EDITORIALI

La memoria poco “speciale” di Rosy Bindi

Redazione

"Abbiamo combattuto le BR senza leggi speciali e senza sospendere le garanzie costituzionali come sta avvenendo ora", ha detto. Ma negli anni di Piombo, il terrorismo italiano fu sconfitto anche grazie a leggi come la Reale. Il sospetto è che l'ex ministra abbia una memoria selettiva, utile solo ai comizi contro la riforma Nordio

     

Ospitata a “L’aria che tira” su La7, Rosy Bindi, per criticare le misure proposte dal governo per combattere i fenomeni eversivi e di violenza politica di piazza, è incorsa in una falsificazione che è difficile derubricare a semplice pasticcio della memoria:  “Abbiamo combattuto le Brigate rosse e il terrorismo – ha detto – e lo abbiamo sempre combattuto senza leggi speciali e senza sospendere le garanzie costituzionali come sta avvenendo ora”. Sia un problema di memoria, o di mistificazione della storia politica, qualcosa non torna: visto che nel corso di quella dura battaglia contro l’eversione furono approvate numerose “leggi speciali”, e furono decisive, che poi vennero abrogate quando il pericolo fu superato. Nel maggio del 1975 entrò in vigore la legge proposta dal Guardasigilli Oronzo Reale (la famigerata “legge Reale”, madre di tutte le leggi speciali odiate dall’estrema sinistra) che sanciva il diritto delle forze dell’ordine a fare uso delle armi quando necessario anche per mantenere l’ordine pubblico, prolungava a quattro giorni il periodo di custodia preventiva senza autorizzazione della magistratura, proibiva l’uso di caschi o altri indumenti che rendessero impossibile l’identificazione. Sottoposta a referendum abrogativo nel 1978, la legge Reale venne confermata con un consenso superiore ai tre quarti dei votanti. Di tutto ciò e dell’intenso dibattito che si svolse la distratta Bindi non sembra si sia accorta. Lo stesso vale per la riforma dei servizi segreti del 1977 e per i “decreti Cossiga” che aumentavano le pene introducendo l’aggravante del “terrorismo ed eversione dell’ordine democratico” aumentando i tempi della carcerazione preventiva. E da ultimo la legislazione premiale sui pentiti. E’ difficile pensare che Bindi non si occupasse della lotta alle Br, che avevano ucciso il suo maestro Vittorio Bachelet; più facile sospettare una memoria selettiva su base politica utile solo ai comizi contro la riforma Nordio.

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