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Palazzo Chigi in trincea
Meloni sente Crosetto e mette la fiducia sul dl Ucraina: “Niente tribune a Vannacci”. Scossa al Mef
Contro i vannacciani il governo cambia strategia. Amendola, l’ex ministro degli Affari Europei del Pd: “Tra Vannacci e Kyiv, la premier manda la palla in tribuna". Intanto scoppia il caso. Il dirigente Stefano Di Stefano indagato con l’ipotesi di insider trading nella vicenda Mediobanca-Mps
Vannacci si vanta, Meloni si blinda. Al Mef scoppia il caso “gonzo”. Il governo pone oggi la questione di fiducia sul Dl Ucraina. La decisione è presa da Meloni e Crosetto e serve a smascherare Vannacci. Il pensiero di Meloni è che “su Kyiv non bisogna dare tribune”. L’altro pensiero è che si vedrà se Vannacci e i tre vannacciani fanno sul serio quando dicono “vogliamo stare nella coalizione” o se mentono spudoratamente. Nella nota di FdI si ripete, con un titolo del Foglio, che la “vittoria russa è una balla” e che “non ci faremo intimidire dalla propaganda e dalla falsità di nessuno. Ci sono valori non negoziabili”. Meloni misura la lealtà
Una frase di FdI riassume strepitosamente il clima del momento: “Stanno aumentando i pirla”. Il primo riferimento è al caso che terremota il Mef. Riguarda il dirigente Stefano Di Stefano indagato da ieri con l’ipotesi di insider trading nella vicenda Mediobanca-Mps. Di Stefano è molto più che un dirigente. E’ il responsabile della Direzione Partecipazioni societarie del Mef, siede nel cda di Mps, e secondo l’accusa avrebbe acquistato azioni di Mediobanca e Mps per centomila euro, lui che possedeva informazioni riservatissime. Per FdI “non c’entra niente con la vicenda Mps-Monteapschi, e se l’ipotesi è vera siamo di fronte a un’ingenuità criminosa bestiale”. In questo caso vale la presunzione d’innocenza, (e si augura anche quella di intelligenza). Di Stefano si dovrebbe dimettere da Mps, oggi, e c’è da capire se si autosospende dal Mef (come minimo) e cosa significa che avrebbe acquistato azioni “a cavallo dell’operazione” Mps-Mediobanca. Ovviamente al Mef è come scoprire il collega: “Lui? Non ci credo”. Di Stefano è un dirigente di elevata esperienza che ha sempre maneggiato informazioni sensibili, da anni. La linea dei gonzi, come quella della palma di Leonardo Sciascia, rischia di salire. Il comico Andrea Pucci viene trattato come Salman Rushdie... Vannacci, che parla come Ardengo Soffici..., si crede un generale, il direttore di Rai Sport, Petrecca apre i giornali manco fosse Trump…
Contro il baraccone Vannacci, l’emendamento soppressivo del Dl Ucraina, a firma Ziello, Sasso e Pozzolo, il governo cambia strategia. Di mattina si è per andare al voto senza fiducia, per attendere la prossima settimana il Milleproroghe (che si vota con fiducia) ma poi la svolta. Crosetto, che parla con le azioni concrete, ha una conversazione con Meloni. E’ Crosetto che vuole metterci la faccia, in Aula, sarà lui che chiederà di votare con fermezza. Serve anche per compattare la Lega. La decisione viene comunicata dal ministro Ciriani direttamente ai capigruppo di maggioranza. La fiducia potrebbe avere un costo politico alto. Alla Camera ci saranno due voti: uno sulla fiducia e l’altro finale sul Dl Ucraina. Finora il Pd ha sempre votato con responsabilità, ma adesso si potrebbe rompere quel patto tacito.
Dice Enzo Amendola, l’ex ministro degli Affari Europei del Pd: “Tra Vannacci e l’Ucraina, Meloni manda la palla in tribuna”. Questi sono i due scenari che si prevedono: alla Camera voto di fiducia (confermato) mentre al Senato, dove non ci sono vannacciani, si può votare senza questione di fiducia. I vannacciani si stanno già vendendo la decisione come una vittoria. Dichiara Ziello che “Salvini ha paura del voto e scappa dalle proprie responsabilità”. L’aria si sta guastando e quella che resta una fantasia, il voto anticipato, è come i petali dei fiori: voto o non voto? Meloni scommette sulla longevità del suo governo e anche sulla possibilità, l’anno prossimo, di poter fare una legge di bilancio espansiva. La certezza è che su Kyiv ne ha fatto una questione d’onore. Nella nota di FdI si fa ronda in difesa dell’Europa perché “sebbene la Russia possieda ancora armi nucleari non è all’altezza di una grande potenza in quasi nessuna categoria di indicatori economici, scientifici e tecnologici”. Cala il sostegno popolare del conflitto in Russia e per FdI “non dobbiamo rischiare di cadere nella trappola delle tecnologiche e ben confezionate fake news russe. Continueremo a sostenere la resistenza del popolo ucraino”. Meglio questa nota che la rivista Limes.
verso il dl ucraina
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Un confronto inevitabile