I taccuini di Nordio. Tutte le frasi appuntante dal ministro per mandare in tilt il fronte del No
Dalle antiche interviste a Santalucia agli appunti di Silvia Albano. Il diario del Guardasigilli pronto per i duelli tv
Roma. Ritagli, appunti, epigrammi. Sono i Cattivi pensieri di Carlo Nordio. I taccuini – d’indole seicentesca – che guideranno il ministro nei duelli tv. Ed ecco allora le dichiarazioni di Giuseppe Santalucia (“Le chat di Palamara non mostrano una magistratura sana”, 2021) con le confessioni di Silvia Albano (“Il vero incubo per la magistratura militante è il sorteggio del Csm”, 2020).
In Via Arenula – aveva già preannunciato il Guardasigilli – fanno prove d’archivistica. Il ministro della Giustizia ha raccolto i migliori motti dei magistrati italiani, più o meno proteiformi, e non solo.
Dopo le dichiarazioni del pm Nino Di Matteo sul Csm paramafioso, il diario di Nordio s’apre quindi con Angelo Piraino.
“Palamara non è la mela marcia”, diceva nel 2022, al Riformista, l’ex segretario di Magistratura indipendente nonché nipote di Paolo Borsellino. “Marcio è tutto il paniere”, proseguiva. “E’ il paniere che si è sfaldato”. Nota morale, la sua, presto temperata nell’autocit.
“Il fondo sarà toccato – è la seconda frase, del ministro – quando Palamara farà sfilare le decine di colleghi che hanno contrattato con lui le cariche e che il Csm non ha voluto sentire, mettendo il coperchio sulla pentola che bolliva” (Libero, 2022).
Aforisma n 3. Il nostro Malpensante segna di nuovo Di Matteo: “Avevo sempre diffidato del Csm – annota – perché isolava e legittimava anziché difendere i magistrati liberi, coraggiosi e non intruppati”; “Il Csm si divide fra spinte al cambiamento e controspinte conservative”, come “la valutazione delle intercettazioni e le chat con Palamara e i magistrati che chiedevano il sostegno di correnti ed esponenti politici” (La Stampa, 2021). Il diario prosegue poi col pubblico ministero Catello Maresca: “Le promozioni delle figure apicali sono decise dalle correnti” (Il Giornale, 2021), e con Giuseppe Santalucia. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati che, nel 2021, diceva al Corriere: “Le chat di Palamara non mostrano una magistratura sana. Se si è fatto qualcosa a parte espellerlo dall’Anm? Da mesi ci sono provvedimenti disciplinari aperti per violazione del codice, sono una cinquantina di posizioni aperte”. (E’ ovviamente l’acme narrativa dei taccuini ministeriali). Del gip di Palermo Giuliano Castiglia, Nordio estrapola una stoccata dal Giornale 2021: “Santalucia si deve dimettere… Da troppi mesi i vertici dell’Anm tergiversano sulle chat di Palamara, non rispondendo alle questioni… è evidente la volontà di insabbiare”. Sinché i pensieri si spettinano, dopo tanti e tali magistrati, con frasi di avvocati e di politici di sinistra.
Ed ecco dunque il civilista Michele Vietti, al Riformista, nel 2021: “Il sistema Palamara è una degenerazione delle correnti della magistratura che… si sono concentrate sulla spartizione di incarichi”; e poi l’immancabile ex senatore del Pd Stefano Ceccanti: “…I magistrati non volevano nessun sistema che non vedesse centrali le correnti. Continuo a ritenere migliori i collegi uninominali, ma il sorteggio migliora comunque lo status quo affidato alla correntocrazia” (Il Secolo d’Italia, 2026).
Di Silvia Albano, che con Santalucia segna il picco dialettico dei cahiers, Nordio ritaglia articoli su un verbale dell’Anm datato 2020: “Non è la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici che spaventa le toghe rosse. Il vero incubo per la magistratura ‘militante’… è il sorteggio al Csm”.
Ma lo scrigno si raffina col terzismo di Paolo Mieli: “L’unico modo è fare pulizia totale, mandarli tutti a casa… Ma qualsiasi cosa è meglio di questo verminaio” (Huffington Post, 2020); per poi chiudersi col veleno dentro la coda. Ossia con la famigerata frase del procuratore dell’Antimafia Franco Roberti che nel 2019 la toccò piano: “E’ un mercato delle vacche inquietante”, disse in un’intervista a Maria Latella, per Sky Tg24. Roberti, nei quaderni di Nordio, è ampiamente citato. Ben evidenziata è la frase sulla “commistione impropria e illegale tra politica e giustizia che mina i fondamenti dello stato di diritto”, e l’idea che “il caso Palamara non fosse isolato”.
A un mese dal referendum, il ministro darà dunque il massimo con le massime. Si preparerà ai suoi duelli con la armi degli altri. A breve lo aspettano a Di Martedì, su La7, dove Floris attende il florilegio di Nordio. I Cattivi pensieri del Guardasigilli.