(foto Ansa)
Il racconto
Meloni misura Vannacci e Salvini sul Dl Ucraina. Occhi sulle assenze Lega. I vannacciani indecisi fanno già coalizione con la sinistra
I vannacciani lasciano la porta aperta. L'opzione è votare fiducia ma non il decreto. Sognano un incontro Vannacci-Meloni ma si tengono le mani libere su Kyiv e il M5s li guarda con interesse. In Toscana intanto i seguaci del generale fanno già coalizione con Avs-Pd e M5s
Le avete viste tutte. Non tutte. Ci sono affinità elettive giallo-nere-rosse, M5s-Avs-Vannacci, le onde radio Putin. Oggi la Camera vota la fiducia al dl Ucraina e Meloni vuole sapere di quanti leghisti si può ancora fidare, quanti sono i felloni, gli imboscati, e cosa vogliono i marinettiani di Futuro nazionale. A ora di pranzo può nascere la Askatasuna con la pochette, gli anti Kyiv, la triplice alleanza M5s-Avs e vannacciani, i deputati Ziello-Sasso-Pozzolo. Questi vannacciani hanno capito il gioco. Si tengono la porta aperta con Meloni, insolentiscono Salvini. Ziello, che è la mente dei tre, sentite cosa pensa della Lega: “Molto presto finirà come l’Ilva”. Cosa votate oggi? Risponde Ziello: “Potremmo votare la fiducia e non il decreto o non partecipare alla fiducia e votare no al decreto. Riflettiamo. Ce lo dirà il capo, Vannacci”. Il capo.
Stanno tornando termini da vecchio baule: il capo, la fiducia, le armi… Un Crosetto, cavouriano, prende la parola in Aula e spiega perché il governo chiede il voto a viso aperto: “Porre la fiducia non è un modo per scappare ma obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire se continuano ad appoggiare”. Si scrive Vannacci ma si legge Salvini. Sono marcette smandrappate in un’Italia fritta e matta: anarchici, referendum e indagini (altra inchiesta a carico della Santanché con l’ipotesi di bancarotta fraudolenta). Smandrappati è la parola che usa Francesco Boccia, di passaggio a Montecitorio, quando gli fanno notare che la sinistra è sfasciata sull’Ucraina, ancora, che il M5s si trova già a suo agio con Futuro (o strapiombo) nazionale di Vannacci. Boccia, il Bravo di Elly, difende la casa: “Premesso che il centrodestra, quando era opposizione, si è sempre separato, ecco, premesso questo, Meloni si occupi degli smandrappati della sua coalizione. Fratoianni quando sarà il momento starà con noi”. Angelo Bonelli, che è Bonelli, formidabile: “Vannacci vota come noi? E ‘sticazzi! Io non c’entro niente con Vannacci”. La capogruppo del Pd, alla Camera, Chiara Braga, domanda: “Meloni ci deve dire chi fa parte della sua maggioranza. Ne fa parte anche Vannacci?”. Non lo sa neppure Vannacci, il capo. Non ridete. I vannacciani sono tre e quando ci spiegano la linea sembra di vivere la scena di Alberto Sordi di “Tutti a casa”, solo che in Italia si inizia con la pernacchia e si finisce con Di Maio che abolisce la povertà.
Dice Sasso che “in quanto membro di Futuro nazionale io sono futurista, mi sento un naturale interlocutore del centrodestra” e che “Calenda, ma l’avete visto in tv? Prende psicofarmaci?”. Sui telefoni viene inoltrato il video di Calenda che accusa Vannacci di essere “un traditore della patria” e anche Filini, lo Strabone di Meloni, ospite nella stessa trasmissione, gli manda a dire: “Noi le idee le abbiamo chiare, suggerisco a Vannacci di fare qualche approfondimento in più. L’Ucraina non sta perdendo la guerra. E’ una balla! Difendere l’Ucraina significa difendere Occidente!”. Lunedì sera, quando Meloni-Crosetto e Ciriani, hanno deciso la strategia, il “vediamo a che gioco, gioca, Vannacci”, si è sottovalutato che Vannacci forse non vale niente, elettoralmente, ma sa camminare sul trapezio. Sta sulla corda e ci sta portando la stampa, i sondaggi di Mentana (che lo danno al 3.3 per cento, Bum!) e ci porta anche Meloni. Vuole l’incontro con lei e lo conferma Sasso: “Un incontro tra i due, prima o poi, sarà inevitabile”. Il Pd rimane sconvolto dalle parole di Ziello che insolentisce, Salvini, il suo ex segretario, come fosse un Grimaldi di Avs (un altro che da Vannacci si allontana, a parole: “Io non sono filoputiniano”) tanto da pronunciare (questo è Ziello, l’ex): “La coerenza sta a Salvini come la puntualità sta ai treni che dovrebbe gestire come ministro”. Con Vannacci non funziona la frase “è un traditore”. Fa parte della risma dei Kim Philby, la famosa talpa britannica, che rifiutava l’accusa di fellonia: “Per tradire devi prima appartenere, io non appartenni mai”.
Il Pd voterà ‘no’ alla fiducia ma ‘sì’ al decreto mentre il M5s voterà due ‘no’. Ricciardi, del M5s, sull’Ucraina e Vannacci, lascia intendere che loro, i vannacciani, sono quello che il M5s già era. Non è una fantasia, non del tutto. Stanno sperimentando la complicità. In Toscana, ieri, è stato impedito a Italo Bocchino di presentare il suo libro in Consiglio regionale. E’ una decisione della maggioranza ma sapete chi ha votato con Avs e Pd? Ha votato il consigliere regionale, Massimiliano Simoni, eletto con la Lega e oggi totus vannacciano. In Europa, Meloni incassa la vittoria della lista dei paesi sicuri ma la destra è ancora sicura che si vince facile, alla prossima? La legge elettorale (ieri ci sarebbe stato un altro incontro di maggioranza) torna a essere dirimente e la clausola del miglior perdente della coalizione da recuperare (la clausola Lupi) adesso è in discussione. Oggi, tra le tante altre cose ci sarebbe un Cdm e dovrebbe entrare il blocco navale (anche se al momento è in bilico). Non ci resta che Vannacci. Chiediamo a Crosetto: ministro, lei vuole Vannacci in coalizione? E Crosetto: “Non spetta a me. Io sono un umile servo nella vigna meloniana. I vannacciani? Dai frutti, dal voto, li riconosceremo”. Meloni aspetta vuole smascherarli sull’Ucraina e non le basta il voto a metà. Se i vannacciani votano la fiducia e non il decreto realizzano uno di quei quadri con zuppe di destra e cetrioli di sinistra. Sono le famose teste che facevano dire al filosofo Barthes: “Il loro effetto è la repulsione”. Vannacci è l’Arcimboldo, la natura morta di questo tempo.