la polemica
"E allora eravamo tutti fascisti...". La sinistra contro Schlein, che accomuna chi vota Sì a Casapound
Dopo i post e l'intervento della segretaria su La7, esponenti del Pd e personalità di sinistra attaccano la scelta del Pd di paragonare chi voterà a favore del referendum sulla giustizia ai neofascisti
La nuova linea del Pd sul referendum sulla Giustizia non è piaciuta a chi, a sinistra, ha deciso di esprimersi a favore della riforma Nordio. "Chi vota sì vota come Casapound", è il messaggio comparso ieri sui social del Partito democratico e ribadito dalla segretaria Elly Schlein a Di Martedì: "La linea comunicativa del Pd, che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del Pd sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista", ha scritto su X la vicepresidente del parlamento europeo Pina Picierno. "La Costituzione si difende soprattutto non violentandone i principi, tra cui quello del referendum confermativo su cui gli elettori devono esprimersi nel merito, senza trasformarlo in una contesa politica sul governo in carica. Per quello ci saranno le elezioni politiche. Io voterò Sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti".
A intervenire poi anche Elisabetta Gualmini, europarlamentare del Pd e vicepresidente del gruppo dei socialisti europei: "Il video del Pd che dice che chi vota Si al referendum è un fascista raggiunge forse il punto piu’ basso di qualsiasi polemica politica. Quindi chi sosteneva la mozione Martina nel 2019 e il programma del Pd nel 2022 erano tutti fascisti"
Carlo Calenda, segretario di Azione, ma ex ministro del Pd, ha repostato il video del partito di Schlein affiancandolo a quello di FdI in cui il partito di Meloni sosteneva che i responsabili degli scontri a Torino voteranno no: "Trovo indecenti questi due video, sono infantili e rappresentano l’ultimo stadio del bi-populismo. La separazione delle carriere è un istituto liberale e non fascista, fa parte degli ordinamenti giuridici di tantissime democrazie avanzate. ."
Gaia Tortora, giornalista di La7 e figlia di Enzo Tortora, ha scritto: "Cara Elly Schlein, caro Pd, se la risposta ad una posizione di Casapound sul voto al referendum è quella di insultare tutti gli italiani che non si riconoscono neanche lontanamente in quella formazione, ci siete riusciti. Voto Sì e non sono fascista. Avete con quell'orrendo post scelto di scendere al livello più basso adattandovi a chi dall'altra parte fa uguale strumentalizzando i fatti di Torino. Non è serio da parte di un grande partito ( un tempo democratico). Purtroppo invece questo Paese il livello". E Gian Domenico Caiazza, presidente fino al 2023 dell'Unione camere penali italiane ed avvocato di Enzo Tortora ai tempi del suo processo, ha commentato così: "Dunque, secondo un vergognoso post del Partito democratico, se Forza Nuova invita a votare Sì alla riforma della magistratura, la riforma è fascista e tutti noi che votiamo Sì siamo fascisti. Anche Giuliano Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, che per primo ne dichiarò la indispensabilità. Anche Marco Pannella e i radicali, che l’hanno sostenuta lungo 50 anni di lotte politiche, e tutti i liberali di questo paese. Anche Augusto Barbera, presidente emerito della Corte Costituzionale e a lungo senatore del Pd, insieme ai tanti esponenti del Pd che hanno dichiarato di votare Sì. Tutti uguali a Forza Nuova. Vergogna. Vergogna. Vergogna"
Infine Anna Paola Concia, ex deputata del Pd, si è rivolta direttamente alla segretaria: "Cara Elly Schlein, ti scrivo perché sono sconcertata: Hai detto questo a Di Martedì: 'Casapound per Sì, chi vota sì non è ben accompagnato...' Quindi, anche tu eri “male accompagnata”nel 2016 con Casapound quando votò come te nel referendum del 2016.Giusto?".
Ma il paragone non ha infastidito solo gli esponenti di sinistra che voteranno sì. Su X è intervenuta anche la deputata del Pd Lia Quartapelle: "Voterò no al referendum giustizia per tante buone ragioni, di merito e politiche. Penso che il mio partito, il Pd, possa fare campagna per il no spiegando queste ragioni, senza scorciatoie da social che hanno come unico risultato di allontanare le persone da convincere."
L'editoriale del direttore