Ansa

Il comunicato

Le truppe lasciano il generale Vannacci. Quattro team escono dal Mondo al contrario: "Un bluff politico"

Alessandro Villari

"Quello che negli slogan viene raccontato come un movimento organizzato, strutturato e combattivo, nella realtà dei fatti si è rivelato l’esatto opposto: un caos permanente, privo di guida, di metodo e di credibilità", scrivono. Bardelli: "E' un bene che se ne siano accorti oggi. Meglio tardi che mai"

Vannacci non ha fatto in tempo a depositare il marchio di quello che potrebbe essere il suo nuovo progetto politico, ed ecco che quattro team lasciano il Mondo al contrario e lo fanno con un durissimo comunicato in cui definiscono l'associazione nata a supporto del generale "un bluff politico e organizzativo. Altro che disciplina, altro che modello 'militare'. Quello che negli slogan viene raccontato come un movimento organizzato, strutturato e combattivo, nella realtà dei fatti si è rivelato l’esatto opposto: un caos permanente, privo di guida, di metodo e di credibilità". A firmarlo sono i leader dei team “23 Ottobre” di Milano, “Decima Laghi” di Varese, “Decima Bustense” di Busto Arsizio e “Umberto Boccioni” di Verona. A pochi minuti dall'uscita del documento, Stefania Bardelli, ex leader del team di Varese uscita ormai mesi fa dal Mac, parlando al Foglio, ha commentato: "E' un bene che se ne siano accorti oggi, meglio tardi che mai, però ci tengo a sottolineare che sono le stesse identiche cose che ho denunciato io al tempo e loro mi sono venuti contro. Onestamente non capisco i loro movimenti".

 

Nel loro comunicati i quattro team denunciano la mancanza di una "vera struttura gerarchica", la sensazione di un movimento dove "tutto è stato lasciato al caso, all’improvvisazione e all’arbitrio di pochi". E aggiungono: "La rappresentazione plastica di questo fallimento è il ridicolo flash mob davanti al Parlamento: otto persone. Otto - sottolineano - un’umiliazione pubblica che certifica la distanza abissale tra la retorica dei vertici e la realtà sul territorio". Il riferimento è al sit-in organizzato dal team Vannacci di Roma contro le armi a Kyiv e il dl Ucraina del governo Meloni, dove sembrava ci fossero più giornalisti che manifestanti. Ma, continuando a leggere, ci si imbatte in un passaggio che accusa la direzione di essere "inerme, assente, irreperibile: telefoni spenti, nessuna disponibilità al confronto, nessun supporto operativo". Gli aggettivi non finiscono qui: "Chiusa in se stessa, completamente scollegata dalla base, incapace persino di garantire una comunicazione minima con chi rappresentava il MAC nelle piazze e nelle città". Una dirigenza il cui unico vero interesse sembra essere quello di "organizzare incontri pubblici a pagamento, trasformando quello che avrebbe dovuto essere un movimento politico in una sorta di circuito commerciale, mentre i Team venivano lasciati soli, senza strumenti, senza indicazioni e senza risposte". Ma perché lasciare proprio ora che girano le voci di un nuovo partito guidato dall'ex generale? "Ma direi perché non c'è niente dietro - spiega Bardelli - lui continua a lanciare l'idea di fare il partito, di fare come quando faceva le sparate sul fascismo, ma non lo farà mai".

 

I team lamentano ancora "la totale opacità sulla campagna tesseramento 2026" senza "nessun dato ufficiale, nessuna comunicazione sui numeri degli iscritti, nessuna trasparenza sul confronto con il 2025". L'assenza della dirigente è spiegata con "un silenzio che conferma il fallimento di una gestione incapace di rendere conto del proprio operato". Tutte queste motivazioni hanno spinto i firmatari a dichiarare "la rottura totale e definitiva con il Movimento Mac, che non viene più riconosciuto come interlocutore politico né come struttura organizzativa affidabile". I team di Varese, Milano, Busto Arsizio e Verona specificano che non si tratta di una questione personale, ma di una "presa d’atto di un fallimento conclamato, politico, organizzativo e morale. Chi lavora sul territorio merita rispetto, chiarezza e serietà. Tutto ciò che il MAC, nei fatti, non è mai stato in grado di garantire".