Il racconto

Meloni e il caos Vannacci. Salvini "inadatto" a negoziarci. Simboli e sparate per cercare l'espulsione

Carmelo Caruso

Il generale deposita il suo logo "Futuro Nazionale", il segretario della Lega lo ignora e non lo incontra ma per FdI è "agente del caos" che piace alla Russia di Putin. Parla Ziello, fedelissimo del generale: "E' Salvini che deve chiarire la linea. Noi non ci muoviamo"

Ha liberato Vannacci dalla lampada e ora non sa come rimetterlo al suo posto. Guardate che l’affare Vannacci (che ha depositato il marchio Futuro Nazionale)  è serissimo e Meloni sta spiegando a FdI: “Se Salvini non se ne occupa, saremo costretti a occuparcene noi”. Vannacci cerca la  cacciata e Salvini gli sta solo regalando tempo, spazio sui giornali. Sentite cosa dice al Foglio  Edoardo Ziello, il deputato della Lega, regista  della nuova cosa che prepara Vannacci: “Non è Vannacci che deve chiarire ma è Salvini che deve spiegare qual è la  linea della Lega. Stiamo con le famiglie o con Francesca Pascale? Io voglio sapere la Lega oggi cos’è”. 


 Salvini dice che il migliore modo per non alimentare Vannacci è ignorarlo è  che se Vannacci “abbandona la Lega rischia di rifare l’ApE di Domenico Comino”, l’ex ministro del primo governo  Berlusconi. Racconta Ziello, il deputato Lega, delegato d’Aula, uno che Salvini avrebbe dovuto coccolare al posto di Vannacci, che l’incontro fra Salvini e il generale “è previsto per il fine settimana, almeno così ha detto Salvini”. Lei e Vannacci cosa volete da Salvini? Risponde Ziello: “Gli italiani sanno chi è Vannacci. Lui è coerente. Ma la Lega cosa sta diventando? Mi chiedo: la linea è quella di Zaia, della Pascale o è quella di Salvini, che la pensava un tempo come Vannacci? In un partito si può fare tutto: abbiamo cambiato linea più volte, ma un segretario ha il dovere di spiegare qual è adesso la rotta”. Uscite o no dalla Lega, farete un nuovo partito che si chiama “Futuro Nazionale”? Sempre  Ziello: “Al momento siamo qui. L’idea che Vannacci si possa fermare non esiste. E’ uno che ha fatto la guerra, andrà avanti come un Panzer”. Salvini ha dichiarato che incontrerà Vannacci ma la verità è che non ha nessuna voglia di incontrarlo. Lo evita con strategia. Guardate che da Vannacci rischia di passare il risultato delle prossime elezioni. FdI è seriamente preoccupata di Salvini negoziatore, “inadatto”, e si domanda: “Siamo sicuri che Salvini sia il migliore a parlarci?”. Ma soprattutto: se Vannacci dovesse uscire della Lega, sgranocchiare due punti percentuali, fare un manipolo, Salvini è nelle condizioni di poter dire: “Non voglio Vannacci in coalizione?”. Il ministro Guido Crosetto, il primo che ha avuto a che fare con Vannacci, saprebbe come metterlo in riga. I marescialli di Meloni hanno un’idea chiara. Pensano che Vannacci piaccia, e non poco, alla propaganda russa, che sia un agente del caos, per non dire peggio, “un agente le cui azioni non hanno un fine politico ma qualcosa di più”. Diciamolo meglio: Vannacci avrebbe come obiettivo far perdere il governo di destra, un governo pro Ucraina e favorire il disordine che piace a Putin. Vannacci è un problema così serio per Meloni tanto che si sta ragionando su una clausola elettorale per recuperare il miglior perdente ma soprattutto si sta ragionando in che modo una Vannacci exit possa essere gestita dal centrodestra. Il problema è come includerlo o come tenerlo fuori dalla coalizione. Il Corriere di ieri ha parlato di una telefonata fra Zaia e  Salvini e della richiesta di Zaia di espellerlo. C’è un solo errore in un pezzo perfetto: la telefonata Zaia-Salvini non c’è stata perché quello che pensa Zaia di Vannacci è molto peggio e non servono telefonate. Fosse per Zaia avrebbe spedito  Vannacci a fare il bagnino sul lago di Odessa. Zaia ha sempre risposto alle provocazioni di Vannacci con “io non commento i vicepareri”. Francesco Filini, lo Strabone di Meloni, è stato uno dei primi a spiegare: “I voti di Vannacci sono i voti della Lega. Zaia è uno che ha i voti, ma i voti di Vannacci alle Europee sono i voti di un partito strutturato, serio”. Come è nata la candidatura di Vannacci? Serve ricordarlo. Salvini rifiutava di candidarsi alle Europee e aveva bisogno di simboli. Aveva chiesto ai governatori, a Zaia, ma Zaia durante un federale gli rispose: “Se  non ti candidi tu, che sei il segretario, perché dovrei candidarmi io che guido una regione?”.  Chi sta messo meglio? Tajani, che sta provando a prendersi come compagno di strada Carlo Calenda (uno che Meloni, da domani, nominerebbe ministro dell’Industria) o Salvini, che deve gestire Vannacci, lo stregone della “remigrazione”? Meloni ha i numeri in testa. Sa che le elezioni si vinceranno sul filo, ed era convinta di poter coinvolgere Calenda. La gestione Vannacci esclude la possibilità di avere Calenda. Con una sola mossa il centrodestra perderebbe un due per cento di Vannacci (ipotetico) e un tre per cento di Calenda. Ci sono due battute cattivissime che circolano in Lega. La prima: “Molto presto Vannacci citofonerà a Salvini per chiedere: scusi, lei è segretario?” e l’altra: “Salvini, dato che non può vincere ha trovato il modo per fare perdere”. Il manipolo di Vannacci, questo Futuro Nazionale, l’esercito, è fondato da sei soldati, e sono i suoi sei assistenti personali, tra cui Arianna Biella, ex stagista di Antonio Maria Rinaldi. Fa ridere, ma è un metodo. I simboli, le sparate servono a Vannacci per raccogliere titoli, pagine, per fare perdere la pazienza a Salvini fino alla cacciata. Vannacci non ha salvato Salvini, ma ha solo scelto il corpo più debole della destra. E’ come in natura con gli scimpanzé che si portando dentro il virus. Vannacci è la pandemia, Salvini è il suo vettore. 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio