemente, questa decisione corrisponde alla volontà di assecondare le iniziative del presidente americano. Ma possibilmente senza distanziarsi troppo da paesi come Francia, Spagna o Regno Unito, che hanno deciso di non aderire al Board, e dalla Germania che ancora non ha chiarito la sua posizione”, risponde al Foglio. “Inoltre partecipare con lo status di osservatore sarebbe compatibile con l’articolo 11 della Costituzione”.
Quanto alle funzioni del Board l’ambasciatore - già commissario europeo nel 2014, ai tempi del governo Renzi - usa la massima cautela: “E’ un organismo ancora assai misterioso, non c’è chiarezza su quello che gli americani effettivamente si aspettano da questo Board. Non sappiamo neppure se il suo mandato sarà circoscritto alla gestione della ricostruzione di Gaza o se potrà occuparsi anche di altre aree di crisi. Ma partecipare come osservatori potrebbe servire a capire meglio quali sono gli obiettivi che hanno in mente gli americani”. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel frattempo, ha spiegato che per l’Italia ci saranno opportunità dal punto di vista della ricostruzione. “Le ricadute economiche sono una possibilità. Poi si tratterà anche di capire in concreto di quale ricostruzione parliamo, perché siamo lontani da questa fase. Trump ha parlato di una sorta di Disneyland sul Mediterraneo, mentre la popolazione a Gaza vive ancora una situazione drammatica”. La strada insomma è ancora lunga. E Nelli Feroci sottolinea anche come l’Europa, un’altra volta, abbia perso un’occasione per definire una linea unitaria. “Giovedì ci sarà la prima riunione del Board. Ci sono tre paesi Ue che partecipano a pieno titolo, molti altri che hanno deciso di tenersene fuori e poi c’è l’Italia. Mentre la Commissione manderà la commissaria Šuica, che ha la delega per il Mediterraneo. Sarebbe stato molto meglio cercare di definire prima una posizione comune e invece, non solo per responsabilità del governo italiano, l’Ue si presenterà divisa”.
Non è la prima volta e non sarà l’ultima: in questo quadro la premier fa bene a non scegliere tra Ue e Stati Uniti? “Finora è riuscita, con un certo equilibrismo diplomatico, a mantenersi equidistante, senza danneggiare le relazioni con i maggiori partner europei. Su alcuni punti però le distanze iniziano ad avvertirsi. Basta confrontare le reazioni di Meloni e di Merz al discorso di Marco Rubio a Monaco”.
Fino a quando questo schema sarà praticabile? “L’Ucraina potrebbe essere decisiva in questo senso. Non c’è dubbio che Trump stia cercando di forzare un accordo di pace, ma su basi che non sono accettabili per Zelensky. E l’Ue fino a oggi è stata molto solidale con Kyiv”. Tra qualche ora Tajani riferirà in Parlamento sul Board. Cosa si aspetta? “In un mondo ideale dovremmo tutti augurarci che sulle scelte di fondo di politica estera maggioranza e opposizione riescano a trovare una una convergenza. Temo invece che anche oggi saremo in presenza di una contrapposizione fra maggioranza e opposizione, forse con differenze anche all’interno delle due coalizioni. Una situazione probabilmente inevitabile ma che indebolisce sia il governo che il paese”.