(foto Ansa)

Il racconto

La marcia dei nazi a Montecitorio: Vannacci è il regista e Salvini non lo governa. La Lega è sempre il "problema" di Meloni

Carmelo Caruso

Nazisti, partigiani improvvisati, sala stampa chiusa. Fontana media con Salvini e vieta l'ingresso dei nazisti, Furgiuele, inviato da Vannacci, si prende la scena. FdI sempre più preoccupata "perché Salvini non governa più la Lega"

Sono nazi, sono marci e chi li insegue si crede Don Sturzo. E’ il teatro La Scala degli scimuniti, la parodia della tragedia nazifascista e della Resistenza. Un orrore. Urla, turpiloquio: “Che cazzo mi deve insegnare il coraggio. Ah, bello!”. Il leghista  Furgiuele, in gessato e cravatta Saint Laurent, invita alla Camera tre strafatti di celtiche ed Evola. Sono teste di nazo e gridano con la vena gonfia: “L’antifascismo è mafia, una malattia mentale”. Nicola Fratoianni canta “Bella Ciao” e “Fischia il vento”. Vannacci, dalla sua camera da letto, incita: “Sto con Furgiuele!”. E’ lui il direttore occulto. Ne esce a pezzi  la Lega di Salvini, la Niscemi di governo, la frana di Meloni.

 

Ne esce a pezzi la Camera e il presidente Fontana che per regolamento non può vietare conferenze e che si salva  al  novantesimo minuto. E’ un orrore la parola remigrazione, è un orrore questa Sala stampa della Camera ridotta a pitale, una sala che da inizio legislatura ha ospitato 2.100 conferenze di ciabattoni, pornodive, rifattoni, cuochi, galleristi, poetastri, tassinari, odontoiatri, terroristi. Invitare cinque nazisti è meno peggio di accogliere un muezzin della morte come Hannoun,  il predicatore che spediva bustoni di denaro ad Hamas?

 

La conferenza si chiama Remigrazione, un altro marchio di Vannacci (forse avrà depositato anche questo) e la sponsorizza Furgiuele, l’onorevole che colleziona abiti di sartoria e che rilancia: “Ho invitato nazisti condannati? Guagliò, come ha già detto al Foglio, che volete che sia una condanna di primo grado? Se sei condannato in primo grado per me sei un fratello e il magistrato è il mio rivale. Se sei condannato in secondo grado, sei ancora mio fratello e il magistrato mio rivale. In terzo grado non sei più mio fratello e il magistrato allora diventa amico mio”. Alle 10 e mezza si presenta alla Camera ma si trova ad attenderlo Boldrini, con la stampella, Orfini, Bonelli, Fratoianni, Scotto,  Ricciardi, Baldino, Stumpo, Sarracino, Richetti, Bonelli, Sensi, Cuperlo. Dalla Commissione corrono a fare resistenza Chiara Gribaudo e Andrea Casu. E’ la nuova brigata Giustizia e Libertà, solo che al posto della casa in collina c’è il caffè Giolitti a pochi metri.

 

Ai giornalisti viene impedito di entrare in sala, “perché è stata raggiunta la capienza massima”. I commessi sono stravolti, turbati, sconvolti. Nazisti da sottosuolo, di Casa Pound, il portavoce Luca Marsella, Ivan Sogari, condannato in primo grado, ricevono la patente di nazista nazionale. Riccardo Magi, che ha sempre fatto il mestiere di radicale, mostra la foto di Matteotti. L’opposizione dopo aver cercato  i fasci sotto il letto di Meloni li trova finalmente a palmo di mano. Furgiuele seduto affronta Ricciardi, del M5s, il partigiano Johnny che gli suggerisce: “Vieni a casa mia, al Forno, dove hanno buttato 56 persone nel fiume”.

 

Cuperlo e Sensi hanno davvero letto i libri di Primo Levi e il Pd organizza cortei per l’Iran,  ma vedere il M5s dare ripetizioni di storia, sentire il partito fondato da Beppe Grillo, lui che dava a Rita Levi Montalcini della “vecchia puttana”, è come vedere l’avvinazzato che difende le virtù dell’acqua naturale. I nazisti vengono tenuti fuori dalla Sala e scaracchiano infamità storiche ai cronisti. Furgiuele resta seduto accanto a Orfini e Cuperlo è il solo a dire la verità: “Qui dove noi indegnamente sediamo ...”. Furgiuele gli risponde, in doppio petto, che sono “sempre i soliti della Ztl”. Non si vedono leghisti perché i migliori di loro  se ne vergognano. Passa per strada Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura, di FdI, che chiosa: “Con tutto il rispetto, ma  la sinistra che vuole impedire di parlare dopo aver ospitato terroristi…”. Ogni giorno si propone un decreto Sicurezza  e mai il semplice, il decreto nonna: “Bada a chi frequenti e a chi ti accompagni”. Vengono respinti i giornalisti e c’è un momento di romanticismo, amore, autentico, quando la firma dell’Ansa, Grassi, mette al suo posto Furgiuele, che risponde in malo modo alla moglie, Federica Valenti, la bravissima collega dell’Agi. E’ Vannacci il regista di tutta questa schiuma e lo conferma  Furgiuele: “Vannacci mi ha chiamato e detto: vai avanti, sono con te”. Gli domandano:  e Salvini, l’ha chiamata? E Furgiuele: “Salvini non mi ha chiamato”, poi: “Ma io ogni giorno mi sento con Salvini”. Si finisce in strada e si offre il microfono a questi svalvolati nazi, questo Sogari che straparla: “Noi siamo fatti di acciaio vivente. Potevamo portare centomila persone” e l’altro compare, tal Jacopo Massetti, continua con: “Ci vogliono con le ciabatte pachistane”. Ha il ghigno quando prosegue: “Questi pagliacci, che ci hanno impedito di entrare, ci hanno fatto un regalo”.

 

A quel punto si apre il secondo atto dell’opera Scimuniti a Montecitorio. Furgiuele si imbuca dall’ingresso laterale e prova a fare entrare le sue teste di nazo come ospiti. Corrono Fratoianni, Ricciardi a montare la guardia. Interviene la vicesegretaria della Camera che comunica: “Annullate tutte le visite”. E’ una farsa. C’è una telefonata Fontana-Salvini: mediano la decisione del divieto, solo che Salvini negli stessi minuti spedisce la nota: “La sinistra non può limitare la libertà di parola”. Ci riproveranno. Furgiuele lo annuncia, subito, gli altri due vannacciani, Ziello e Sasso, fanno sapere che prenoteranno, ancora, la Sala,  e già da lunedì potranno invitare tutta la Casa Pound che desiderano.

 

Meloni tace perché “è un problema in casa d’altri”, della Lega,  e Fontana, pensa FdI, “non poteva fare altro”. Lo hanno trovato. La sinistra ha trovato il federatore. E’ Vannacci che  può incollarli e Meloni ha capito. E’ angosciata perché Salvini non governa casa sua, una Lega divisa  in tribù e c’è il pensiero, brutto, che Salvini con Vannacci stia giocando per ridimensionare Meloni. Se i tre vannacciani escono dalla Lega possono fare una componente nel gruppo Misto alla Camera ed esibire quell’ignobile logo Futuro nazionale. Se Vannacci resta, logorerà la destra, Meloni, farà male a FdI convinta: “Vannacci è un problema come lo è Trump”. Vannacci e Salvini sono i due Scilla e Cariddi di Meloni.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio