Meloni l'Africana

Come procede il piano Mattei? La premier a metà febbraio farà il punto ad Addis Abeba

Gianluca De Rosa

Il 13 febbraio la presidente del Consiglio sarà in Etiopia per la seconda edizione del vertice Italia-Africa, la prima nel continente africano

Non c’è solo il Consiglio europeo informale sul futuro dell’Europa. Per Giorgia Meloni febbraio sarà il mese di un altro importantissimo appuntamento. Il giorno successivo al vertice di Bruxelles, il 13 febbraio, infatti, la premier volerà ad Addis Abeba. Nella capitale etiope, dopo il primo appuntamento del 2024, si svolgerà la seconda edizione del vertice Italia-Africa, la conferenza internazionale che svolge un ruolo cruciale per la realizzazione del piano Mattei, la strategia italiana per l’Africa con tanto di struttura a Palazzo Chigi, guidata dal consigliere diplomatico della premier, l’ambasciatore Fabrizio Saggio.

Dopo l’evento di due anni fa a Roma, questa volta, il vertice si svolgerà direttamente nel continente africano. Non solo. Il giorno successivo la presidente del Consiglio sarà l’ospite d’onore dell’assemblea plenaria dell’Unione africana, l’organizzazione intergovernativa che comprende tutti i 55 stati del continente. La due giorni sarà dunque l’occasione per fare il punto con i 14 paesi che partecipano al piano Mattei su cosa ha funzionato e cosa può funzionare, ma anche sui progetti futuri e su nuove eventuali adesioni al piano italiano.

 

In vista dell’appuntamento già due giorni fa la premier ha sentito al telefono il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune per parlare dell’avvio dei lavori di uno dei progetti del piano Mattei: il centro italo-algerino per la formazione e la ricerca in campo agricolo a Sidi Bel Abbès, intitolato proprio al fondatore dell’Eni. In Algeria è anche già partito un progetto sull’agricoltura desertica che il governo intende replicare anche altrove. Mentre la speranza è che l’Algeria possa diventare in breve, anche grazie a questo progetto, esportatore di grano nei paesi limitrofi.

 

Da quando il piano Mattei è stato ideato i paesi aderenti sono cresciuti da 9 a 14. E al governo sono convinti che il numero sia destinato a crescere ancora nel 2026. La convinzione a Palazzo Chigi è che il metodo sia vincente e stia funzionando. “Tutte le missioni che facciamo in Africa si basano su una domanda essenziale: come possiamo aiutare, quali sono le vostre priorità come possiamo costruire insieme un progetto? Molto spesso la principale priorità è quella idrica. Dal reperimento alla gestione dell’acqua: sia per l’irrigazione, sia per le infrastrutture civili”, spiegano fonti diplomatiche.

Meloni d’altronde è stata tra i presidenti del Consiglio a ricevere a Palazzo Chigi più leader africani. Non una scelta eccentrica, ma il segnale di una precisa strategia. Perché – è la convinzione di chi consiglia la premier – se è vero che non si può sostituire la presenza russa e cinese nel continente africano, lo è altrettanto che col piano Mattei anche l’Italia ha messo i suoi piedi in Africa. In una logica di collaborazione e vantaggio reciproco. E infatti anche su investimenti sovranazionali di interesse strategico, come il corridoio di Lobito, un progetto infrastrutturale che mira a collegare il cuore minerario dello Zambia all’Atlantico angolano, ora l’Italia ha un ruolo.  Per per questo motivo la speranza è che il piano Mattei diventi una strategia di interesse nazionale, in grado di sopravvivere all’alternarsi dei governi.

Intanto, dicono fonti di governo, il piano Mattei, si sta sempre più internazionalizzando. Con progetti che coinvolgono non solo il Global Gateway dell’Ue – lo strumento europeo per investimenti infrastrutturali che ha messo circa un miliardo sul piano Mattei – e altri paesi europei, ma anche paesi extra Unione. Dal Golfo all’Asia centrale. Del piano Mattei la premier avrebbe parlato anche con i capi di governo di Giappone e Corea del Sud nel corso delle sue recenti visite in questi paesi.

I temi del piano comunque restano sempre gli stessi: energia, agricoltura, infrastrutture, sanità, acqua, istruzione e formazione. Ma i partner, sia aziendali, sia statali, stanno crescendo. Mensilmente il Comitato operativo per l’attuazione del piano si riunisce insieme ai responsabili di Cassa depositi e prestiti per valutare i progetti. E la procedura, come gli strumenti per finanziare i progetti, si è ormai rodata. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche fino a oggi sono stati investiti circa 1,4 miliardi tra fondo clima (800 milioni deliberati) e plafond Africa, lo strumento gestito da Cassa depositi e prestiti che si rivolge ai privati. Anche se, coinvolgere le aziende, principalmente le pmi, non sembra ancora facilissimo. Manca ancora una convincente strategia di comunicazione e informazione. Così come si registrano nodi critici per l’approvazione di progetti già pronti da parte dei parlamenti e delle istituzioni africane.