Ansa

Fuoco e fiamme

No all'azionariato popolare. Lotito detta la linea alla maggioranza: "Questa legge è scritta con i piedi"

Giovanni Lamberti

Il senatore forzista ha convocato i capigruppo a palazzo Madama sul provvedimento che avrebbe permesso ai tifosi di entrare nelle società di calcio. L'ira della Lega: “È assurdo bloccare la legge nello stesso giorno del suo approdo nell'emiciclo"

“Questa legge è scritta con i piedi, io non la voto e non la deve votare neanche il centrodestra”. Pomeriggio del 10 febbraio, su palazzo Madama si abbatte il ciclone Claudio Lotito, il senatore di Forza Italia capace di convocare una riunione dei capigruppo della maggioranza e dettare la linea. Incassando una vittoria per 2-0. La partita è sulla legge sull'azionariato popolare nel calcio e nello sport in Italia. Proposta approvata alla Camera nell’aprile del 2024, ferma in Commissione cultura al Senato per più di sei mesi e poi, grazie a una interlocuzione tra il ministro dello Sport Abodi e la maggioranza, sbloccata e inserita nel calendario dei lavori dell'Aula per la definitiva approvazione. Però nessuno aveva fatto i conti con l’esponente azzurro che fa fuoco e fiamme.

 

Nella riunione - in call anche alcuni capigruppo della maggioranza alla Camera - il patron della Lazio si mette di traverso. Non vuole che i tifosi della Lazio possano entrare in qualche modo nella società. Sciorina uno per uno gli articoli del provvedimento, li contesta. A nulla vale la tesi che gli viene spiegata, ovvero che la legge in pratica non tocca le grandi squadre, è pensata più che altro per le società dilettantistiche, e che comunque segue modelli già presenti, tra l’altro, in Germania e in Spagna. La normativa mira a disciplinare le società sportive a partecipazione popolare, prevedendo che se un ente rappresentativo dei tifosi detiene una quota pari ad almeno il 30 per cento del capitale sociale può nominare un componente del Consiglio di amministrazione della società sportiva. “La proposta va bocciata senza se e senza ma”, l’alt di Lotito. E così il centrodestra rinvia a sine die l’esame dell’Aula. Da qui l’ira della Lega. “Non è possibile – alza le braccia un 'big' del partito di via Bellerio – che un senatore, per di più della maggioranza, tenga in scacco il Senato e convochi una capigruppo. Magari la legge poteva essere respinta dall’Aula, ma bloccarne l’arrivo nello stesso giorno del suo approdo nell’emiciclo è assurdo”. “Se è così faremo lo stesso per altre leggi, come Roma Capitale…”, la minaccia di un altro dirigente leghista, "così Lotito veste i panni del Vannacci del centrodestra...".

Di più su questi argomenti: