Ansa
l'intervista
Nardella: "L'apertura di De Pascale sui Cpr sia lo spunto per una discussione pragmatica nel Pd"
L'ex sindaco di Firenze ed europarlamentare dem interviene nel dibattito su immigrazione e sicurezza: "Non dobbiamo lasciare in mano alla destra la bandiera dei rimpatri degli immigrati irregolari"
“L’apertura di De Pascale può essere interessante e utile per una discussione seria, pragmatica e non ideologica sui Centri di permanenza per il rimpatrio”. Così l’europarlamentare del Pd Dario Nardella entra nel dibattito sulla doppia questione, immigrati e sicurezza, che sta agitando il suo partito in queste ore. Il giorno prima il presidente dell’Emilia-Romagna Michele De Pascale, parlando di un’eventuale apertura di un Cpr nella sua regione, aveva detto che “se lo stato chiedesse alla regione di sedersi a un tavolo per collaborare, io mi ci siederei”. Nardella ricorda che quand’era sindaco di Firenze si era detto favorevole al Cpr “e questo non lo nego. Però poi non lo abbiamo fatto perché sono emersi tutti i limiti di questo strumento. Non solo sulla violazione dei diritti umani, ma anche sulla sua efficacia”. L’europarlamentare dice di non essere “contrario in linea di principio, anche se il basso numero di rimpatri continua a essere un problema serio”.
La dichiarazione di De Pascale ha spaccato però la sua stessa maggioranza in regione Emilia Romagna, con Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra che si sono detti contrari non solo al Cpr, ma anche a ogni tipo di dialogo sul tema. Ma il discorso del presidente della regione riguardava in senso più ampio il tema della sicurezza. Su questo giornale, nei giorni scorsi la sindaca dem di Genova Silvia Salis ha spronato la sinistra a costituire un grande patto trasversale per proteggere i cittadini ribadendo che “la sicurezza vera non si costruisce con la propaganda, ma con politiche concrete”. Dopo di lei hanno parlato anche altri primi cittadini, sempre del Pd, tra cui Mattia Palazzi (Mantova) e Vito Leccese (Bari) che hanno ricordato come “i comuni siano stati lasciati soli”. Lo stesso presidente dell’Emilia-Romagna aveva detto che la sfida per il centrosinistra è quella di capire se "di fronte a un elettorato che ha votato Meloni per avere più sicurezza e oggi è insoddisfatto, gli lasciamo solo Vannacci come possibilità”. Insomma, quelle che si levano dal Pd non sono voci di dissenso, ma di incoraggiamento affinché il partito non lasci alla destra il tema della sicurezza. Su questo aspetto Nardella ritiene che “il punto di vista degli amministratori comunali e regionali dem non possa essere ignorato perché è pragmatico e riflette lo stato d’animo dei cittadini e in particolare degli elettori di sinistra. Il Pd in Parlamento dovrebbe ascoltare di più gli amministratori locali. Non dobbiamo lasciare in mano alla destra la bandiera dei rimpatri degli immigrati irregolari. Dobbiamo invece proporre un dibattito sui Cpr che non sia ideologico, ma pragmatico. Gli immigrati irregolari che delinquono - continua - vanno rimpatriati, punto”.
Il Cpr, secondo l’ex sindaco di Firenze, non è certo lo strumento più efficace e adatto, ma, se si dovessero modificare alcuni malfunzionamenti, potrebbe diventarlo: “In qualche modo bisogna individuare dei luoghi dove ospitare temporaneamente gli immigrati irregolari che devono essere rimpatriati. Una soluzione va trovata. Non è sufficiente dire al Cpr ‘no’ e basta. Dobbiamo seguire il modello danese, dove tra l’altro c’è un governo di centrosinistra”. Dopo la crisi migratoria del 2015, la Danimarca, sia che fosse guidata dal centrodestra o dai socialdemocratici, ha approvato nel corso degli anni diverse leggi per scoraggiare l’arrivo di migranti, rendendo anche più difficile l'accesso alla cittadinanza. E' stato il primo stato Ue a mettere in pratica l'esternalizzazione delle frontiere firmando nel 2021 un memorandum con il Ruanda per trasferirvi i richiedenti asilo, abbandonandolo l'anno successivo dopo le critiche della Commissione europea. Due giorni dopo l'adozione del Nuovo Patto su Migrazione e Asilo nel maggio 2024, la Danimarca ha pubblicato una lettera firmata da 15 paesi, tra cui Italia, Grecia e Paesi Bassi, a favore dell’esternalizzazione delle procedure di asilo.
A proposito di modelli, ieri il Parlamento europeo ha approvato i due regolamenti che introducono l’elenco comune dell’Unione europea dei paesi di origine sicuri e rafforzano il concetto di paese terzo sicuro. Misure che, se approvate anche dal Consiglio Ue, permetterebbero al governo di Giorgia Meloni, che oggi si riunisce in un Cdm proprio sul tema immigrazione, di rendere effettivamente operativi i centri albanesi. All’Eurocamera non hanno votato a favore solo il Partito popolare e le destre, ma anche una ventina di socialisti, gruppo di cui fa parte il Pd. Troppo pochi per parlare di spaccatura, ma Nardella comunque ritiene il caso “indicativo di un dibattito che sta maturando anche nella sinistra europea sull’approccio da avere sul tema dell’immigrazione”. L’europarlamentare non crede che estendere la lista dei paesi sicuri sia il metodo migliore perché è un “modo surrettizio di affrontare un problema reale. Sostenere che la Tunisia sia un paese democratico e sicuro è una grande presa di giro". La questione, dice, va affrontata piuttosto “con un pressing sugli accordi con i paesi di origine e anche sulla distinzione tra i rifugiati politici e immigrati irregolari che delinquono”. E lancia la sua proposta: “L’apertura di De Pascale può essere interessante per riprendere in mano anche quel decreto Minniti-Orlando partendo proprio dal suo miglioramento”.