Roberto Vannacci (foto Ansa)

l'intervista

“Vannacci? Altri espulsi dalla Lega per molto meno”. Parla Marcato

Francesco Gottardi

Essere il vicesegretario di un partito e lavorare alla nascita di un altro è un fatto gravissimo”, dice l’ex assessore di Zaia. “Salvini ne prenda atto: se il Carroccio fa il Carroccio, non ce n’è per nessuno. E non ci serve alcun generale”

Prima le sparate in solitaria, poi il marchio depositato (Futuro Nazionale – Vannacci) e adesso pure lo slogan: “Italia, stiamo arrivando!”. È la marcia del generale, e di chi lo seguirà giù dal Carroccio. Eppure per adesso, il dissidente è ancora dentro. Non solo: pure da vicesegretario federale, di un partito che ormai rappresenta ogni giorno sempre di meno – se mai fosse arrivato a rappresentarlo. Sarebbe mai successa una cosa del genere ai tempi di Bossi? “Ma siamo matti. Senza scomodare il Senatur: nemmeno in tempi più recenti”, dice al Foglio Roberto Marcato, ex assessore di Zaia e ora rieletto in Consiglio regionale veneto, da presidente di Commissione. “Ricordo che Flavio Tosi, ora in Forza Italia, un decennio fa fu cacciato dalla Lega perché non aveva voluto rinunciare al suo movimento”. Si chiamava Fare!, ebbe scarsa fortuna. “Già. E Vannacci non guida forse il Mondo al contrario? Senza nemmeno contare ‘sta roba nuova. Anche negli ultimi anni, tra Veneto e Lombardia, ci sono state espulsioni per molto meno”.

Ma il generale fin qui ha goduto dell’immunità elettorale: portava voti mentre la Lega rischiava il tracollo, e così Salvini l’ha portato in trionfo a Pontida. Senza riuscire più a controllarlo. “Il fatto che in un’intervista Vannacci abbia detto che non esclude la nascita di un suo partito mi sembra un fatto gravissimo. E la registrazione del simbolo ancora di più”, continua Marcato, che già in tempi non sospetti dichiarava che “lui con noi non c’entra un cazzo”. Lo ribadisce? “Lo trovo incompatibile con la figura del vicesegretario. Sarebbe grave anche per un semplice militante fare certe affermazioni pubbliche, figurarsi. Ma lui rappresenta la Lega e intanto sta lavorando ad altro: a mio avviso è intollerabile. Ed è una questione di rispetto per tutti coloro che dedicano tempo e risorse al nostro movimento. Questa contraddizione può diventare pericolosa: mi auguro, spero, chiedo che il Consiglio federale chiarisca”. Salvini permettendo. “Il segretario ha avuto un grande merito finora: garantire un grande bacino popolare anche di posizioni contradditorie, senza impedire formalmente la discussione interna. Anche io non sono mai stato richiamato per aver stigmatizzato certi comportamenti di alcuni miei colleghi. Voglio che la Lega continui a essere questo. Ma Vannacci è monotematico, e di fatto ha già un altro partito, un’altra storia: forse è il caso di prenderne atto. Ed è un problema innanzitutto per Salvini, ormai: non bisogna avere paura di agire. Se la Lega fa la Lega, non ce n’è per nessuno”.

Politiche ed europee alla mano, c’è chi invece ringrazia Vannacci per aver salvato il Carroccio. “Qualche militante vede nel generale l’uomo forte a cui aggrapparsi. Ma dalla sicurezza allo scetticismo sull’invio di armi all’Ucraina, passando per la lotta all’immigrazione clandestina incontrollata, sono temi che noi affrontiamo da anni. E appartengono al nostro patrimonio genetico: non è che è arrivato il generale ad aprirci gli occhi. Inoltre le scorse regionali in Veneto dimostrano che sa Lega non snatura la propria identità, stravince. Quando invece scimmiotta slogan infelici, perde male”. Forse è anche da lì che qualcosa si è irrimediabilmente incrinato fra il partito e il suo europarlamentare di punta. “Qui abbiamo volutamente tenuto fuori Vannacci dalla campagna elettorale: senza di lui siamo tornati a doppiare Fratelli d’Italia. In Toscana invece ha agito in prima linea ed è stato un disastro. Quindi davvero ci porta voti? Balle. Se non ci facciamo distrarre da personaggi del genere, se pensiamo a fare il sindacato del territorio, non abbiamo rivali. Il linguaggio del popolo è il nostro”. Cioè quello di Zaia, della destra progressista. Non quello da estremismo nero rispolverato ad arte dal generale.

“È anche questione di civiltà”, ribadisce Marcato. “È assurdo che nel 2026 si continui a dibattere su omosessualità e discriminazioni in base a preferenze sessuali, religiose o ideologiche: questo compete più alla psichiatria che alla politica. Servono leggi chiare a tutela dei diritti civili: i manifesti valoriali sono tali se alle parole si fanno seguire i fatti. E perché questi diventino davvero forza d’urto, bisogna che Zaia li porti come tesi al direttivo federale”. È decisamente un altro partito, rispetto a quello che sogna Vannacci. “All’ultimo congresso, l’unica voce distonica alla sua linea era stata la mia. Oggi? Lo scetticismo è decisamente più diffuso. E il tempo è galantuomo”. Quello del generale dentro la Lega sembra agli sgoccioli. “Lui è molto intelligente, ha una raffinata capacità dialettica che gli permette di attirare l’attenzione come e quando vuole. Ci sa fare: dice che Mussolini è uno statista, che i gay sono anormali; poi raddrizza il tiro e fa dietrofront. Intanto però se ne parla. È un giochino che stanca: quando tiri la corda non funziona più”. In Veneto non vedono l’ora che si spezzi.

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