Il racconto

Meloni la Popolare: si lega a Merz-Metzola e Tajani e si riprende il tema sicurezza. Salvini propone "patti" a Vannacci

Carmelo Caruso

La premier fa visita ai militari di Strade sicure: tensioni in Cdm fra Mantovano-Giuli-Foti e Giorgetti-Abodi. Tajani sfida Salvini sul Ponte. Vannacci e l'ipotesi del suo piccolo simbolo dentro il logo Lega

Roma. La verità, vi prego, su Meloni-Trump. Ascoltatela. La dice Gianfranco Rotondi,  amico di Meloni, saggezza irpina: “Meloni diceva peste e corna di Trump, prima che fosse Trump. La destra italiana non ama Trump, ma deve farci i conti.  Meloni  è saggia”. Un’altra confidenza, alla buvette, sul referendum, ancora di Rotondi: “Vincerà il ‘sì’ perché i magistrati non sono amati dagli italiani. La riforma della giustizia, a dirla tutta, dà più poteri ai magistrati, li fa diventare una casta di intoccabili”. Meloni è sempre più Frau Meloni, Popolare. A Palazzo Chigi arriva la presidente Metsola (che loda il tandem Meloni-Merz). Tajani è tonico,  anche in Europa, sui pasdaran. In Cdm è tensione. Due confronti. Uno è fra Mantovano-Giuli-Foti (approvato il Dl Pnrr senza la norma salva imprenditori). L’altro, confronto, aspro, è fra Giorgetti e Abodi (su Milano-Cortina). Cambia intanto il lessico di Meloni. La linea  è: siamo amici dell’America (e dopo di Trump). Finirà un giorno  con “C’eravamo tanto intrampiti”.


La giornata. Un Cdm, una visita lampo di Meloni ai militari di Strade Sicure, a Roma, dopo il volo a Niscemi. Di agenda: Federico Freni rimane ancora il quasi presidente Consob mentre il decreto sicurezza è sempre pronto, nel cassetto. C’è un cambio. Al posto dello “scudo penale” (che non c’è mai stato, e che fa brutto dire) si fa comunicazione di governo su “diamo più soldi agli agenti, ne abbiamo assunti 11 mila l’anno”. Meloni sta per entrare nella lunga campagna elettorale. Ovviamente, quando c’è odore di elezioni, c’è anche profumo di Gianmarco Chiocci, il direttore del Tg1, che partecipa a un evento alla Camera organizzato da Barbara Floridia, presidente di Vigilanza Rai, il B&B della repubblica (è ferma da più di un anno). I moderatori vogliono fare un’ultima domanda a Chiocci ma lui anticipa: “Non mi chiedete se vado a Palazzo Chigi, sennò…” e sorride. L’onda del tempo, così come con Vannacci, è “me ne vado, trattenetemi”, ma a differenza di Vannacci, Chiocci non deposita simboli ma apre il canale You Tube del Tg1.

 

Le vere novità al momento sono queste: Meloni è tornata a viaggiare in Italia.  Lo fa perché, spiegano da Chigi, il “tema sicurezza è sempre stato di FdI, Strade Sicure è un’invenzione di Ignazio La Russa”. L’altra novità: FdI si sta scegliendo Giuseppe Conte come rivale del momento. Dopo il periodo Meloni-Schlein, adesso è l’attimo del Meloni-Conte, del “ricordiamo agli italiani chi è Conte e cosa ha fatto nel passato”. Nelle note di FdI si ragiona sullo “scandalo”,  il caso mascherine Covid. Si elencano  le  indagini archiviate, le testimonianze di  chi veniva ricevuto nello studio caro a Conte, lo studio Alpa. FdI, in Commissione Covid, da giorni, processa Conte, simbolo di tutte le storture di centrosinistra, del governo giallorosso. Il resto è polemica giudiziaria. I dati sul referendum, che darebbero in vantaggio il “no”, sarebbero, per FdI, “manovre per influenzare il voto”. Il venticello che è tornato a soffiare è il seguente: se Meloni vince il referendum, ci porta alle urne. Lo chiediamo ai marescialli di FdI che rintuzzano: “E’ sempre una manovra della sinistra, dei giornali (ormai alla sinistra è rimasto solo il volantino della Feltrinelli) per poter parlare di Papeete di Giorgia, ma il Papeete non ci sarà mai. Concluderemo la legislatura e arriverà  la  nuova legge elettorale”. I due crucci di Meloni, interni, sono la sicurezza e il consenso a destra della destra. Sono stati distaccati  i blindati alla Stazione Termini e c’è un episodio simpatico da raccontare. Mercoledì mattina, a Niscemi, Meloni ha incontrato per caso Angelo Bonelli e Bonelli ci dice: “Ho detto a Meloni di togliere i  soldi al Ponte”. E Meloni cosa ha detto? Risponde Bonelli: “Mi ha sorriso”. C’è un filo con Tajani. Meloni sta lasciando spazio a Tajani e Tajani sul Ponte, sullo strobare i fondi,  dichiara: “L’uso dei fondi del Ponte? Valutiamolo, ma l’opera va fatta”. E’ di Tajani la proposta europea, una mossa politica, di far inserire i “pasdaran” come organizzazione terroristica. Lo ha fatto malgrado le perplessità dei servizi, di Aise. C’è la spinta popolare, la grande “M” europea, Meloni-Merz-Metsola. Tajani la favorisce.  Con Metsola, Meloni ha parlato di Ucraina, Medioriente e poi del grande appuntamento del 12 febbraio, il rilancio della competitività europea. Passaimo al reparto miserie: Ii tema Vannacci. Circola la brillante idea, l’ultima proposta, di  un patto Salvini-Vannacci per mettere nel simbolo Lega il fagiolino di Vannacci. FdI continua a pensare che il generale non ha i voti e che “aspetterà l’altro voto sul decreto Ucraina. Proverà a sedurre altri tre deputati. La sua rete è quella di Casa Pound”. Oggi, i nazi, le teste di nazo, invitate dal leghista Furgiuele, entreranno alla Camera. Lorenzo Fontana in una nota ha definito “inopportuna la conferenza”, Furgiuele, il Salvatore Ferragamo in doppiopetto, ha risposto: “Fontana fa il suo mestiere. Non mi piegherò”. Salvini lo abbiamo visto passare al Senato, per rispondere su quello svalvolato che ha ricevuto al ministero, tale Robinson, e alla domanda: segretario, quando incontra Vannacci? Salvini ci ha salutato  con la sua cantilena: “Buon lavoro”. Per non prendere di petto Vannacci, Salvini permette a un altro deputato di raccogliere firme sulla remigrazione, legge che va contro il governo (di Salvini). Capolavoro. Vannacci propone fagiolini, Salvini resta con la fava.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio