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calma prima della tempesta

Torino si prepara al corteo contro lo sgombero di Askatasuna. L'allerta in città

Riccardo Carlino

Tavoli tecnici con la questura, percorsi da definire, forze dell'ordine da dislocare. Domani oltre 200 protesteranno contro lo sgombero del centro sociale. "Sarà una giornata complessa. Spero fili tutto liscio", dice il sindaco Lo Russo

“Il corteo di Askatasuna? Spero fili tutto liscio”. Non si sbottona oltre Stefano Lo Russo, sindaco dem di Torino. Dove domani circa 200 sigle diverse ("dalle bocciofile ai centri sociali, dai circoli ai comitati", dicono gli organizzatori) si sono date appuntamento per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto lo scorso 18 dicembre, e il governo Meloni. Previsti tre pre-concentramenti alle stazioni ferroviarie di Porta Nuova e Porta Susa e a Palazzo Nuovo, sede universitaria delle Facoltà Umanistiche fresca di occupazione da parte dei collettivi universitari di Torino.

"Il diritto di manifestare è un pilastro della nostra democrazia e va sempre tutelato", ha commentato il primo cittadino in una nota pubblicata in serata. "Tuttavia, non può e non deve mai degenerare in atti di violenza o in comportamenti che mettano a rischio la sicurezza delle persone, delle forze dell'ordine e della città. Ogni forma di violenza è inaccettabile e va condannata con fermezza, senza alcuna ambiguità".  Torino è una città aperta, "ma non tollera né può tollerare atti vandalici, intimidazioni o azioni che nulla hanno a che vedere con l'espressione legittima delle opinioni" ha aggiunto Lo Russo.

“Torino è partigiana”, è lo slogan che campeggia sulla locandina dell’evento: “Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”. L’elenco dei partecipanti è immenso e variopinto: dai No Tav a Torino per Gaza, poi c’è Potere al popolo, Sinistra anticapitalista, Cobas, Non una di meno. C’è anche il Gruppo pensionati Vanchiglietta Aps.

 

              

Oggi in comune è tutto un caos. A pomeriggio inoltrato non si conoscevano ancora bene i percorsi dei cortei. “Nemmeno quali strade alternative consigliare ai cittadini, quante forze dell’ordine saranno dislocate e soprattutto dove”, ci dicono sconsolati da Palazzo di Città. Il sindaco si sottrae ad altri commenti: “Non sono ancora nel momento di rilasciare dichiarazioni, vi rimando a quelle di martedì scorso dopo il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Quelle in cui ribadisce il valore costituzionale del diritto a manifestare, auspicando che l’iniziativa “possa svolgersi in piena sicurezza”, e che le autorità individuino “le soluzioni più adeguate” per farlo.

“C’è la massima attenzione”, si limitano a dire dalla questura. Fino all’ultimo le forze dell’ordine definiscono il da farsi. “È una giornata piuttosto complessa – dice il sindaco con un eufemismo – Ci sono dei tavoli aperti di carattere tecnico, in questura, abbastanza delicati”.

Tempo qualche ora ed ecco la nota della Prefettura di Torino che dà qualche dettaglio in più. Una volta riuniti a Porta Susa e Porta Nuova, i cortei percorreranno corso Vittorio Emanuele II verso il lungo Po, per ricongiungersi poi con il gruppo proveniente da Palazzo Nuovo. Raggiungeranno infine la zona Regio Parco, dove gli organizzatori hanno individuato il luogo di sosta dei pulman utilizzati dagli attivisti. “Preso atto di quanto avvenuto in analoghe recenti manifestazioni, quando numerosi antagonisti hanno lanciato, fra l’altro, bottiglie molotov e bombe carta – si legge nel comunicato – si vieta la somministrazione da asporto e detenzione di bevande in contenitori di vetro, alluminio o comunque atti all’offesa”. A questo si aggiunge il divieto di indossare caschi e mascherine per coprire il volto, oltre a fumogeni e materiale esplodente di ogni natura. C’è da aspettarsi che i manifestanti disattenderanno con rigore ogni singola ordinanza. Dalle loro parole si capisce bene con che clima si scenderà in piazza: “È tempo di portare avanti un conflitto plurale”.

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