(foto Ansa)

l'intervista

Parla Renzi: "La scissione di Vannacci farà molto male a Meloni. Per la sinistra è un assist, ma ora diamoci una mossa”

Luca Roberto

L'ex premier e leader di Iv: "L'uscita del generale dalla Lega mostrerà che la coperta della premier è corta. Per vincere il Campo largo deve cambiare nome, stabilire 3-5 priorità entro l'estate e fare le primarie all'inizio del nuovo anno. Cambiare la legge elettorale? Al massimo introducendo le preferenze, ma la premier non le vorrà"

Matteo Renzi era stato tra i primi a preconizzarlo, proprio in un’intervista al Foglio: “Vannacci sarà un problema per Meloni e per la destra”. E adesso che il generale lascia la Lega per fondare il suo partito, senatore, che succede? “Succede che quale che sia la percentuale di Vannacci, e io credo che sia più alta di quanto vogliono far credere da Chigi, per Giorgia Meloni c’è la prima grana politica della legislatura. Per la prima volta si rompe un pezzo della sua coalizione che aveva fatto dell’unità la propria forza”. Al di là delle elezioni del 2027, possono esserci scossoni anche all’interno del governo? “No. Ma Meloni sta governando male. E se glielo dicono da destra su immigrazione, sicurezza, tasse ha in prospettiva un problema politico oggi, numerico domani”, spiega l’ex premier e leader di Iv. Secondo cui “l’uscita di Vannacci è un assist al Campo largo. Se la sinistra sta insieme alle prossime elezioni vince. Certo bisognerebbe darsi una mossa tutti insieme. Ma lo spazio c’è. E la rottura a destra colpirà Meloni più di quanto si immagini. Guardate all’esempio di Farage nel Regno Unito”.

 

C’è chi ha messo a paragone la scissione di Vannacci con l’uscita di Bossi dal primo governo Berlusconi, nel 1994. “Ma di parallelismi non ne vedo perché lì cadde il governo”, argomenta Renzi parlando col Foglio. “Vedo più analogie con il Regno Unito. Vannacci sta a Farage come Meloni stava a Sunak. All’inizio tutti prendevano in giro Farage, poi, nel giro di cinque anni i suoi contenuti hanno distrutto i conservatori spostando a destra l’asse della coalizione e imponendo la sua leadership. Non so se Vannacci sarà in grado di farlo. Ma fossi in lui giocherei questa carta, più Farage che Bossi”. Al di là di quello che accadrà alla coalizione di governo, però, la nascita di un nuovo soggetto politico a destra della Lega dovrebbe, forse, ingolosire il centrosinistra. Per voi è un grande assist? “Sì, lo ripeto. Se la sinistra sta insieme alle prossime elezioni vince. Certo bisognerebbe darsi una mossa. Ma lo spazio c’è. E la rottura a destra colpirà Meloni più di quanto si immagini. Anche perché se tiene dentro Vannacci, non è credibile al centro. Se rincorre Calenda perde pure Salvini. La coperta di Giorgia è più corta del previsto”. Quest’uscita rafforza, quindi, la necessità del Campo largo di dotarsi di un’agenda condivisa? “Partendo dal cambiare nome al Campo largo, parola che porta pure un po’ sfortuna”, risponde allora Renzi. “Ma al di là del nome c’è un dato di fatto. Se si sta sull’ideologia si perde. Se si va sulla quotidianità vinciamo noi e la Meloni crolla: stipendi, sicurezza, tasse, liste d’attesa, costo della vita. Martelliamo su quello e Giorgia torna a fare l’opposizione”.

 

Qual è la battaglia che il centrosinistra non ha ancora messo in campo per battere davvero Meloni? “La questione economica. Io sarei ossessivo. Hanno un ministro come Urso che fa ridere i polli. Dati sul carrello della spesa che fanno male. Non hanno scelto una riforma che fosse una da presentare alle famiglie. La Meloni è una leader No euro: da quando c’è lei non ci sono più gli euro nel portafoglio. Mica è tutta colpa sua, sia chiaro, ma lei non ha gestito la situazione. Per noi la priorità è questa!”, incalza il leader di Iv. Per vincere, insistiamo, c’è bisogno di stabilire già adesso le tappe per incoronare una leadership forte? Bisogna guardare a una figura che va oltre il recinto dei partiti, una come Silvia Salis? “Elly Schlein sta generosamente tenendo in piedi la coalizione. Per me dopo l’estate si deve stare tutti insieme su 3-5 punti di programma. E poi le primarie da farsi a inizio anno nuovo”, è sicuro l’ex premier. A tal proposito, ragionando di assetti futuri, il centrodestra se ne sta già occupando, ma non dovrebbe essere oggi il centrosinistra a voler una legge elettorale con premio di maggioranza? E qui Renzi ci risponde che “cambiare la legge elettorale prima delle elezioni è un errore. Chi lo ha fatto ha sempre perso nelle urne. Un suggerimento a Meloni: non cambiare nulla. E se proprio devi cambiare, metti le preferenze. Ma non avrà il coraggio di farlo, vedrà”. In ultima battuta, torniamo sulle divisioni a sinistra, che permangono pur dopo l’assist vannacciano. Possiamo dire che è difficile vincere le elezioni se nel Campo largo ci sono ancora partiti, come Avs, che hanno manifestato per difendere l’estremismo veicolato da un centro sociale come Askatasuna? Ci vorrebbe una condanna più forte? “La terribile manifestazione di Torino è un’occasione per tornare a dir cose di buon senso. La sinistra radicale deve rompere ogni cordone, non tanto con i violenti, ma con chi giustifica, copre, ammicca alla violenza”, dice Renzi. “La destra deve governare un paese senza decreti spot ma assicurando la certezza della pena. Questo è un paese che tiene in carcere da oltre un anno uno come Gianni Alemanno e lascia fuori i violentatori come quello di Milano e gli assassini come quello di Bologna. Assicuriamo la certezza della pena anziché fare propaganda. E tutti insieme, destra e sinistra, ringraziamo le forze dell’ordine per il lavoro straordinario che stanno facendo”. Voterete la mozione di maggioranza sulla sicurezza che la destra presenterà in Senato? “Siamo pronti a leggere le carte ma siamo pessimisti: su questi temi la Meloni fa solo propaganda”.

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  • Luca Roberto
  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.