Il racconto

Meloni trasforma Salvini in un pro Kyiv. Vannacci fa l'imbucato e promette battaglia sulle concessioni balneari

Carmelo Caruso

Il governo si compatta e passa il Dl Ucraina, ma Vannacci continua a bussare alla porta. Fa votare la fiducia ma non il decreto e strappa ancora leghisti. La paura di Lega e M5s: "Pesca fra i nostri elettori". Rixi: "Vannacci somiglia a Pétain"

Roma. O remigra Vannacci o remigra Salvini. Vannacci fa votare la fiducia al dl Ucraina ma non vota il dl Ucraina. Si parte con de Gaulle e si arriva a Scilipoti. E’ l’imbucato, cambia idea come le calze ma ha un obiettivo: vuole sostituire la Lega, negoziare con Meloni. Edoardo Rixi dice al Foglio: “Vannacci si è presentato come de Gaulle ma somiglia a Pétain”. Il governo incassa la fiducia: 207 sì, 110 no, 4 le astensioni. I leghisti assenti sono solo due. Su ordine di Vannacci, i futuristi marinettiani, Ziello, Pozzolo e Sasso, si tengono il piede in due stivali: “Non saremo noi che faremo perdere il centrodestra”. Ziello attacca Molinari, capogruppo della Lega: “Mi pare un pugile suonato”. La prossima battaglia di Vannacci saranno le concessioni balneari, il vecchio amore di Salvini. La marcia su Roma o il secchiello a Viareggio?


Salvini è in realtà l’uomo più buono d’Italia. Ha dato le chiavi a chi ora gli sta svaligiando casa. Ogni giorno leghisti rancorosi passano con Vannacci (ieri, il segretario della Lega giovani di Firenze). Più che Futuro Nazionale sembra il Contro-passato prossimo. In un paese rigoroso a Vannacci gli avremmo fatto tutti una simpatica pernacchia, ma dato che è l’Italia già si parla di alleanze strategiche per evitare la raccolta firme, kamasutra con partiti delle famiglie. Il voto di fiducia dei vannacciani viene annunciato dopo l’ordine del “capo” (così viene ora chiamato Vannacci) solo che non si sa in quale soffitta di Bruxelles si sia imboscato. Francesco Lollobrigida, altero e dimagrito, alla domanda, se vuole o meno Vannacci in coalizione, risponde secco: “Non spetta a me decidere”. E’ la stessa frase che rilascia Tajani che si può permettere di fare il generoso: “Su Vannacci l’ultima parola la avrà sempre la Lega”. Chi ha convinto Vannacci a votare la fiducia e perché Meloni avrebbe dovuto convincerlo? Lorenzo Guerini, che la tattica la mastica, dice che “figuriamoci se qualcuno di destra lo abbia chiamato. Vannacci votando la fiducia vuol fare intendere: buttatemi fuori voi. Io sono la destra pura”. Attenti, la “destra pura” è l’espressione che manda in bestia le persone perbene di FdI, quelle che per una vita hanno dovuto spiegare che la destra non era pipe e bastoni, busti e celtiche, ma poteva essere governo. Si parla di interlocuzioni (smentite) fra FdI e vannacciani, una categoria dello spirito. Il ministro Ciriani, a caldo, dopo l’annuncio dei vannacciani della fiducia negativa, spiega che “il doppio voto, votare ‘sì’ alla fiducia ma ‘no’ al decreto, è un bizantinismo. I vannacciani hanno dato un colpo al cerchio e uno alla botte”. Giovanni Donzelli, che è il solo che con Vannacci potrebbe parlarci, anche solo per geografia, precisa che  “io parlo con tutti. La fiducia? Votarla è l’unica posizione che i vannacciani possono raccontare anche se è un controsenso”. Come se in questi anni di Trump ci fosse un senso… Rixi,  il vice di Salvini,  che non deve più trattenersi, finalmente può urlare: “E’ chiaro che bisogna domandarsi chi finanzia Vannacci. Quando sento che non lo abbiamo saputo gestire rispondo che Vannacci non si sarebbe potuto formare. E’ un prodotto di Repubblica”. Ma anche questa è solo, e purtroppo, la comodità della risposta. Giulio Tremonti l’ha capita: “Temo che Vannacci non prenda né i voti della destra né della sinistra ma solo quelli degli incazzati della terra”. Il capogruppo Molinari, che nel suo ultimo intervento alla Camera ha consigliato di non inseguire gli estremismi, ascolta Ziello e lo chiosa con “Più che Futuro Nazionale siamo al trasformismo giolittiano”. Grazie a Vannacci non sembra più la (destraccia) Lega. Paolo Formentini,  il responsabile esteri del partito, in dichiarazione di voto, parla di “pieno sostegno a Kyiv perché è un nostro dovere”. Enzo Amendola  è un altro a credere, come l’amico Tremonti, che “Vannacci trascinerà quelle facce ruvide, quelle che vedete nei bar, gli ultimi della fila che vorrebbero spaccare tutto”. Si sta spaventando anche il M5s.

 

Per recuperare, dopo le affinità elettive di queste ore, per distanziarsi, Ricciardi definisce “carta straccia gli ordini del giorno dei vannacciani”. Non li votano. Arnaldo Lomuti, del M5s ha una strana sensazione: “Vannacci pesca nel nostro elettorato e in quello della Lega”. I vannacciani sono il nuovo, l’ultima pannocchia che è rimasta ai giornalisti prima dell’esodo volontario, del doppio lavoro (si sa, per arrotondare un po’) la pastiglietta di chi ancora si siede sulla poltrona della Camera e  si sente direttore per 15 minuti. Gianni Cuperlo rimane sconvolto quando vede Sasso circondato come Craxi e trova l’aforisma: “La democrazia è stata travolta da un Sasso”. I vannacciani stanno giocando con le telecamere, le agenzie, ma solo perché sanno che gli serve, al momento. Pozzolo fa perfino auotoironia, Sasso garantisce che  “puntiamo all’astensionismo e che è ancora presto per capire i prossimi passi  perché dopo il vagito di fronte al notaio, la nascita sabato del partito…”. Sono un problema serio e non per i sondaggi che sono oroscopi a pagamento ma perché possono fare quello che la destra faceva con Draghi. La prossima settimana, durante il Milleproroghe, Vannacci farà suonare il corno sulle concessioni balneari, irriderà Salvini. Vuole farlo solo schiumare. E’ l’incoerente che si finge Piero Angela, che da lezioni di coerenza alla destra. Con Ludovica Ciriello di La 7 parla di destra “tradita”, “slavata” e chiama a se i no vax, Borghezio, Casa Pound... Un’altra settimana ancora e dirà che la fiamma è lui.
 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio