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lo scenario

Altro che "modello", in Campania il campo largo rischia già di spaccarsi su De Luca a Salerno

Federico Giorgetti

L'ex governatore campano vuole candidarsi per il quinto mandato da primo cittadino. Dal Pd al momento restano in silenzio e si fa largo la possibilità di togliere il simbolo del Pd alle prossime amministrative. Mastella: "Sarebbe una soluzione da ignavi"

L'assetto del campo largo nelle ultime elezioni regionali in Campania è stato definito dai suoi promotori: “un modello”, un “laboratorio politico”, un “antipasto” e, citando la segretaria del Pd Elly Schlein — a Napoli nel weekend per la seconda tappa del percorso d’ascolto del partito “L’Italia che sentiamo”—, è stato anche l’espressione migliore della “linea testardamente unitaria” inseguita da lei stessa per unire le forze di centrosinistra. Ma a Salerno le elezioni amministrative si avvicinano e il centrosinistra ha una grana niente male da risolvere: Vincenzo De Luca. L’ex governatore della Campania, dopo le dimissioni dell’ex sindaco salernitano Vincenzo Napoli, vuole tornare alla guida della “sua” Salerno per un quinto mandato da primo cittadino. E con un video sui social ha già definito i 4 pilastri del suo programma per il “rilancio del territorio”: sicurezza, lavoro, ambiente e politiche sociali. Insomma, se fosse per lui la campagna elettorale sarebbe già partita. Il problema è che non ha incassato ancora il via libera dal Pd per la candidatura. Anzi. Sia a livello salernitano che regionale il partito non ha ancora comunicato nulla. Gli alleati, dal M5s a Casa Riformista, passando per Azione chiedono di tenere fuori De Luca dal campo largo. L'alternativa? Niente campo largo. È l’opinione anche del sindaco di Benevento Clemente Mastella, che parlando al Foglio dice di non aver "nessun problema con De Luca", ma che “se la sua presenza dovesse impedire la costruzione del campo largo, lui è fuori dal campo largo”. Invece sulla possibilità ventilata dal Pd di non presentare il simbolo alle elezioni Mastella è netto: “È una soluzione da ignavi, Dante li metterebbe all’inferno. Dobbiamo affrontare con coraggio i problemi che ci sono”. Lo scenario previsto in questo caso vedrebbe infatti il simbolo Pd assente da ogni cartella elettorale, con dirigenti e rappresentanti locali che andrebbero così in ordine sparso: chi nelle liste civiche deluchiane e chi con gli altri partiti di centrosinistra, sancendo il fallimento del tentativo unitario. 

 

In ogni caso, Schlein ha detto che serve “sempre molta attenzione” al rapporto con gli alleati, facendo intendere che la priorità è la tutela di quel modello Campania e che “delle elezioni a Salerno si sta occupando il partito regionale campano”. Ma come avevamo raccontato, il partito regionale campano è guidato da Piero De Luca, il figlio di Vincenzo. Una situazione grottesca che spiega, almeno in parte, il silenzioso imbarazzo del partito. Anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi crede che ci sia bisogno di “generosità da parte di tutti" per restare uniti, mentre il deputato dem e fedelissimo della segretaria Marco Sarracino promette di lavorare affinché “nel centrosinistra a Salerno ci sia l'unità e si vada verso una candidatura che tenga dentro il Campo largo come abbiamo fatto a Napoli con Manfredi e in Campania con Fico”. Comunque andranno le trattative, la presenza di De Luca a queste elezioni è quasi certa. D’altronde non è uno che si fa spaventare: già nel 2006 una coalizione di centrosinistra lo sfidò. Il risultato? Vinse lui.