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La Situa

Il centrosinistra dovrebbe combattere anche il trumpismo nel centrosinistra

Claudio Cerasa

Il centrosinistra chiede a Meloni di essere più europeista e più distante dall'America è lo stesso che in Europa si sta allontanando dal Pse, che non ha il coraggio di scommettere sulla globalizzazione per contrastare il protezionismo americano e che per raggiungere la pace in Ucraina con la stessa linea del presidente americano?

L'opposizione fa il suo lavoro, naturalmente, e il suo lavoro principale è quello di cercare delle crepe nel governo e di infilarsi con abilità. Nel caso specifico, in questo momento, le opposizioni hanno compreso che per la maggioranza la parola “Trump” è in grado da sola di creare tensioni, imbarazzi, cortocircuiti e si capisce bene che il centrosinistra, per far saltare i nervi ai suoi avversari, punti forte su questo. Che fate con Trump? Come rispondete a Trump? Come vi ribellerete a Trump? Giusto, lineare, normale. Esiste però un altro tema che dovrebbe essere importante agli occhi di chi prova a combattere ogni giorno il trumpismo. E quel tema riguarda una questione non abbastanza affrontata: un'opposizione così interessata a combattere il trumpismo in Italia sta facendo di tutto anche per combattere il trumpismo che esiste non solo nella maggioranza ma anche nell'opposizione? Il centrosinistra chiede a Meloni di essere più europeista, più distante dall'America di Trump, meno propensa a non far giocare all'Ue partite cruciali nel futuro della pace. Ma verrebbe da chiedere: il centrosinistra che chiede meno trumpismo a Meloni è lo stesso che in Europa si sta allontanando dal Pse, è lo stesso che non ha il coraggio di scommettere sulla globalizzazione per contrastare il protezionismo di Trump, è lo stesso che sogna di raggiungere la pace in Ucraina con la stessa linea di Trump, ovvero meno armi a Kyiv e più gentilezza con la Russia? Essere meno trumpiani è saggio. Farlo con tutti sarebbe d'obbligo: destra e sinistra.

   


    

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.