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Il Colloquio

Rinaldi (Lega): “Salvini mi vuole sindaco, FdI batta un colpo”

Davide Mattone

L'ex eurodeputato, scelto dal leader del Carroccio e da Durigon per la Capitale, invita gli alleati a darsi una mossa: “Sono pronto per le primarie”

La capitale tornerà a battere il sesterzio? Antonio Maria Rinaldi non lo esclude: “Se dovesse servire e ci fosse l’occasione, perché no?”, dice al Foglio l’ex eurodeputato e ora candidato sindaco della Lega per Roma, a proposito dell’idea di una moneta complementare.

Ma andiamo per gradi. Chi ha spinto per il suo nome? “Matteo Salvini e Claudio Durigon. Il ragionamento è stato questo: perché la coalizione di governo ha sempre un po’ di pigrizia nel presentare candidati alle amministrative? Vogliamo che Roma torni al centrodestra, e per questo Salvini e Durigon hanno pensato a me: sono la persona di riferimento più conosciuta e popolare della Lega a Roma”. Ma Arianna Meloni non sarebbe una candidatura più forte? “Si deciderà tutti insieme a un tavolo. Lo spazio era vuoto, e io ho iniziato a riempirlo. Anche per sollecitare i nostri amici”. Ipotizzate delle primarie? “Non so, ma se così fosse, sarei disponibile” risponde Rinaldi.

Lo vedrebbe il generale Vannacci a gestire il dossier sicurezza in Campidoglio? “Non credo lui abbia interesse su Roma; ha una collocazione geografica ben precisa, come in Toscana”. Certo che se è quello il suo territorio il 4 per cento alle regionali toscane parla da solo. “Non è andata bene, ma non sta a me analizzare i motivi” dice il candidato del Carroccio. Paolo Savona in uscita dalla Consob e suo maestro economico, invece, lo chiamerebbe? “Savona è un riferimento eccezionale, ma non lo coinvolgerei. Preferirei persone radicate sul territorio con capacità di sintesi politica. Non sempre il massimo esperto tecnico è il miglior assessore”.

A proposito di Consob, le obiezioni degli “alleati" sulla nomina di Federico Freni (attuale sottosegretario al Mef in quota Lega) sono corrette o ipocrite? “A mio avviso Freni è un ottimo candidato. In passato le regole sono state interpretate con flessibilità. Qui entra in gioco la mediazione politica, non la competenza”.

Torniamo al verbo amministrare. La città chiede poteri speciali da anni. “Magari. Roma è una capitale mondiale, centro della cristianità. Servono poteri speciali perché ha delle funzioni particolari”, argomenta Rinaldi. “I municipi sono città nelle città a cui dare più autonomia di decisione e di spesa”. Rispetto all’Ue adotterebbe più pragmatismo dopo le sue posizioni critiche? “Serve rivedere tutte le regole europee. Basta entrare in qualsiasi bar di Roma affinché la parola Europa generi scetticismo. Le regole del 3 per cento del deficit e del 60 per cento del debito pubblico rispetto al pil sono alla base dei trattati, ma qual è il loro fondamento scientifico?”. E se Roma fosse strozzata dai pagamenti? “Strumenti innovativi, come una moneta complementare, potrebbero dare ossigeno all’economia locale e sbloccare i pagamenti”.

La Lega è stata sempre il partito del Nord, ma dopo lo strappo sul Mercosur, gli imprenditori si sentono più vicini a FdI o FI. Avete un piano per riavvicinarvi alle imprese? “Roma è un centro industriale, ma ci sono solo micro o piccole aziende. Vorremmo aiutarle ma le regole europee ci vietano aiuti di stato. Però quando si tratta della Germania e Francia sono molto più elastici” sottolinea Rinaldi.

Prediamo l’esempio di Atac: che modello di gestione ipotizzerebbe? “Sono di formazione keynesiana, quindi sono per un sistema misto”. E sulla mobilità Rinaldi critica Gualtieri: “Prima di mettere limiti a 30 chilometri orari, perché non creiamo una rete di servizi pubblici per dare la possibilità ai romani di non utilizzare le auto? Potremmo costruire dei ‘parcheggi di scambio’ dove lascio la macchina e prendo la navetta che mi porta a lavoro. Serve sincronizzare i semafori, creare più parcheggi. Solo a quel punto si possono mettere limiti di velocità, sennò nasce il dubbio che siano stati cambiati per fare cassa”. Altre idee? “Razionalizzazione e semplificazione. La burocrazia è un costo enorme delle imprese”. Ma queste sono argomenti nazionali, dovrebbe dirlo ai suoi colleghi della Lega è al governo. “Sì, il governo deve fare la sua parte a livello nazionale”.

E invece come si sconfigge Gualtieri e il Pd? “Ascoltando i cittadini. Il sindaco attuale ha fatto molte promesse e le periferie sono rimaste abbandonate”. Poi il candidato di Salvini aggiunge: "La sicurezza è una priorità. Basta parlare con i cittadini: degrado, microcriminalità, occupazioni abusive, stazioni e periferie fuori controllo. Roma oggi non è percepita come una città sicura”. Rinaldi insiste: “La sicurezza non è uno slogan ma un prerequisito per la vivibilità, il turismo e lo sviluppo economico. Serve più presidio del territorio, più coordinamento tra Comune, forze dell’ordine e municipi, e una gestione seria del decoro urbano. Senza sicurezza non esiste nemmeno integrazione”

Crede che FdI e Fi appoggeranno la sua candidatura? “Non so. Sono una persona benvoluta dal centrodestra. Partire per primi significa assumersi una responsabilità: visto che voi siete pigri, noi ci siamo. E io, intanto, mi muoverò sul territorio, quartiere per quartiere” conclude Rinaldi.