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Editoriali
Forze armate e dati di realtà
La riforma di Crosetto chiede tempo, decisione e logica bipartisan
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato la presentazione, entro la primavera, di una proposta organica di riforma delle Forze armate che corrisponda alle nuove esigenze, sia sul terreno delle tecnologie che a quelle che derivano dalla situazione internazionale sempre più complessa e pericolosa. Si parte dalla constatazione di un ritardo rispetto alle azioni di rinnovamento degli eserciti di paesi alleati (con riferimento par di capire soprattutto alla Germania che sta attuando investimenti massicci) e della dispersione delle risorse nazionali in vari filoni che rendono poco efficace la difesa dagli attacchi cibernetici di paesi potenzialmente ostili e che continuano ad aumentare. Lo stesso vale anche per altri comparti, come la sanità militare, che va accorpata e dotata di regole che consentano il reclutamento di personale senza escluderlo dall’esercizio della professione anche in ambito civile. Serve poi una riserva di volontari periodicamente addestrati che possa entrare in campo (ma non in prima linea) in caso di grave crisi, bellica e di altro genere.
La materia è seria e delicata e la prospettiva temporale della riforma supera largamente i confini di una legislatura, inoltre le ragioni che la ispirano sono evidenti e nascono essenzialmente dal contesto internazionale e dall’evoluzione tecnologica, dati che non derivano dall’orientamento politico, ma dalla realtà. Anche per questo sarebbe bene che il dibattito sulla riforma si svolga con l’obiettivo esplicito della ricerca di un consenso che travalichi, in questo caso, le distinzioni tra maggioranza e opposizione parlamentari. Se la ricerca di questo consenso bipartisan richiederà, com’è probabile, una discussione con i suoi tempi, sarebbe utile che la maggioranza accettasse anche una dilatazione della discussione, appunto perché la materia lo richiede. Naturalmente c’è l’urgenza di agire presto, ma anche e soprattutto, in questo caso, di agire costruendo una base di convinzione che sia in grado di reggere alle fisiologiche oscillazioni del pendolo politico.
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