L'editoriale dell'Elefantino

Lasciate il generale Vannacci dove sta, a casa in vestaglia

Giuliano Ferrara

Puntare sul successo di una destra estrema per castigare il mainstream di una ducia liberale, accusata di globalismo da  Bannon? Caro Renzi, si può e si deve  essere spericolati in certi casi, ma c’è un limite, non si dice di decenza, forse di semplice credibilità

Il generale Vannacci sembra appena uscito da un film di Dino Risi, tipo “Il vedovo”, e a sistemarlo per le feste penserebbe la grande Franca Valeri, la Cattivissima del “cretinetti”. La sua ormai celebre vestaglia sembra un capo perfetto per Alberto Sordi. Le sue idee sul mondo al contrario sono la forma da educandato delle atroci, esplosive fesserie dell’americano Steve Bannon, predatore o ingegnere del caos secondo le icastiche definizioni, nuove e vecchie, di Giuliano da Empoli. Solo che il generale Vannacci è un inoffensivo talpone e al massimo un ragioniere del caos, non ha la grinta o il carisma del sovversivo, non ha la erudizione storica di certi fascistoni francesi ben pasciuti nell’accademia, forniti e forbiti nell’eloquio, carichi di tradizione e di esperienza secolare a partire dall’Action française.

Il caro Matteo Renzi è sagace, a suo modo spiritoso, abile e anche mobile fino all’inverosimile. Dicono e scrivono che si incontra in segreto con il generale ai Canottieri, un circolo romano, per vedere se una lista di estrema destra di successo potrebbe dare al campo largo di sinistra il trionfo che sembra sfuggirgli per il rotto della cuffia, dividendo l’elettorato avversario, quello del centrodestra.

Certo in politica alla fine vincere è tutto, o quasi, ma che te ne faresti poi di un potere conquistato con l’abuso di alleanza, con le cattive maniere o la cultura di un generale in vestaglia che ce l’ha su con gli omosessuali e gli immigrati, stop? L’impressione è che anche un sulfureo Renzi il problema se lo debba porre e se lo ponga. Sarebbe poi un bel paradosso. Il Vannacci vero e pericoloso, quello che tampina da presso Donald Trump, il Bannon, accusa Meloni di essere globalista, insulto e accusa imperdonabile, e in suo soccorso, per castigare il mainstream di una ducia liberale o appunto globalista, verrebbe l’alleanza Vannacci-Schlein interposto Renzi. Si può e si deve in certi casi essere spericolati, ma c’è un limite, non dico di decenza, forse di semplice credibilità.

Poi c’è la questione delle preferenze. La pigrizia dell’informazione aveva stabilito che cinquecentomila preferenze vannaccian-leghiste alle europee, un paio d’anni fa, su una candidatura espressa in tutti i collegi, erano un record, ma poi si è visto in Toscana che erano soltanto un bluff, le preferenze elettorali vere dei vannacciani sono metà della metà della metà come valore quantitativo, non parliamo di quello politico.  Non essendo fascista, e anzi essendo adibito a compiti di sfondamento del governo fascista, Vannacci ha il difetto di non avere charme littorio né resistenziale, di non poter evocare il crac di un sistema di potere a cui non appartiene, insomma di essere praticamente inservibile e portatore insano di scombussolamenti e fallimenti organizzativi e di leadership, primo fra tutti quello implicato dalla astiosa secessione delle donne vannacciane già in rivolta.  Sarebbe più prudente starne lontani, lasciare che vada avanti la sublime contesa del simbolo nazionalfuturista (copyright Salvatore Merlo), e il ragionamento vale per tutti, non escluso il manovratore in chief della compagine di opposizione, il caro Matteo.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.