Pd allo specchio

"I dem diano un contributo egemone nel dibattito con il M5s", dice Paola De Micheli

Alla vigilia dell'attesa direzione del 6 febbraio, intanto oggi a Milano si parla di energia

Marianna Rizzini

Alla vigilia della direzione Pd, l'ex ministra dei Trasporti chiede chiarezza su politica estera, energia e alleanze: il partito deve tornare baricentro del centrosinistra ed essere più pragmatico su economia e imprese

L’attesa direzione del Pd è stata annunciata dalla segretaria Elly Schlein per il 6 febbraio, e l’ex ministra dei Trasporti e deputata dem Paola De Micheli, titolare di una delle mozioni di minoranza all’ultimo congresso, porterà la sua opinione, dice, “alla luce del contesto internazionale, in un mondo dove sono scomparse le certezze”. “La politica estera interroga infatti il Pd sia sulla modalità di difesa nazionale ed europea, sia rispetto al rapporto con i Cinque Stelle e al posizionamento della coalizione. Prima riusciamo a trovare un punto di equilibrio tra di noi, prima riusciremo a portare un contributo egemone nella discussione con il M5s”. Egemone? “Anche i numeri delle ultime regionali”, dice De Micheli, “confermano che il Pd è baricentro nel centrosinistra, in termini quantitativi e politici”. Secondo tema da non eludere: la politica energetica e il rapporto con le imprese, su cui, dice l’ex ministra, “nel Pd ho visto qualche timidezza”. Sarà questo il tema portante di “Accendere il futuro”, summit organizzato oggi a Milano dal Pd. I temi sono connessi: “Siamo dentro a una storia dalla quale sono scomparsi i punti di riferimento tradizionali delle democrazie occidentali e delle sinistre”, dice l’ex ministra: “Ecco, il lavoro da fare è provare a posizionare il partito, anche rispetto alle scelte in campo economico, sulla base di questo sfondo, considerando il nuovo ruolo degli Stati Uniti e il rischio di tripartizione del mondo tra Usa, Russia e Cina”. De Micheli sottolinea il pericolo di una “progressiva deindustrializzazione”, non arginata “dalle politiche di un governo che, con un illusorio laissez-faire, copre il fatto di non sapere dove mettere le mani, sottovalutando il nuovo set del commercio internazionale, con ritorno dei dazi e scarsità di strumenti a disposizione per adeguarsi all’innovazione e alla transizione. Oggi possiamo dire la nostra; cerchiamo allora di essere più pragmatici e meno teorici”. Si sta invece dicendo molto, nel centrosinistra, sul ruolo dei cattolici. “La rappresentanza del mondo cattolico”, dice De Micheli, “non può essere relegata a una ridotta interna al partito. L’espressione di questa sensibilità deve poter attraversare tutte le scelte che si fanno; sono convinta che i valori fondamentali del cattolicesimo si ritrovino più a sinistra che a destra, ma serve una rappresentanza e un’attività relazionale più evidente e sostenuta”. Intanto, sul referendum, il confronto interno si è fatto impervio. “Non mi pare. Chi nel Pd ha deciso di votare Sì, si è schierato pubblicamente senza timidezze”. De Micheli è garantista per storia personale e familiare, ma voterà no: “Questa riforma”, dice, “va nella direzione contraria a una riforma garantista, e non risolve i due principali problemi, a partire dalle garanzie per l’imputato: gip e pm continuerebbero a parlarsi, anche se autogovernati da due entità diverse. Né si velocizzerebbero i processi. Nel Pd ci eravamo accordati per lavorare a una proposta emendativa complessiva, ma il ministro Nordio ha impedito addirittura alla sua maggioranza di fare emendamenti, con effetto inibente anche sull’opposizione”. De Micheli dietro alla riforma vede “una visione politica che porterebbe a smontare progressivamente e complessivamente la separazione dei poteri, in un momento in cui, anche a livello europeo, é minacciato l’assetto liberale della nostra democrazia”. A livello europeo si è però cercato di far sentire una voce forte sull’antisemitismo montante. Nel Pd ci si è divisi. “Si è posto un problema di metodo: da un lato c’è stata una forse inconsapevole fuga in avanti sul disegno di legge Delrio. Dall’altro, su temi come questo, su cui il partito non ha dubbi, visto che siamo eredi, e molto più della destra, di chi ha combattuto o subito le leggi razziali, si doveva e si poteva trovare una mediazione”. E’ troppo tardi? “Spero di no, ma quando si legifera su temi sensibili, meglio fare, a monte, un percorso minimo di condivisione”. La direzione è alle porte. “L’importante sarà esprimersi con chiarezza. Il momento è positivo: le proiezioni segnalano un forte indebolimento della fiducia nei confronti di un governo che non sta realizzando le promesse elettorali, per esempio sulla sicurezza”. De Micheli pensa “che il partito, su questo tema e sulla gestione dell’immigrazione, possa riposizionarsi. Ascoltiamo in merito l’ex sindaco di Bergamo Giorgio Gori e tutti i nostri sindaci”. All’apertura del summit sull’energia di oggi, De Micheli pone l’attenzione “su un’altra dicotomia interna alla nostra comunità: da una parte c’è unanimità nel partito sull’esigenza di andare verso una transizione energetica sostenibile, dall’altra si vede che i territori reagiscono in maniera negativa all’arrivo di grossi impianti per energie alternative. Come facciamo a far arrivare questo tema ai cittadini, è la domanda? Ecco, diciamoci la verità”.
 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.