(foto Ansa)
tensioni a destra
La spina Coldiretti. L'associazione critica il governo pure sul dl Bollette. E sul referendum? “Non ci schieriamo”
La confederazione guidata da Prandini, vicina alle posizioni del ministro Lollobrigida, chiede modifiche sulle misure energetiche. E anche sul voto di marzo non fa da sponda all'esecutivo (mentre nel 2016 lo fece per Renzi)
Non c’è solo il Mercosur. Dall’energia al referendum, sono diversi i dossier a complicare (e non poco) il rapporto tra il governo Meloni e Coldiretti. Si poteva pensare che il trattato sottoscritto con i paesi del Sud America, approvato anche grazie alla firma del governo italiano (sebbene l’approvazione sia stata rallentata da un voto al Parlamento europeo), fosse l’unico segnale della “fine di un idillio”, quello tra l’associazione dei coltivatori diretti guidata da Ettore Prandini e il governo, databile almeno dall’insediamento di questo esecutivo. La prima uscita pubblica di Meloni, da premier in pectore, fu infatti proprio al villaggio di Coldiretti a Milano nel settembre 2022. E molte delle storiche battaglie della confederazione, come quella contro la carne sintetica e per la sovranità alimentare, sono state fatte proprio dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. In realtà, più passa il tempo e più si scoprono fronti, se non di discordia quantomeno di frizione tra le parti.
Con grande ritardo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin sta ultimando il cosiddetto dl Bollette, l’intervento attraverso cui il governo vuole introdurre un bonus energetico alle famiglie con Isee fino a 15 mila euro, o 20 mila se hanno almeno 4 figli (per cui il contributo dovrebbe essere intorno ai 55 euro a nucleo famigliare). Ma anche misure studiate per le aziende. Una di queste, il taglio sui prezzi minimi al biogas, studiata in teoria per recuperare risorse, ha fatto infuriare proprio Coldiretti. “I prezzi minimi non sono un sussidio, ma uno strumento tecnico indispensabile per garantire l’equilibrio economico degli impianti, la gestione degli effluenti zootecnici e lo sviluppo della filiera del biometano, che già contribuisce a ridurre gli oneri energetici del paese”, ha scritto la confederazione agricola in una nota. Spiegando di condividere l’obiettivo del governo di abbassare le bollette, ma chiedendo che questo “non avvenga sacrificando investimenti strategici del settore primario. Le risorse destinate ai prezzi minimi incidono marginalmente sugli oneri, ma generano benefici pubblici ed economici rilevanti”. Da qui l’invito a mettere mano al decreto, “per garantire una transizione energetica che non penalizzi le imprese agricole ma le renda protagoniste”. Le critiche di Coldiretti hanno colto di sorpresa anche il governo, che sul decreto energia deve far fronte già alla sequela di affondi delle associazioni confindustriali. Sul Foglio avevamo raccolto lo sfogo degli industriali del nord e l’appello a “fare presto” con le misure, ma ancora ieri il delegato per l’Energia di Confindustria Aurelio Regina ha affondato il colpo: dal dl Bollette “ci aspettiamo misure che incidano subito e avviino interventi strutturali per stabilizzare i costi e ridurre il legame del prezzo dell’elettricità e del gas”.
Un ulteriore elemento di freddezza tra il governo (soprattutto nella componente di Fratelli d’Italia) e Coldiretti è poi la questione referendum. Nel 2016 la confederazione, allora presieduta da Ettore Moncalvo, decise di impegnarsi a sostegno del referendum costituzionale voluto dall’ex premier Matteo Renzi. “C’è un autobus che passa una volta ogni 40 anni, se non lo prendiamo adesso non ripassa più”, disse Vincenzo Gesmundo, che ai quei tempi era segretario generale. Tanto che qualcuno, non solo per l’indole governista ma anche per le affinità con il ministro Lollobrigida, si aspettava potesse accadere altrettanto in vista del referendum di marzo sulla giustizia. E invece da Coldiretti hanno fatto sapere al Foglio che non hanno alcuna intenzione di intervenire nel dibattito. E non si schiereranno né da una parte né dall’altra. Del resto la scorsa settimana la confederazione ha sì organizzato un evento sul referendum a Roma. Ma solo per dare ospitalità alle ragioni del sì alla riforma (con l’ex pm Antonio Di Pietro) e a quelle del no (rappresentate dal presidente dell’Anm Cesare Parodi). E a dire dell’equidistanza di Coldiretti, basti aggiungere che l’evento è rimasto a porte chiuse. Insomma, anche su una delle priorità di Meloni e i suoi, portare a compimento questa riforma, da Coldiretti non c’è la sponda che forse la premier si sarebbe augurata. Visto il precedente di dieci anni fa.
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