Ansa

La stretta in cdm

Meloni rilancia il modello Albania e vara il blocco navale. La sinistra litiga sui Cpr

Ruggiero Montenegro

“Difendere i confini è un dovere”, esulta il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Palazzo Chigi recepisce le normative europee e vara il nuovo pacchetto sull'immigrazione, con misure più severe per espulsioni e ricongiungimenti. Il dem Michele De Pascale apre al confronto con il governo sui centri di espulsione.  Avs, M5s e Cgil lo attaccano 

Nella rossa Emilia-Romagna  la sinistra va in tilt sui Cpr. Il governo invece   tira dritto e rilancia sul modello Albania: dopo  il decreto sicurezza, l’immigrazione.  Mentre Roberto Vannacci attacca la “destra slavata”, da Palazzo Chigi arriva un altro segnale. Il Consiglio dei ministri  ha approvato oggi il nuovo pacchetto di norme. “Difendere i confini è un dovere”, esulta il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Si va da  una stretta sull’accoglienza al blocco navale, con multe e sanzioni  per chi lo vìola.  E poi limitazioni all’interno dei Cpr,  misure più severe per i rimpatri e una delega al governo per dare attuazione al Patto europeo su migrazione e asilo in vista dell’entrata in vigore di giugno.  
 

La premier Giorgia Meloni – che domani sarà al Castello di Alden Biesen, in  Belgio, per il vertice europeo informale –  ha aperto il Consiglio dei ministri ricordando Antonino Zichichi, il fisico morto lunedì scorso. Ma al centro della riunione di Palazzo Chigi c’era il ddl in lavorazione da giorni e limato più volte fino all’approvazione di questa sera. E infatti alla fine la cosiddetta norma Salva-Almasri esce dal disegno di legge.  Il testo recepisce le indicazione della Corte costituzionale e fissa nuovi paletti. All’articolo due si prevede “l’interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali della frontiera marittima per minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”. Potrà durare trenta giorni, rinnovabili  fino a sei mesi. Sarà il governo a disporlo su indicazione del Viminale, in caso di rischi per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale: si parla di terrorismo ma si potrà attuare anche di fronte a una forte pressione migratoria. “Il blocco navale? Penso che quanto è scritto nel decreto sia chiaro. Poi bisogna vedere la possibilità concreta di attuarlo nel momento in cui, come noto, spesso e volentieri sulle misure del governo italiano sono intervenuti anche altri”, spiegava il ministro Tommaso Foti. I  migranti a bordo delle imbarcazioni bloccate potranno essere trasferiti in paesi terzi, in Albania insomma.  Un modello che Meloni e i suoi, dopo il fallimento iniziale,  contano di rilanciare, dopo l’approvazione del Parlamento europeo delle nuove norme su paesi terzi e paesi d’origine sicuri e grazie al  Patto  Ue sulle migrazioni che mette  la dimensione esterna al centro delle politiche migratorie dell’Unione.  Al ministero dell’Interno sono dunque convinti che presto i centri di Shëngjin e Gjadër potranno tornare a funzionare secondo l’idea iniziale, attraverso un quadro legislativo più chiaro.  

Nei ragionamenti che corrono tra il Viminale e Palazzo Chigi, le misure contenute nel ddl dovrebbero limitare la discrezionalità dei magistrati, più volte attaccati dalla premier e dalla sua maggioranza e indicati come il principale ostacolo al modello albanese. Tra le altre decisioni del Cdm (che ha anche impugnato le legge dell’Emilia-Romagna sugli affitti brevi), si allargano i casi in cui i giudici potranno disporre le espulsioni, che potranno essere più rapide, e  si introducono criteri più stringenti per i ricongiungimenti e per la protezione complementare. Quanto ai Cpr (oltre a prevedere espulsioni per chi partecipa alle rivolte) la bozza del ddl prevedeva limitazioni all’uso dei cellulari.

 

E mentre la destra esulta, la  sinistra su questi temi invece si divide. Michele De Pascale è tornato a rilanciare sui Cpr, dicendosi pronto a lavorare con il governo per rendere le espulsioni più efficaci. Non ha escluso la possibilità di istituire un centro anche nella sua regione per far fronte al problema sicurezza. Una posizione fortemente criticata da M5s, Avs e Cgil e pure da esponenti della giunta dem di Bologna, guidata da Matteo Lepore. Di un altro avviso è invece Dario Nardella che, pur consapevole le varie criticità dei Cpr, si schiera con il governatore: “In qualche modo bisogna individuare dei luoghi dove ospitare temporaneamente gli immigrati irregolari che devono essere rimpatriati. Una soluzione – dice al Foglio l’ex sindaco di Firenze – va trovata. Non è sufficiente dire al Cpr ‘no’ e basta. Dobbiamo seguire il modello danese, dove tra l’altro c’è un governo di centrosinistra”. Ed è lo stesso con cui spesso la premier Meloni ha giocato di sponda sulle questioni legate all’immigrazione.

 

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