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La corazzata Landini per Schlein: “I miei 12 milioni per il no”

Ruggiero Montenegro

Il segretario della Cgil presenta il suo libro e lancia la volata verso il referendum. Esclude un ingresso in politica: "Tornerò a fare il semplice iscritto, voglio vedere l'America e il Canada". Poi attacca Meloni: "In confronto Berlusconi era un signore". E sulla precettazione dice: "Quando c’è uno sciopero Salvini vede rosso. Risponderemo"

Assicura che per la politica “è tardi. Dopo il Congresso del 2027, che sarà dopo le politiche, tornerò a fare il semplice iscritto”. Semmai, aggiunge Maurizio Landini: “Vorrei vedere l’America e i laghi del Canada”. Prima però c’è un allarme democratico – “Questo governo vuole comandare” – e un referendum da vincere. “Dobbiamo difendere la Costituzione”. Come? Con il suo popolo, quello che nel 2025 è andato alle urne contro il Jobs Act: “Questa volta non c’è il quorum”, avverte il segretario della Cgil. “Noi abbiamo portato a votare quindici milioni di cittadini”. E di questi oltre dodici milioni si sono schierati con il sindacato. “Anche 5 milioni di giovani. Non votano alle politiche ma quando sono in gioco i diritti si mobilitano. Sono scesi in piazza anche per la guerra. La Cgil sta lavorando perché il maggior numero di persone possibile voti e lo faccia in modo preciso”. Per il no: è questa la dote che Landini consegna a Elly Schlein e all’opposizione, pur nella convinzione che “non è un referendum facile”. Perché? “Penso che se parli della separazione delle carriere la maggioranza degli italiani non sa di cosa si tratti. Vogliono ridurre l’autonomia dei magistrati”.

 

E ancora: “Meloni è già in campo. Per la premier, qualsiasi cosa accada è colpa dei giudici”. Il segretario lo dice presentando il suo libro (Un'altra storia) a Roma. Duetta con la giornalista Serena Bortone, in una sala, per la verità, poco affollata: 25-30 persone, ma molti sono cronisti, a cui il segretario della Cgil preferisce non concedere alcuna ulteriore battuta. Ci aiuta Bortone con le sue domande. Si parte allora dalla precettazione dello sciopero del trasporto aereo del 16 febbraio, durante i Giochi di Milano-Cortina. “Quando c’è uno sciopero Salvini vede rosso. I sindacati risponderanno. La mobilitazione è stata proclamata a dicembre. Il governo aveva tutto il tempo per affrontare la situazione”. Segue la replica del ministro leghista: “La Cgil ha la memoria corta, come sui contratti da 5 euro”. Siamo alle solite. E secondo Landini, quindi, è in atto un tentativo di limitare i diritti dei lavoratori, ma anche il diritto di manifestare. La prova, per il segretario della Cgil, sta nei decreti sicurezza e non solo. Tanto che, “Berlusconi era un signore rispetto a chi oggi ci governa, se penso ai provvedimenti che stanno prendendo adesso e a come sta funzionando la televisione, al sistema di informazione, sotto un controllo che è a un livello che non avevo mai visto prima”, attacca Landini.

 

E sul piano industriale non va meglio. Magari la recente convergenza europea tra Meloni e Merz può dare una mano? Macché. “In questa fase, pensare che si possa ricostituire l’asse Roma-Berlino, diciamo così, crea qualche imbarazzo”, scherza Landini. “Speriamo non arrivi anche il Giappone”. La ricetta del segretario, che invoca un’Europa più unita, assomiglia a quelle indicate da Enrico Letta e Mario Draghi. Il leader della Cgil non a caso li cita: “Entrambi riconoscono un ritardo sugli investimenti. Manca una discussione su questo, non si può lasciar fare solo al mercato”.

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