Il racconto
Board of Meloni. Tajani pronto a volare in America, la Germania diserta. L'opposizione unita usa le parole di Marina B. contro Trump
Il vicepremier a Washington il 19 febbraio ma il rebus è la Germania. Si confida nella sua partecipazione anche con diplomatici. Nella risoluzione di maggioranza la premier italiana si rifà all'Onu per difendere la decisione di partecipare
Più che un Board di pace sembra la festa di matrimonio del Padrino I. Ma è l’America. Per Meloni, tocca andarci. Tajani è pronto a volare a Washington, il 19 febbraio, per la prima riunione del Board di Gaza. Si attende di capire cosa fa la Germania: se manda e chi manda. Tajani si presenta oggi alla Camera per l’informativa e difenderà la decisione di partecipare senza partecipare, da osservatori. Nella risoluzione di maggioranza viene precisato che il “Board è stato adottato dall’Onu” L’opposizione si unisce, contro, da Pd, M5s ad Azione. La buona notizia è che per osservare non si paga. Niente miliardo come chiede Trump, Don Vito Trumpone.
Passa la linea Meloni, la linea “andiamo a vedere” (ma fino al 19 febbraio vale tutto) e passa dopo le telefonate fra Meloni e Mattarella, mai confermate, ma mai smentite, telefonate che non sono né la copertura né il divieto del presidente, ma solo i consigli saggi. L’Italia non si “autoesclude”, l’Italia partecipa senza diritto di voto alla prima riunione del Board of Peace di Gaza. E’ la posizione del governo. I paesi fondatori del Board sono 26 e, senza offesa, c’è la schiuma delle quasi democrazie. I partecipanti ufficiali alla riunione saranno 62 paesi. La speranza dell’Italia è questo Alto rappresentante per Gaza che Trump avrebbe scelto. Si chiama Nickolay Mladenov, figura cara al presidente emiratino. Sarebbe Mladenov il braccio operativo per l’esecuzione del Piano di pace in 20 punti e avrà sempre lui la supervisione delle forze di polizia, degli aiuti umanitari e la gestione del processo di ricostruzione della Striscia. Alla riunione hanno confermato la partecipazione in veste di osservatori: Italia, Cipro, Giappone, Grecia e per l’Europa ci sarà il commissario per il Mediterraneo, Dubravska Suica. A Berlino si esclude la presenza della Germania (Merz ha anche il congresso della Cdu). Nel corso della riunione si farà un punto della situazione su Gaza, sulla tenuta della tregua, ma l’obiettivo di Trump è raccogliere money per sostenere le attività del Board. Secondo il governo bisogna andare per consentire, in futuro, alle imprese italiane di ottenere appalti, lavoro, influenza. Dice Raffaele Nevi, il portavoce di FI: “Ci andiamo perché c’è un tema legato alle imprese. Ci andiamo perché il governo deve fare l’interesse nazionale”. Trump vuole annunciare il lancio delle forze di stabilizzazione dell’area. Di miliardi di dollari finora ne ha raccolti cinque. L’invito all’Italia, come osservatore, questa trovata, sarebbe una gold card per “il costante impegno dimostrato per la pace, la stabilità e la cooperazione internazionale”. Per FdI, nella sua bussola, la nota, la mappa di partito, si definisce la partecipazione come “cruciale” e non è “esclusa la presenza di Francia, Germania, Regno Unito”. Le polemiche di sinistra sono commentate come “isteriche”, “poche idee e confuse”, lo status di osservatore è invece per FdI la migliore condizione perché “non limita la sovranità, non configura una violazione del diritto Costituzionale”. Meloni ieri è tornata in vista a Niscemi, promesso 150 milioni di euro ulteriori, e subito dopo ha convocato un vertice a Chigi, fra leader, per ragionare di campagna referendaria, decreto energia, le amministrative (c’è il “caso” Zaia a Venezia).
Il mare di governo è ondoso. E’ complesso questo decreto, atteso da mesi, per armonizzare il costo delle bollette, e Confindustria sta protestando per i possibili tagli al green. Questa settimana va in esame il Milleproroghe e si attendono vannacciate, proteste a favore di balneari, tassisti, tutte le lobby blocca Italia. Dalla parte della Lega, a poppa, si torna pensare: “In FdI circola la voce delle elezioni anticipate”. Dalle parti di FdI, a prua, si discute del grande evento di metà marzo, sul referendum, con Meloni, che rischia di non tenersi più a Milano (causa Para Olimpiadi in corso) ma a Roma. La prima riunione del Board di Gaza cade al momento tutta sulle spalle di Tajani. Nella lingua strepitosa di Tremonti si potrebbe dire che il grande “cetriolo globale” è finito sul povero Tajani. Alla Camera parlerà Schlein e questa volta può ferire il ministro. Il Pd ha intenzione di mettere Tajani contro Marina Berlusconi. Sono state selezionate le frasi più dure della Cavaliera contro Trump, Don Vito Trumpone: “Ma ci rendiamo conto – ha dichiarato la Cavaliera - che dentro il suo Paese sta provando a smontare tutti i sistemi di bilanciamento e controllo? E che dire dell’uso della violenza contro il dissenso? Non parliamo, poi, della politica estera: è un tiro alla fune con tutti, compresi gli alleati storici”. Nella bozza della risoluzione di maggioranza, scritta con tutte le accortezze dai diplomatici della Farnesina, si collega la partecipazione italiana alla “risoluzione 2803 che ha autorizzato la creazione di una forza internazionale di stabilizzazione a Gaza che opererà a fianco di una ricostruita polizia palestinese”. Enzo Amendola, ex ministro degli Affari Europei, dice che la difesa di Tajani e Meloni sarà quella “di ripararsi dietro la risoluzione Onu, ma come ha già precisato l’Alto Rappresentate Ue, Kallas, il Board of Peace non riflette la risoluzione del Consiglio di sicurezza. Meloni e Tajani abbiano il coraggio di dire la verità: ci vanno per inchinarsi a Trump”. Siamo appesi alla decisione di Berlino. Meloni proverà ancora a convincere. Ci prova. Se la Germania manda un diplomatico anche Tajani può rispondere “facciamo come loro”, inviamo un diplomatico. Non lo dirà mai (Tajani è signore) ma siamo nella difficile condizione di dover andare dove non vogliamo e sorridere perfino. Un’offerta che (non) si può rifiutare.