l'anello debole
Sinistra per Ghali. Tutto il mondo si diverte a Milano Cortina. Tranne Rodari (ronf) e chi frigna per la censura
Monologhi sulla pace, accuse di censura e polemiche identitarie. Così la cerimonia si trasforma in carnevale politico. Per fortuna le gare regalano emozioni vere. A ricordare il senso del gioco ci pensa un ventunenne sul ghiaccio, non un rapper offeso
Siamo straconvinti che anche Mariah Carey avrebbe avuto qualcosa di suo da dire, alla Opening Ceremony, e siamo strasicuri che non sarebbe stato interessante. E pure Favino, avesse voluto aggiungere due endecasillabi suoi a Leopardi, non sarebbero fregati nulla a nessuno. Ma loro sono professionisti veri, conoscono la regola del loro ingaggio per lo show. Parlare della pace nel mondo invece è un monologo scemo che puoi fare a Sanremo, nel caso. Così mentre tutto il pubblico di San Siro, globale e “tutta l’Italia!” si sta divertendo a partire da venerdì, e adesso anche di più finalmente con la raffica di gare e medaglie (mannaggia, avesse vinto l’oro Goggia l’apoteosi era già fatta) gli unici malmostosi a lamentarsi, a politicizzare una cosa che è solo carnevale sono i soliti Elly’s boys and girls: la sinistra riparta da Ghali. L’idea di invitare alla cerimonia il rapper nativo di Baggio di origini tunisine dice Abodi che è stata della Fondazione Milano Cortina, e già non si capisce perché. C’è Bocelli, c’è Pausini, il fantasma di Armani: a che titolo pure Ghali?
Si è lamentato il rapper che non c’era “pace armonia umanità”. Infatti era uno show, non erano previste minchiate, anche la tregua olimpica s’era già affumata. In più lui ha letto una stucchevole poesia da baci Perugina di Gianni Rodari, una paternale sulla “guerra” che, senza specificare guerra di chi, è una belluria amorale. Tanto che nel frattempo nello stadio fischiavano gli atleti israeliani e applaudivano quelli mandati dai pasdaran. La sinistra riparta dunque da Ghali. E pure da Rodari. Ma anche da Concita De Gregorio che ieri, nel giorno in cui Repubblica aveva in prima pagina l’arresto per furto di moto di Fares Bouzidi, l’amico in fuga che andò a schiantarsi con Ramy Elgaml al Corvetto, fa una filippica in difesa del “censurato” Ramy e del demi monde di post immigrazione “che la destra chiama maranza” che lui rappresenta, quella seconda generazione al coltello che Milano purtroppo conosce molto bene. E riesce a dire una cosa che forse è solo una stupidaggine, perché se non lo fosse puzzerebbe davvero di antisemitismo: dice che sarebbe stato negato a Ghali di inserire nelle traduzioni anche l’arabo: “Forse temevano di infastidire la delegazione israeliana”. La quale delegazione non ha fatto una piega davanti ai fischi di chi evidentemente si considera inclusivo a fasi alterne. La sinistra riparta dalle buffonate di Ghali. Ma anche da Concita De Gregorio.
La favola dello sport e della vita riparta invece da Ilia Malinin, il meraviglioso pattinatore statunitense, ventuno anni da Fairfax ma figlio di due super pluricampioni di pattinaggio uzbeki, che poi hanno scelto di emigrare nella Land of opportunity. Ha ventuno anni, un bel sorriso e la chioma biondo-rossiccia, è lo Jannik Sinner del pattinaggio. Domenica sera alla Milano Ice Skating Arena ha preso per mano la sua nazionale nella gara a squadre di pattinaggio di figura, l’ha trascinata con sé in un incredibile salto mortale rovesciato, una cosa vietata da cinquant’anni perché rischiosa e perché, più che altro, nessun altro è capace di farla, e si è preso l’oro. Dal vivo, è stata pura emozione.
verso il dl ucraina
M5s, Avs e vannacciani contro l'invio delle armi a Kyiv. La corsa al pacifismo
Un confronto inevitabile