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accuse di plagio

A chi il futuro? A noi! La carestia lessicale della destra italiana

Salvatore Merlo

“Nazione Futura” di Giubilei contro “Futuro Nazionale” di Vannacci. Il dizionario italiano contiene oltre duecentomila lemmi, ma alla fine ci si passa gli stessi due vocaboli come una zuppiera a un pranzo di famiglia

A chi il futuro? A Noi, anzi, a me. Il dottor Giubilei – titolare della ditta di conservatori & C. “Nazione Futura” – vuole chiamare in tribunale il general Vannacci fondatore del movimento politico “Futuro Nazionale”. Più che l’egemonia, poté il plagio.

La faccenda ricorda quella di una nostra anziana zia che litigò per sette anni con la vicina perché entrambe avevano chiamato il gatto Edoardo. La zia sosteneva di avere la precedenza, la vicina obiettava che il suo era Edoardo con la “u”, Eduardo, dunque totalmente diverso. Non si rivolsero più la parola fino alla morte, che per fortuna sopraggiunse prima per i gatti. Ma, zie a parte, ciò che colpisce è la carestia lessicale della destra italiana.

Due parole, “nazione” e “futuro”, con le loro varianti, che tra fondazioni, movimenti, partitoni e partitini, a destra, sono passate di mano in mano negli ultimi vent’anni come una cambiale protestata. E chi se li dimentica? Futuro e libertà, Fare futuro, Futuro nazionale, Alleanza nazionale, Nazione futura… Il dizionario italiano contiene oltre duecentomila lemmi, ma a destra si passano gli stessi due vocaboli come una zuppiera a un pranzo di famiglia. Esaurite le più semplici combinazioni possibili tra “nazione” e “futuro” ben presto i creativi della destra si aggireranno come poeti ermetici in cerca dell’ultima rima. Tra breve, c’è da scommetterci, avremo “Nazionalmente Futuri”, “Futurismo Nazionale”, “La Nazione del Futuro”, l’ardito “Nazionalismo Futuro” o, chissà, se non temessimo di dare cattive idee, anche la variante poetica “Alba Futura della Nazione”. Sicché probabilmente, alla fine, procedendo così, tra qualche decennio si risolveranno a usare semplicemente i numeri, come per i profumi. “Nazione Futuro N°5”. Dice un nostro amico, teorico del pensiero reversibile: “La presa per il culo, il culo nella presa”. Non sarà elegantissimo, ma rende l’idea.

La sinistra, almeno, quando si trovò a corto di fantasia e di ideologie, si buttò sulla botanica che offre il pregio della varietà: dal muschio alla sequoia, le possibilità erano vastissime. Attendevamo con trepidazione il Partito del Tarassaco, la Federazione del Topinambur, i Comunisti del Carciofo, ma loro scelsero invece Quercia, Ulivo e Margherita, un catalogo di sementi. Mancava solo il Crisantemo, che però oggi nel Pd avrebbe un suo senso. Quanto a Giubilei e Vannacci, suggeriamo di risolvere la questione come veri gentiluomini: una partita a scarabeo. Chi forma la parola più lunga si tiene il nome. Gli altri dovranno arrangiarsi col dizionario dei sinonimi o, al più, con il vocabolario paroliberista: da Futurfuffa a Futurfarsa.

 

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.