(foto Ansa)
Il colloquio
Moncalvo: “Zaia, Fedriga e Fontana sono tre pavidi. Salvini galleggia”
“La Lega, oramai, conta solo su colonnelli senza coraggio”, dice Gigi Moncalvo, decano del leghismo e già direttore della Padania. I colonnelli sono i tre presidenti di Regione (e Giorgetti), incapaci di sconfessare Salvini dopo l'uscita di Vannacci
“La Lega, oramai, conta solo su colonnelli senza coraggio”. La sentenza, impietosa, è di Gigi Moncalvo, decano del leghismo e già direttore della Padania. I colonnelli, si capisce, sono Attilio Fontana, Luca Zaia, Massimiliano Fedriga. I tre presidenti di Regione che per Moncalvo sono solo “tre incapaci”. “Tre inetti nel fare il passo decisivo – dice – persino dopo la defezione di Roberto Vannacci. Tre pavidi che dovrebbero soltanto alzare il ditino, nel Politburo di via Bellerio, e mettere la firma sotto una mozione che sfiduci Matteo Salvini”.
Cosa li frena, dunque? “La paura. Costoro, nello zaino, non hanno il bastone del maresciallo che possa spingerli sul trono. Temono il segretario. D’altra parte, lei se lo immagina, ancora, un Giancarlo Giorgetti andare contro il vicepremier?”. Non poniamo limiti all’immaginazione. “L’unico che avrebbe potuto, in Veneto, sarebbe stato Luca Zaia. Ma non l’ha fatto. La verità è che nel Carroccio non può esserci un 25 luglio 1943. Un giorno definitivo in cui si abbatta il tiranno”.
A chi giova, quindi, l’uscita di Vannacci? “Forse soltanto a Salvini”. Addirittura. Ma non gli porta via consenso? “Vannacci ha conquistato voti per merito di Alberto da Giussano. Bisognerà vedere se sono suoi, e fino a che punto”. E perché Salvini ci dovrebbe guadagnare? “Perché Vannacci ha commesso un errore fondamentale”. Cioè? “Il generale doveva farsi cacciare, non doveva andarsene. Solo così si sarebbero messi a fuoco i metodi della Lega”. Cosa sarebbe accaduto se l’avessero cacciato? “Vannacci si sarebbe presentato davanti al Politburo, il consiglio federale del partito, quell’organismo sovietico, quel tribunale dell’Inquisizione…”. E? “E lì avrebbe dovuto fare come Gianfranco Fini. E chiedergli: ‘Che fai, mi cacci?’ Sarebbe stato un gesto scaltro, da martire e da militare. Invece così si è messo nei guai. Gli ha fatto un favore”.
Salvini si è detto deluso. “Macché deluso. Salvini, in questo modo, ha dato l’idea di ubbidire ai colonnelli. Neppure ha avuto bisogno di recitare la parte del tiranno, mettendolo alla porta. Comunque, l’errore di Vannacci è strano”. Strano per difetto di lungimiranza? “Strano perché per fondare un partito ci vogliono tanti soldi. E lui li ha, certo. Ma sono soldi personali. Dovuti ai guadagni elettorali. E quindi non so se arriverà al punto di sacrificarli”.
Pensa che svanirà nell’oblio? “Penso che fondare un partito sia un gesto improbo. Una strada piena di ostacoli. E Vannacci non ha un mezzo di informazione suo. Non ha la struttura territoriale. Non ha, soprattutto, la qualità del personale politico che possa garantirne la linea. Inoltre, com’è noto, quando c’è un nuovo partito s’infilano i più reietti. Quello che non capisco e se agisca per conto di qualcuno...”. Per esempio? “Per esempio per conto dei putiniani in Italia. Anche se non credo abbia troppi contatti a meno che non gli derivino dal suo antico lavoro all’ambasciata italiana a Mosca”.
Vannacci, sui social, ha ottimi numeri. Ma le televisioni? Lo dimenticheranno? “L’ostracismo dei media lo dò per certo”. Ostracismo, addirittura? “Vannacci dà noia alla Meloni e a sinistra. Perciò credo che non verrà più invitato in trasmissioni televisive. Del resto, i media parlano da tempo della sua defezione. E da tempo gli montano appresso un circo. Lo accostano alla influencer di Roccaraso, persino”. A Rita De Crescenzo. “Sì”. Ma non può essere un’occasione, per i famigerati colonnelli, di tirare fuori l’ardimento? “Ma no. E’ solo un’occasione, per Salvini, di galleggiare. Il segretario, magari consigliato dal suo ghost Verdini, ci aveva visto giusto. Si era aggrappato ai voti di Vannacci in vista delle elezioni. Per il resto, però, si è bevuto il cervello. Non al Papeete ma a Pian dei Giullari. Quanto alla sua domanda, Zaia e gli altri volevano lo scalpo di Vannacci e lo hanno avuto. Ma nessuno di loro farà mai un’alleanza”. Sono solo vapori? “Se Zaia incontra qualcuno per allearsi, dopo due minuti il capo già lo sa. E gli fa pagare le conseguenze. La struttura sovietica non è cambiata. E comunque il vero azionista è Angelucci”.
L'editoriale del direttore