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La scheggia Vannacci. In FdI: “Se si fa un partito è fuori dal centrodestra”. Il sondaggio: ha più credito tra i meloniani che nella Lega

Luca Roberto

Sondaggi, diffidenze e simboli. Così il generale  complica la riforma elettorale. Botta e risposta con Attilio Fontana. E nella Lega monta il caso conferenza sulla remigrazione alla Camera

A sintetizzare il clima che si respira in maggioranza valga questa confidenza di una fonte di primo piano di Fratelli d’Italia: “Se Vannacci esce dalla Lega per noi è fuori dal centrodestra. Ha posizioni filorusse, non ha struttura. Non sarebbe né gestibile né utile”. Per questo, nel partito della premier Giorgia Meloni, a gennaio non hanno dato l’accelerata tanto sperata sulla nuova legge elettorale: “Non entreremo nel merito prima del referendum”, ripetono. In realtà non solo per Salvini, per tutta la coalizione il futuro del generale è un grattacapo (in FI “non condividono le sue posizioni”). Come spiega il sondaggista Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, “nelle nostre rilevazioni Vannacci riscuote maggior credito tra gli elettori di FdI che nella Lega, dov’è visto come un corpo estraneo”. Di certo c’è che per ora le elezioni anticipate non sono nei pensieri di Meloni e del governo. Intanto ieri botta e risposta tra il generale e Attilio Fontana. E tra i vannacciani e il presidente della Camera.

Questa mattina le truppe simil vannacciane, convocate dal deputato leghista calabrese Domenico Furgiuele, si ritrovano alla Camera per parlare di remigrazione (ci sono anche esponenti di CasaPound). Il presidente della Camera Lorenzo Fontana l’ha definita una conferenza “inopportuna” e ha chiesto a Furgiuele di ripensarci. Lui ha risposto: “Non parla a nome Lega. Si farà”. Ma in realtà potrebbe essere una specie di antipasto dello “sbarco a Montecitorio” del generalissimo. Ora che cova intenzioni da “10-20 per cento”, come ha detto ieri al Corriere buttandola in vacca. Anche se ci sono state scissioni nei mitologici “team Vannacci” che andavano a comporre il mosaico dell’associazione “Mondo al contrario”. Fatto sta che pure Salvini s’è trovato a dover rispondere su di lui. Con il generale “non esiste nessun problema”, ha detto. “Se vi appassiona divertitevi ma fra decreto Sicurezza, ricostruzione, Olimpiadi e cantieri ferroviari, l’ultima delle mie preoccupazioni sono problemi e litigi. Ci vediamo con calma, chiariamo tutto. Nella Lega c’è spazio per sensibilità diverse”. E però bastava di prima mattina accendere la radio e tra una canzone di Olly e di Rosalia sentire, su Rtl 102.5, le seguenti parole pronunciate dal presidente della Lombardia Attilio Fontana: “Che possano esserci idee diverse all’interno di uno stesso partito è una cosa normale e può essere motivo di crescita culturale; ma quando si iniziano a creare circoli organizzati, si iniziano a tenere incontri, si registrano un simbolo e uno statuto e si rimane all’interno di un altro partito con la qualifica di vicesegretario, allora è una cosa un po’ anomala”. Bum. Vannacci ha risposto che “le anomalie, chiamate dislocazioni nei metalli, rendono i metalli più duttili e malleabili e ne migliorano le caratteristiche meccaniche. Ce ne fossero, pertanto, di anomalie! Strano che Fontana non lo sappia”. E Fontana ha controreplicato dicendo: “Non mi intendo di metalli ma so stare dentro a un partito”. Bel clima.

 

L’anomalia Vannacci, considerandola realistica, hanno preso ad analizzarla gli istituti demoscopici: un partito personale del generale varrebbe tra il 2 e il 5 per cento. “Dalle nostre analisi risulta che Vannacci toglierebbe poco consenso direttamente a Lega e Fratelli d’Italia, pescando in un bacino più destrorso”, dice al Foglio il sondaggista Antonio Noto. Non significa certo che la costituzione di un soggetto a destra della Lega non desti apprensioni nella maggioranza di governo. “Nelle nostre rilevazioni Vannacci ha la fiducia del 26 per cento degli italiani”, spiega Livio Gigliuto (Istituto Piepoli). “Ma è andando a vedere gli indici di fiducia tra i partiti che emerge il dato più interessante. Salvini ha l’80 per cento degli elettori della Lega che ripongono fiducia in lui, un dato simile ce l’ha Zaia, mentre nei confronti di Vannacci quell’indice di fiducia scende al 50 per cento. Al contempo, oltre il 65 per cento degli elettori di Fratelli d’Italia dice di avere fiducia nel generale”. A ora di Vannacci si conosce la proprietà di alcuni loghi (l’ultimo, “Futuro nazionale”, è stato letto come quello che presenterà agli elettori), ma nessuna intenzione di radicamento territoriale, di strutturazione in un soggetto politico. “E anche per questo è molto difficile stimare quanto possa valere davvero il suo partito”, aggiunge Gigliuto. Per questa ragione, ripetono in coro i principali sondaggisti consultati dal Foglio, è altamente improbabile che Giorgia Meloni decida di andare a elezioni anticipate subito dopo il referendum. “Anche perché proprio sull’esito del referendum abbiamo ancora dati molto controversi”, sottolinea Alessandra Ghisleri di Euromedia Research. “Meloni ha sempre insistito sul racconto della prosecuzione dell’esperienza di governo per cinque anni, a livello europeo è vista come la leader più stabile proprio per questo motivo. Non credo voglia affrontare i contraccolpi di far cadere il suo governo da un giorno all’altro”, aggiunge Noto. Fatto sta che una ricaduta pratica, lo scenario Vannacci fuori dalla Lega, l’ha già prodotta: il rallentamento del lavoro sul dossier “nuova legge elettorale”, a cui il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli stava lavorando insieme al ministro Calderoli e al senatore Paganella per la Lega e ai deputati Benigni e Battilocchio per Forza Italia. A gennaio erano stati annunciati dei tavoli di coalizione, la stessa premier s’era auspicata un’accelerata in modo da poter poi coinvolgere le opposizioni. Ma questi tavoli, che pure avevano prodotto ben pochi risultati, sono risultati ancor più vani. Visto che adesso si è finiti a prefigurare un innalzamento della soglia di sbarramento al 4 per cento, con l’intento di sfavorire eventuali fuoriuscite vannacciane. “Fino al referendum non entreremo nel merito”, ha detto Pagano, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, di FI. Ostaggi del generale.

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  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.